La guerra continua anche sulle infrastrutture energetiche, mentre la diplomazia cerca una tregua che, almeno per il momento, non trova conferma sul campo. Lunedì 12 ottobre 2026, l'Ucraina denuncia nuovi attacchi russi contro centrali elettriche e impianti strategici, con interruzioni della corrente in diverse aree del Paese. A rendere ancora più incerto lo scenario è il contrasto tra gli annunci del presidente americano Donald Trump e la posizione di Mosca, che non ha confermato alcun accordo per interrompere i bombardamenti contro le infrastrutture energetiche.

Sul fronte europeo, intanto, cresce la preoccupazione per una possibile estensione delle operazioni clandestine russe. Secondo il Financial Times, i servizi di intelligence occidentali temono che dirigenti e responsabili delle industrie europee della difesa possano diventare bersagli di attentati.

Nuovi bombardamenti sulle centrali elettriche ucraine

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato una nuova ondata di attacchi contro il sistema energetico nazionale. Tra gli obiettivi colpiti figurano impianti nell'area di Kiev e a Kharkiv, dove i bombardamenti hanno provocato interruzioni della fornitura elettrica.

Le autorità ucraine riferiscono anche di un impiego prolungato di droni russi, utilizzati per colpire infrastrutture considerate essenziali per il funzionamento delle città.

La campagna contro la rete elettrica rappresenta uno degli elementi più persistenti della strategia militare russa dall'invasione del febbraio 2022. Gli attacchi alle centrali, alle sottostazioni e alle linee di distribuzione possono compromettere non soltanto l'approvvigionamento energetico, ma anche il riscaldamento, i servizi sanitari e le attività produttive.

Con l'avvicinarsi dell'inverno, la vulnerabilità della rete elettrica torna così a essere una delle principali preoccupazioni del governo ucraino.

La tregua annunciata da Trump e la smentita dei fatti

A complicare il quadro è intervenuto l'annuncio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che domenica 11 ottobre ha dichiarato l'entrata in vigore immediata di un cessate il fuoco energetico tra Russia e Ucraina.

Secondo la ricostruzione del sito americano Axios, tuttavia, non esiste ancora un'intesa accettata da Mosca. Un funzionario della Casa Bianca ha spiegato che la proposta americana riguarda inizialmente la sospensione reciproca degli attacchi contro le raffinerie petrolifere. Soltanto in una fase successiva potrebbe essere estesa alle centrali elettriche e alle reti energetiche.

La differenza non è secondaria. L'Ucraina dispone di una capacità di raffinazione fortemente compromessa dalla guerra, mentre la Russia possiede una vasta rete di impianti petroliferi. Una sospensione limitata agli attacchi contro le raffinerie avrebbe quindi conseguenze differenti per i due Paesi.

Zelensky ha dichiarato di essere stato colto di sorpresa dall'annuncio americano, ribadendo comunque la disponibilità di Kiev a interrompere gli attacchi energetici qualora anche Mosca assumesse un impegno verificabile.

I bombardamenti segnalati nelle ore successive hanno ulteriormente alimentato i dubbi sulla concreta esistenza della tregua.

Il nodo del petrolio russo e le tensioni tra Washington e Kiev

La questione energetica si intreccia con un altro elemento di tensione diplomatica: l'accordo annunciato da Trump per favorire il ritorno di quantitativi di diesel russo sui mercati internazionali.

L'amministrazione americana punta a contenere il prezzo dei carburanti, aumentato anche a causa della crisi in Medio Oriente. La decisione ha però provocato critiche da parte dell'Ucraina e di diversi alleati europei, preoccupati che un allentamento delle restrizioni possa offrire nuove entrate economiche alla Russia.

Secondo Axios, Washington sta esercitando pressioni su Kiev affinché interrompa gli attacchi contro le raffinerie russe. Il confronto avrebbe coinvolto anche gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner.

La prospettiva di limitazioni al sostegno militare e alla condivisione delle informazioni di intelligence ha aperto ulteriori interrogativi sulla tenuta dei rapporti tra gli Stati Uniti e il governo ucraino. Su alcune presunte minacce americane, tuttavia, le ricostruzioni delle fonti ucraine e statunitensi risultano divergenti.

