È tutto pronto al Policlinico Agostino Gemelli di Roma per accogliere Papa Leone XIV, atteso nella tarda mattinata di martedì 13 ottobre per il ricovero programmato in vista dell'intervento chirurgico al polmone. Nell'ospedale romano si respira un'atmosfera di attesa, mentre gli uomini della Gendarmeria vaticana, affiancati dalla Polizia di Stato e dal personale della sicurezza interna, stanno completando le ultime verifiche sugli accessi riservati e sulle aree che saranno utilizzate durante la permanenza del Pontefice.

Il ricovero avverrà al decimo piano della struttura, tradizionalmente destinato anche all'assistenza dei Papi. Questa volta, però, Leone XIV non potrà utilizzare l'appartamento pontificio abitualmente riservato ai suoi predecessori. I locali sono infatti interessati da lavori di ristrutturazione e il Pontefice sarà sistemato nell'area adiacente, quella del cosiddetto reparto solventi, già liberata in previsione degli interventi edilizi.

La sistemazione consentirà di garantire la necessaria riservatezza e un'adeguata assistenza sanitaria durante i giorni di degenza.

Il decimo piano liberato per accogliere il Pontefice

L'intero decimo piano del Gemelli era stato precedentemente liberato proprio per consentire i lavori di ristrutturazione dell'appartamento pontificio. La disponibilità degli spazi ha permesso alla direzione sanitaria di individuare una soluzione alternativa senza dover trasferire il Papa in un'altra area dell'ospedale.

L'alloggio sarà ricavato nella zona normalmente destinata ai pazienti solventi, vale a dire coloro che usufruiscono di prestazioni sanitarie in regime privato. Si tratta di un settore distinto dai normali reparti di degenza, organizzato per assicurare maggiore riservatezza.

La scelta è legata anche alla necessità di predisporre percorsi riservati per il personale sanitario, gli accompagnatori e gli addetti alla sicurezza.

L'appartamento tradizionalmente utilizzato dai Pontefici, noto per essere stato più volte occupato da Giovanni Paolo II e Papa Francesco, comprende una stanza di degenza, uno studio e una cappella privata. Le finestre si affacciano sul piazzale dell'ospedale, dove in passato numerosi fedeli si sono radunati per pregare e manifestare vicinanza ai Papi ricoverati.

La Gendarmeria completa le verifiche di sicurezza

La macchina organizzativa è entrata nella fase conclusiva già nelle prime ore della mattinata.

Un dispositivo selezionato della Gendarmeria vaticana sta effettuando controlli lungo le vie di accesso riservate al Pontefice. Le verifiche riguardano gli ingressi, i collegamenti interni e gli ambienti destinati alla permanenza di Leone XIV.

All'esterno del Gemelli sono presenti anche gli agenti della Polizia di Stato, mentre il personale della sicurezza ospedaliera collabora alla gestione degli spazi e degli accessi.

Le misure vengono attuate con discrezione, per limitare quanto possibile le interferenze con le normali attività della struttura sanitaria, che continua ad assistere quotidianamente centinaia di pazienti.

Particolare attenzione è riservata alla protezione dei dati clinici del Pontefice e alla riservatezza delle procedure mediche.

L'intervento per rimuovere il nodulo al polmone

Il ricovero si è reso necessario dopo che alcuni esami di routine hanno individuato un nodulo polmonare. È stato lo stesso Papa Leone XIV, domenica 11 ottobre, ad annunciare pubblicamente la propria condizione al termine dell'Angelus.

Il Pontefice ha spiegato che la formazione è stata identificata in una fase iniziale e risulta ben localizzata. Dopo aver consultato i medici, ha deciso di sottoporsi all'intervento chirurgico per rimuoverla.

La Sala Stampa della Santa Sede, attraverso il direttore Matteo Bruni, ha successivamente precisato che il nodulo è stato scoperto durante controlli programmati e non in seguito alla comparsa di sintomi specifici.

L'operazione potrebbe svolgersi già nel pomeriggio di martedì 13 ottobre oppure nella mattinata di mercoledì 14, in base alle valutazioni dell'équipe medica e agli ultimi accertamenti preoperatori.

Tra gli specialisti indicati come possibili responsabili dell'intervento figura il professor Stefano Margaritora, direttore dell'Unità operativa complessa di Chirurgia toracica del Policlinico Gemelli, esperto di chirurgia mininvasiva.