La guerra in Ucraina torna a concentrarsi sulle infrastrutture energetiche e sulla capacità di combattere con i droni. Mentre Mosca continua a colpire obiettivi ucraini, il presidente Volodymyr Zelensky annuncia che Kiev riprenderà gli attacchi alle raffinerie russe. Sullo sfondo pesa un altro fronte di tensione: le restrizioni improvvise alle connessioni satellitari utilizzate dai velivoli senza pilota ucraini, che chiamano in causa i rapporti con gli Stati Uniti.

La tregua energetica resta sulla carta

L’annuncio di una possibile tregua sugli impianti energetici, sostenuto da Donald Trump, non ha fermato la successione dei bombardamenti. Secondo le autorità ucraine, i raid russi hanno danneggiato infrastrutture essenziali e provocato diffuse interruzioni elettriche. Nella giornata del 14 ottobre oltre 600 mila persone sono rimaste senza corrente, secondo i dati riportati da Kiev. Le notizie di nuove vittime e danni testimoniano la distanza fra le iniziative diplomatiche e quanto accade sul terreno.

In un’intervista al Financial Times, Zelensky ha annunciato l’intenzione di tornare a colpire le raffinerie russe. La scelta rimette al centro una strategia con cui Kiev cerca di indebolire le risorse economiche e logistiche utilizzate da Mosca per sostenere la guerra, ma apre un contrasto con le pressioni di Washington per contenere gli attacchi agli impianti petroliferi.

Sei aerei russi, la rivendicazione di Kiev

La Marina ucraina ha inoltre riferito di avere distrutto sei cacciabombardieri russi nella base di Borisoglebsk, nella regione di Voronezh. Le immagini dell’attacco notturno mostrate dalle fonti ucraine documentano incendi nell’area, ma al momento della notizia non risultavano disponibili immagini satellitari indipendenti in grado di confermare la distruzione dei sei velivoli. Il bilancio deve quindi essere considerato una rivendicazione militare, non un risultato già verificato.

La notizia arriva dopo un’intensa sequenza di attacchi con droni da entrambe le parti. Anche le autorità russe hanno segnalato un numero molto elevato di velivoli senza pilota diretti verso diverse regioni, compresa l’area di Mosca. I dati comunicati dai due eserciti restano difficili da verificare autonomamente durante le operazioni.

La rete Starlink e i droni rallentati

L’altro problema per Kiev riguarda Starlink. Secondo funzionari e militari ucraini, nuove limitazioni alla velocità dei terminali installati sui droni hanno provocato perdite di connessione durante alcune missioni. Le segnalazioni riguardano in particolare velivoli che superano circa 160 chilometri orari. Non si tratta di una sospensione generale del servizio: le connessioni da postazioni fisse risultano distinte da quelle interessate dai limiti.

Elon Musk ha precisato che Starshield, la versione militare del sistema satellitare, è sotto il controllo del governo degli Stati Uniti e che eventuali limiti operativi dipendono dalle autorità militari e, in ultima istanza, dal presidente americano. Ha distinto Starshield dal servizio commerciale Starlink di SpaceX, destinato, secondo la sua ricostruzione, a impieghi civili o difensivi. La dichiarazione non chiarisce da sola le ragioni specifiche di ogni interruzione denunciata sul fronte ucraino.

Il rapporto con Washington

La questione tecnologica si inserisce in una fase delicata dei rapporti tra Kiev e Washington. Zelensky ha lamentato anche la mancanza di preavvisi su alcuni recenti attacchi missilistici russi. Il quadro resta controverso: le preoccupazioni ucraine sulla condivisione delle informazioni non equivalgono alla conferma di una sospensione completa dell’intelligence americana.

L’effetto politico, tuttavia, è già evidente. Il ricorso a una rete satellitare gestita attraverso soggetti statunitensi mostra quanto la difesa ucraina dipenda non soltanto dalle armi, ma anche dall’accesso continuativo a comunicazioni e dati. Per Kiev il problema è garantire la continuità delle operazioni; per gli alleati europei è capire quali margini di autonomia possano essere costruiti senza aggravare le tensioni diplomatiche.