Il veleno potrebbe essere arrivato da molto vicino. Nelle campagne del Molise, tra Riccia e il lago di Occhito, gli agenti della Squadra mobile di Campobasso hanno individuato piante di ricino. È un elemento che gli investigatori considerano rilevante nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate a Pietracatella nel dicembre 2025. Ma il ritrovamento, da solo, non stabilisce alcun collegamento certo tra quelle piante e la tossina utilizzata nel duplice omicidio.

La pista delle campagne molisane

Le verifiche sul territorio hanno portato all’attenzione degli inquirenti alcune aree rurali situate a distanza relativamente breve dai luoghi della vicenda. La nuova pista riguarda la possibile provenienza della sostanza, non ancora la sua attribuzione a una persona. Saranno gli approfondimenti scientifici, insieme agli altri elementi raccolti, a chiarire se il materiale vegetale individuato possa avere un rapporto con l’avvelenamento.

La ricerca della provenienza della ricina si affianca agli accertamenti già svolti nell’abitazione della famiglia. Per ricostruire le modalità del delitto la Procura di Larino, guidata da Elvira Antonelli, si è avvalsa anche della collaborazione di specialisti tedeschi del Robert Koch Institute di Berlino, coinvolti nelle analisi delle tracce raccolte.

Le tracce digitali nelle scuole

Un altro filone riguarda le ricerche effettuate sul web prima della morte delle due vittime. Gli specialisti della Polizia di Stato stanno acquisendo e analizzando dati informatici negli istituti scolastici legati, a diverso titolo, alle persone ascoltate nell’indagine. Le operazioni hanno interessato l’istituto agrario e il liceo scientifico di Riccia e prevedono controlli anche in altre scuole del territorio.

Nel corso degli accertamenti sono state effettuate copie di dati dei sistemi informatici senza che ciò comportasse necessariamente il sequestro dei computer. L’interrogativo centrale è se una delle connessioni esaminate possa essere ricondotta a ricerche sulla sostanza e, soprattutto, se sia possibile identificare con affidabilità chi le abbia eseguite. Al momento non risulta pubblicamente confermata una corrispondenza decisiva.

Le ipotesi e i punti ancora aperti

Gli investigatori stanno ricostruendo anche i rapporti personali e familiari intorno alle vittime. Le notizie emerse su possibili moventi restano tuttavia ipotesi investigative, non accertamenti di responsabilità. La stessa individuazione della persona che si voleva colpire richiede prudenza: la procuratrice Antonelli ha respinto, secondo quanto riferito dalla stampa, la ricostruzione che indicherebbe in Gianni Di Vita il bersaglio designato.

Il lavoro degli inquirenti procede quindi su due piani destinati a essere confrontati: gli esami scientifici sulla sostanza e gli approfondimenti su spostamenti, testimonianze e dispositivi digitali. Soltanto la convergenza di elementi verificabili potrà trasformare una pista in una ricostruzione sostenuta dalle prove.

Le prossime verifiche

Le analisi sui campioni, l’esame dei dati acquisiti nelle scuole e l’eventuale confronto con i materiali trovati sul territorio saranno cruciali per definire l’origine del veleno. Per ora, l’unico dato nuovo riferito sul territorio è la presenza di piante di ricino nell’area esaminata. Rimangono aperte le domande fondamentali su chi abbia preparato la sostanza e su come sia arrivata alle due vittime.