La guerra in Ucraina torna ad alimentare le tensioni nel Mar Nero, questa volta davanti alle coste della Bulgaria, Paese membro dell'Unione europea e della Nato. Due navi commerciali sono state colpite da droni nella notte tra il 12 e il 13 ottobre. Una delle imbarcazioni è affondata, mentre l'altra ha riportato danni. Il governo di Sofia ha reagito convocando l'ambasciatrice russa Eleonora Mitrofanova e chiedendo il sostegno degli alleati europei e atlantici per individuare i responsabili degli attacchi.
A confermare l'iniziativa diplomatica è stata la ministra degli Esteri bulgara Velislava Petrova, che ha annunciato contatti con i partner internazionali per rafforzare la sicurezza delle acque territoriali e dello spazio aereo del Paese.
Il primo ministro Rumen Radev ha definito gli episodi un'ulteriore e pericolosa escalation del conflitto, pur precisando che non esistono ancora prove definitive sulla provenienza dei droni. La convocazione dell'ambasciatrice russa rappresenta comunque un segnale politico significativo in una fase di crescente preoccupazione per la sicurezza delle rotte commerciali del Mar Nero.
Due mercantili colpiti nella notte, una nave affonda
Secondo le prime ricostruzioni diffuse dalle autorità bulgare, il primo allarme è arrivato intorno all'1.30, ora locale, quando un'imbarcazione ha segnalato di essere in difficoltà al largo della costa.
La nave, identificata come Chelsea 3, battente bandiera maltese e di proprietà ucraina, sarebbe stata raggiunta da tre droni aerei. Tutti i quindici membri dell'equipaggio sono stati soccorsi. Cinque avrebbero riportato ferite lievi.
Poco dopo è arrivata la notizia di un secondo attacco. Un altro mercantile, identificato come Azov Concord, è stato colpito ed è affondato al largo di Krapets, sulla costa settentrionale bulgara.
Le autorità hanno confermato il salvataggio di un componente dell'equipaggio, mentre proseguono le ricerche degli altri marittimi, undici secondo le prime informazioni.
Gli attacchi si sono verificati a poche decine di chilometri dalla costa, in un'area particolarmente sensibile per la navigazione commerciale e per la sicurezza dei Paesi che si affacciano sul bacino.
La convocazione dell'ambasciatrice russa a Sofia
La reazione del governo bulgaro è stata immediata. Il premier Rumen Radev ha annunciato la convocazione della rappresentante diplomatica della Federazione Russa, Eleonora Mitrofanova, per chiedere chiarimenti sugli episodi.
La convocazione, annunciata nelle prime ore della mattinata, è stata seguita da un incontro tra il primo ministro e l'ambasciatrice, secondo quanto riferito dai media bulgari.
La ministra degli Esteri Velislava Petrova ha sottolineato la necessità di una risposta coordinata con gli alleati.
«Sono in contatto costante con i nostri partner nell'Ue e nella Nato», ha dichiarato, spiegando di avere già discusso la possibilità di ottenere assistenza nelle indagini per stabilire l'origine dei droni.
La richiesta riguarda anche il rafforzamento della sorveglianza aerea e marittima e il miglioramento della capacità di risposta delle autorità bulgare.
Il premier ha parlato di attacchi inaccettabili e ha richiamato l'urgenza di sostenere gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra.
I sospetti su Mosca e la prudenza del governo bulgaro
Nonostante la decisione di convocare l'ambasciatrice russa, Sofia non ha formalmente attribuito gli attacchi alle forze armate di Mosca.
Radev ha osservato che le circostanze e le conseguenze degli episodi sembrerebbero favorire gli interessi russi, ma ha riconosciuto che gli elementi disponibili non consentono ancora di individuare con certezza i responsabili.
La distinzione è fondamentale. La provenienza dei droni, le modalità di lancio e gli eventuali obiettivi militari o economici degli attacchi dovranno essere accertati attraverso un'indagine tecnica.
Il governo bulgaro punta a coinvolgere gli organismi competenti della Nato e dell'Unione europea proprio per acquisire elementi oggettivi che permettano di ricostruire quanto accaduto.
Un nuovo episodio dopo gli attacchi della settimana scorsa
Gli incidenti del 13 ottobre arrivano a distanza di appena una settimana da altri attacchi contro navi commerciali nella zona economica esclusiva bulgara.
Il 6 ottobre due mercantili erano stati colpiti da droni aerei e navali a circa 70 miglia nautiche dalla costa. Uno degli episodi aveva provocato l'affondamento della nave Alfa Watan, con dieci marittimi dispersi.
La ripetizione degli attacchi sta accrescendo la preoccupazione delle autorità bulgare, che temono conseguenze sulla sicurezza della navigazione e sulle attività economiche legate al traffico marittimo.
Il Mar Nero rappresenta uno snodo fondamentale per il commercio internazionale, soprattutto per il trasporto di cereali, prodotti energetici e materie prime.
Dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, nel febbraio 2022, le rotte commerciali della regione sono state più volte condizionate dalle operazioni militari, dal rischio delle mine e dai bombardamenti contro infrastrutture portuali.
La possibilità che navi civili vengano colpite anche nelle vicinanze delle coste di un Paese della Nato aggiunge un ulteriore elemento di instabilità.
Nato e Unione europea seguono l'evoluzione della crisi
Il governo bulgaro ha informato gli alleati dell'Alleanza Atlantica sugli attacchi e ha chiesto collaborazione per accertarne l'origine.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha condannato gli episodi, richiamando la necessità di individuare le responsabilità e tutelare la sicurezza del traffico marittimo.
Anche il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha accusato la Russia, sostenendo che gli attacchi rappresentino un ulteriore tentativo di mettere a rischio le rotte commerciali e gli approvvigionamenti alimentari.
Per il momento, tuttavia, la priorità delle autorità bulgare resta duplice: completare le operazioni di ricerca e soccorso e accertare le circostanze degli attacchi.
La vicenda conferma quanto il conflitto possa produrre conseguenze anche oltre le aree direttamente interessate dai combattimenti. Ogni nuovo incidente vicino alle coste di uno Stato membro della Nato aumenta la pressione diplomatica e rende più urgente il coordinamento tra le autorità nazionali e gli organismi internazionali.
Le prossime ore decisive per le indagini
Le autorità di Sofia dovranno ora stabilire se gli attacchi siano collegati e se siano stati condotti con la stessa tipologia di droni. L'identificazione dei mezzi utilizzati potrebbe fornire indicazioni importanti sulla loro provenienza.
Nel frattempo, le operazioni di soccorso restano al centro dell'emergenza, soprattutto per i marittimi ancora dispersi dopo l'affondamento dell'Azov Concord.
La Bulgaria chiede maggiore protezione per le rotte commerciali e una risposta diplomatica coordinata. La convocazione dell'ambasciatrice russa segna un irrigidimento dei rapporti con Mosca, ma non equivale a un'attribuzione definitiva delle responsabilità.
Il timore è che il ripetersi degli attacchi possa trasformare il Mar Nero in un'area sempre più pericolosa anche per le imbarcazioni civili, con conseguenze dirette sul commercio internazionale e sulla sicurezza dell'intera regione.