Il Financial Times: dirigenti europei della difesa nel mirino

Un secondo fronte di preoccupazione riguarda la sicurezza delle imprese europee impegnate nella produzione di armamenti e tecnologie militari.

Secondo un'inchiesta del Financial Times, basata su informazioni raccolte presso funzionari di cinque agenzie di intelligence, la Russia starebbe intensificando le attività finalizzate a intimidire o colpire dirigenti delle industrie della difesa europee.

Tra i possibili obiettivi figurerebbero amministratori delegati, responsabili aziendali e figure coinvolte nella produzione di droni e componenti destinati anche alle forze armate ucraine.

Nel linguaggio dei servizi segreti russi, le operazioni violente di questo tipo vengono indicate con l'espressione wet work, utilizzata per descrivere anche gli omicidi mirati.

Le informazioni pubblicate dal quotidiano britannico descrivono un allarme crescente, ma non costituiscono una conferma indipendente dell'esistenza di specifici piani di assassinio già pronti per essere eseguiti.

Germania e Polonia rafforzano l'attenzione sulla sicurezza

In Germania, l'Ufficio federale per la protezione della Costituzione, noto come BfV, avrebbe intensificato i contatti con le aziende del comparto militare, raccomandando in alcuni casi misure di protezione aggiuntive per i dirigenti.

Secondo le testimonianze raccolte dal Financial Times, diverse imprese hanno rafforzato la sicurezza dei propri vertici negli ultimi sei mesi, anche in seguito a indicazioni ricevute dalle autorità.

In Polonia, il primo ministro Donald Tusk ha riferito dell'arresto di un uomo accusato di aver rivolto minacce contro di lui e contro il ministro della Difesa. Non è stata però accertata una relazione tra questo episodio e le presunte operazioni russe descritte dal quotidiano britannico.

Per quanto riguarda l'Italia, fonti informate interpellate dall'ANSA hanno precisato che non risultano segnalazioni specifiche relative a piani di assassinio contro dirigenti italiani del settore della difesa. L'attenzione verso possibili minacce ibride e attività ostili resta comunque elevata.

La pressione psicologica sulle industrie che sostengono Kiev

Uno degli aspetti più rilevanti dell'allarme riguarda il possibile effetto intimidatorio delle minacce.

Secondo una fonte di intelligence citata nell'inchiesta britannica, l'obiettivo attribuito alla Russia potrebbe essere anche quello di scoraggiare le aziende europee dal mantenere o ampliare i rapporti industriali con l'Ucraina.

La sola percezione di un rischio per l'incolumità personale dei dirigenti potrebbe influenzare decisioni aziendali, investimenti e programmi di collaborazione militare.

Si tratta di uno scenario che estenderebbe il confronto oltre il territorio ucraino, coinvolgendo direttamente la sicurezza economica e industriale degli Stati europei.

Una guerra senza tregua e una diplomazia ancora divisa

Le notizie del 12 ottobre restituiscono un quadro nel quale gli sforzi diplomatici non riescono ancora a tradursi in una riduzione verificabile delle operazioni militari.

Da una parte, Washington cerca un'intesa energetica che possa contribuire anche alla stabilizzazione dei mercati petroliferi. Dall'altra, Kiev chiede garanzie concrete sulla protezione delle proprie infrastrutture, mentre Mosca non ha formalizzato l'adesione al cessate il fuoco annunciato dagli Stati Uniti.

Per l'Europa, la questione assume una dimensione ulteriore. Oltre al sostegno militare all'Ucraina, emerge la necessità di proteggere le imprese e i responsabili industriali coinvolti nella produzione di sistemi di difesa.

Il prossimo passaggio decisivo sarà verificare se la proposta americana potrà trasformarsi in un accordo effettivo, con condizioni condivise e strumenti di controllo. Fino ad allora, gli annunci diplomatici continueranno a confrontarsi con una realtà segnata dai bombardamenti e da una crescente tensione sulla sicurezza europea.