Un albero secolare davanti alla scuola, in piazza Dante, è stato abbattuto. Era lì da decenni: aveva visto passare generazioni di bambini, famiglie, insegnanti. Poi, progressivamente, le sue radici sono rimaste soffocate dal cemento. L'albero si è ammalato, si è seccato ed è diventato pericoloso.
Alla fine è stato necessario abbatterlo. È una perdita.
Ma ora che quell'area dovrà essere ripristinata e che è stata annunciata una nuova piantumazione, abbiamo davanti anche una scelta.
La domanda che mi pongo è semplice: vogliamo limitarci a ripristinare ciò che c'era, oppure possiamo approfittare di questa occasione per trasformarla in un'opportunità e costruire qualcosa di migliore? Io credo che dovremmo scegliere la seconda strada. Un piccolo progetto, una grande idea.
Immaginiamo quel tratto davanti alla scuola tra qualche anno.
Non solo cemento e automobili, ma alberi, ombra, verde e una pavimentazione permeabile, capace di lasciar penetrare nel terreno parte dell'acqua piovana, invece di convogliarla interamente verso tombini e fognature.
Un luogo più fresco d'estate, più piacevole da attraversare e più bello da vedere. Non è fantascienza, ma una prospettiva visionaria.
Le pavimentazioni drenanti e permeabili, già utilizzate in molti contesti urbani, permettono all'acqua piovana di attraversare la superficie e di penetrare nel terreno, riducendo il deflusso verso tombini e fognature e favorendo la disponibilità di acqua nel sottosuolo.
Un progetto che può quindi contribuire a creare condizioni più favorevoli per gli alberi e le aree verdi, oltre a limitare il surriscaldamento delle superfici.
E gli alberi garantiranno ombra, mitigazione del calore, assorbimento di CO2, intercettazione di parte degli inquinanti atmosferici, biodiversità. Ma, soprattutto, faranno una cosa che spesso dimentichiamo: ci ricorderanno che una città non si costruisce soltanto per chi la vive oggi, ma anche per le persone che verranno dopo di noi.
Non togliere, quindi, ma aggiungere. Senza sacrificare il parcheggio e quanto altro già esistente.
Al contrario. Si tratterebbe di valorizzarlo, creando un piccolo sistema verde capace di rendere più piacevole e vivibile un luogo attraversato ogni giorno da bambini, genitori e insegnanti. Non dobbiamo scegliere tra funzionalità e bellezza. Possiamo averle entrambe. Non dobbiamo scegliere tra cemento e verde.
Possiamo progettare il cemento insieme al verde. E, soprattutto, non dobbiamo pensare che un'opera pubblica debba necessariamente essere soltanto una spesa.
Può e deve essere un investimento. E se il bilancio pubblico non avesse tutte le risorse necessarie per realizzare il progetto nella sua forma migliore? Dobbiamo rinunciare?
Non necessariamente.
Potremmo provare a coinvolgere la comunità. Un crowdfunding civico, trasparente e legato a un progetto preciso, potrebbe permettere a cittadini, famiglie, associazioni e attività del territorio di contribuire volontariamente alla realizzazione di alberature, elementi verdi o migliorie che vadano oltre il semplice ripristino del marciapiede.
Perché una comunità non è fatta soltanto di persone che abitano nello stesso luogo. È fatta di persone che scelgono di migliorarlo insieme.
Per questo la proposta è semplice: prima di rifare quel marciapiede, fermiamoci un momento e chiediamoci cosa potrebbe diventare.
Non soltanto quanto costa ripristinarlo, ma quanto vale costruirlo meglio. Perché forse il modo più bello di ricordare quell'albero è piantarne altri e lasciare che, un giorno, siano loro a raccontare la storia di una comunità che ha scelto di trasformare una perdita in un'occasione di futuro.