A quindici anni dall’assoluzione nel processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher, Amanda Knox torna con la memoria davanti al tribunale di Perugia, uno dei luoghi simbolo della vicenda giudiziaria che per anni ha attirato l’attenzione internazionale.
La statunitense ha pubblicato su X un selfie scattato davanti al palazzo di giustizia umbro, dove si svolsero i dibattimenti di primo e secondo grado. Un’immagine accompagnata da un messaggio in cui Knox ripercorre il rapporto con l’Italia e con i luoghi che hanno segnato gli anni della detenzione e dei processi.
Il ritorno davanti al tribunale
Nel post, Amanda Knox ricorda di essere tornata davanti al tribunale dove venne condannata in primo grado a 26 anni di carcere. Richiama anche il clima che accompagnò la sentenza d’appello del 2011, quando lei e Raffaele Sollecito furono assolti dall’accusa di aver ucciso Meredith.
Knox racconta che, all’esterno del tribunale, alcune persone urlarono «Vergogna» dopo la lettura della sentenza. Nel messaggio sottolinea però di essere tornata negli anni successivi in Italia senza nascondersi e di aver attraversato Venezia, Milano e Roma «a testa alta».
Il selfie pubblicato sui social assume così il significato di un ritorno in uno dei luoghi più difficili della sua storia personale, quindici anni dopo la scarcerazione.
La foto con il cappellano del carcere
Tra le immagini condivise compare anche una fotografia con don Saulo, che fu cappellano del carcere di Perugia durante il periodo di detenzione.
Knox lo ricorda come la persona che le fu vicina nei momenti in cui la famiglia non poteva esserle accanto. Un passaggio più intimo, inserito nello stesso racconto con cui l’ex studentessa americana torna sugli anni trascorsi in Italia e sulle persone incontrate durante la vicenda giudiziaria.
Il lungo caso Meredith
Meredith Kercher, studentessa britannica di 21 anni, venne trovata morta il 2 novembre 2007 nella casa che condivideva con altre ragazze a Perugia.
Il procedimento giudiziario che seguì ebbe un percorso complesso. Amanda Knox e Raffaele Sollecito, fidanzato di Knox all’epoca dei fatti, furono inizialmente condannati, poi assolti in appello nel 2011. Dopo ulteriori passaggi processuali, nel 2015 la Corte di Cassazione pronunciò l’assoluzione definitiva per entrambi dall’accusa di omicidio.
Per il delitto è stato invece condannato definitivamente Rudy Guede, la cui posizione giudiziaria seguì un procedimento separato.
Una vicenda che continua a segnare la sua vita
All’epoca dell’omicidio Amanda Knox aveva 20 anni ed era in Italia per un periodo di studio. Oggi vive negli Stati Uniti, lavora come autrice e podcaster e interviene frequentemente sui temi della giustizia penale, dei processi mediatici e degli errori giudiziari.
Il ritorno davanti al tribunale di Perugia si inserisce in questo percorso pubblico. Non è soltanto il ricordo di un anniversario, ma anche il tentativo di rileggere una vicenda che continua a occupare uno spazio centrale nella sua identità pubblica.
A quindici anni dall’assoluzione e dalla scarcerazione, il palazzo di giustizia davanti al quale Knox si è fotografata resta uno dei simboli più riconoscibili di una storia giudiziaria che ha segnato profondamente Perugia, l’Italia e la vita di tutti i protagonisti.