Una serata di paura al pronto soccorso dell'ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno, dove un uomo di circa cinquant'anni ha minacciato il personale sanitario e si è scagliato contro le forze dell'ordine intervenute per riportare la calma. Il bilancio è di sette persone costrette a ricorrere alle cure mediche: cinque operatori sanitari e due agenti della Polizia penitenziaria. L'aggressore, che aveva con sé un coltello, è stato bloccato dai carabinieri e denunciato.

L'episodio è avvenuto domenica 11 ottobre, intorno alle 19, ma è stato reso noto soltanto martedì 13 ottobre dal NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche, che torna a denunciare le condizioni di insicurezza in cui lavora il personale del pronto soccorso ascolano.

Secondo la ricostruzione fornita dal sindacato, l'uomo si era presentato in ospedale per accompagnare una donna in attesa di essere visitata. L'attesa, mentre medici e infermieri erano impegnati nell'assistenza ai pazienti più urgenti, avrebbe innescato una reazione sempre più aggressiva.

Le minacce agli infermieri durante l'attesa

Tutto sarebbe cominciato nell'area del triage, dove vengono valutate le condizioni dei pazienti e assegnate le priorità di accesso alle cure.

L'uomo, infastidito dai tempi di attesa, avrebbe iniziato a rivolgere insulti e minacce agli operatori presenti. Secondo le testimonianze raccolte dal NurSind, avrebbe gridato «Vi ammazzo tutti» e «Voi non sapete chi sono», creando un clima di forte tensione.

L'infermiera addetta al triage ha cercato di calmarlo, aiutata dai colleghi e dagli operatori sociosanitari in servizio. Ogni tentativo di riportare la situazione alla normalità, tuttavia, si sarebbe rivelato inutile.

In quel momento il personale sanitario era impegnato nella gestione di altre emergenze. La situazione ha reso necessario richiedere l'intervento della vigilanza interna, ma l'addetto alla sicurezza risultava occupato in un'altra zona dell'ospedale.

Non essendo possibile ottenere un intervento immediato, gli operatori hanno chiamato il 112.

La colluttazione con le forze dell'ordine e il coltello sequestrato

I primi a intervenire sono stati due agenti della Polizia penitenziaria, già presenti all'interno della struttura per ragioni di servizio.

L'uomo avrebbe rivolto la propria aggressività anche contro di loro, arrivando a sfidarli apertamente. Secondo quanto riferito dal sindacato, avrebbe urlato: «Sparami con la pistola, io non ho paura», sostenendo inoltre di essere uscito da poco dal carcere.

Poco dopo sono arrivati anche i carabinieri, chiamati a gestire una situazione ormai fuori controllo. Ne è nata una violenta colluttazione che ha richiesto l'intervento di più appartenenti alle forze dell'ordine prima che il cinquantenne potesse essere immobilizzato.

Durante gli accertamenti è emerso che l'uomo aveva con sé un coltello, successivamente sequestrato dai militari.

Al termine dell'intervento, l'aggressore è stato denunciato. Le testimonianze delle persone presenti sono state raccolte e gli atti trasmessi alla competente autorità giudiziaria per le successive valutazioni.

Sette persone costrette alle cure mediche

Le conseguenze dell'aggressione hanno coinvolto direttamente il personale impegnato nell'assistenza ai pazienti e gli agenti intervenuti per contenere l'uomo.

Cinque operatori sanitari e due appartenenti alle forze dell'ordine hanno dovuto fare ricorso alle cure del pronto soccorso. Fortunatamente, secondo le informazioni diffuse, nessuno avrebbe riportato conseguenze gravi.

Resta però la preoccupazione per un episodio che avrebbe potuto avere esiti ben più pesanti, soprattutto alla luce del ritrovamento del coltello.

Il NurSind di Ascoli Piceno ha espresso solidarietà ai cinque operatori coinvolti e ringraziato gli agenti della Polizia penitenziaria e i carabinieri per la prontezza dell'intervento.

Il sindacato sottolinea come gli operatori sanitari si siano trovati a fronteggiare insulti e minacce mentre stavano svolgendo il proprio lavoro, in un ambiente nel quale la tutela della salute dei pazienti dovrebbe poter essere garantita senza rischi per l'incolumità di chi presta assistenza.

Il NurSind denuncia: «Serve una vigilanza dedicata 24 ore su 24»

A intervenire duramente è Maurizio Pelosi, segretario territoriale del NurSind di Ascoli Piceno, che individua nella gestione della vigilanza uno dei principali problemi organizzativi del pronto soccorso.

Il sindacalista sostiene che la presenza di un addetto alla sicurezza non sia sufficiente se questo può essere chiamato a intervenire in altri reparti, lasciando temporaneamente scoperta l'area dell'emergenza.

«Quando il vigilante viene chiamato in un altro reparto, il pronto soccorso rimane scoperto», denuncia Pelosi, chiedendo un servizio di sorveglianza dedicato e continuativo.

Per il rappresentante sindacale, quanto accaduto domenica sera dimostra ancora una volta la necessità di affrontare il problema con misure strutturali, evitando interventi limitati alla gestione delle singole emergenze.

Il sindacato chiede all'Azienda sanitaria territoriale di Ascoli Piceno una postazione della Polizia di Stato attiva 24 ore su 24, un sistema di videosorveglianza e la possibilità di utilizzare bodycam per documentare eventuali episodi di violenza.

Richieste che, secondo Pelosi, sono state avanzate più volte negli ultimi anni senza ottenere risposte considerate adeguate.

I precedenti al Mazzoni e la sentenza del 2017

L'aggressione riporta alla memoria altri episodi avvenuti nello stesso ospedale.

Nel luglio 2017 un'infermiera del pronto soccorso del Mazzoni era stata vittima di violenza durante il servizio. La vicenda aveva dato origine a una lunga controversia giudiziaria, conclusa nel febbraio 2025 con una sentenza della Corte d'Appello di Ancona che ha riconosciuto alla lavoratrice un risarcimento superiore a 22mila euro, a carico dell'azienda sanitaria.

Il sindacato considera quella decisione un precedente importante per il riconoscimento delle responsabilità organizzative nella tutela del personale.

Un altro episodio risale al 29 dicembre 2025, quando due infermiere e un operatore sociosanitario erano stati aggrediti da una paziente all'interno del pronto soccorso ascolano. Una delle lavoratrici aveva riportato conseguenze tali da rendere necessari accertamenti medici.

Per il NurSind, la ripetizione di eventi di questo tipo dimostra che il problema non può essere affrontato soltanto dopo che si è verificata un'aggressione.

La richiesta di interventi concreti all'azienda sanitaria

Il segretario territoriale Maurizio Pelosi rivolge un appello diretto alla direzione dell'Ast di Ascoli Piceno, chiedendo impegni precisi e tempi certi per il rafforzamento della sicurezza.

Il sindacato ricorda di aver già scritto alla direzione aziendale, incontrato il questore e presentato proposte per prevenire nuove aggressioni.

La richiesta è che il pronto soccorso disponga di una protezione adeguata anche nei momenti in cui si concentra il maggior numero di accessi e quando il personale è interamente impegnato nella gestione delle urgenze.

La presenza di sistemi di videosorveglianza e dispositivi di registrazione, secondo i rappresentanti degli infermieri, potrebbe inoltre contribuire alla ricostruzione degli episodi e alla tutela dei lavoratori coinvolti.