Napoli

 

Si è conclusa tra le strade della Spagna la latitanza di Enrico Iale, pericoloso rapinatore seriale invisibile alle forze dell'ordine da due anni e mezzo. Sulle sue spalle pendeva un conto salatissimo con la giustizia italiana: un ordine di esecuzione di pene concorrenti per un curriculum criminale che spazia dall'associazione per delinquere alla rapina aggravata, fino alla ricettazione, al porto abusivo di armi e alla resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo era ricercato dal 2022, anno in cui non esitò a premere il grilletto contro le forze dell'ordine durante un blitz scattato per catturarlo al termine dell'ennesimo colpo.

La rete internazionale e il blitz a Madrid

L'operazione che ha portato alle manette nasce da un'intensa e certosina attività investigativa condotta sul campo dagli agenti della Sezione "Catturandi" della Squadra Mobile di Napoli, sotto il coordinamento rigoroso della Procura partenopea. I movimenti del latitante sono stati seguiti e incrociati oltreconfine grazie a una complessa architettura di cooperazione internazionale. Fondamentale si è rivelato l'intervento del Servizio per la Collaborazione Internazionale di Polizia (Enfast Italia), che ha lavorato in perfetto sincrono con gli uomini del Grupo Localizacion della Udyco (Comisaria General Policia Judicial) della Policia Nacional spagnola. Messo alle strette nella capitale iberica, Iale non ha avuto margine di fuga: per lui si sono aperte le porte del carcere in attesa delle procedure di estradizione verso l'Italia.

L'ombra della banda di "O' Francese" e il mistero del Salvator Mundi

Ma la figura di Enrico Iale non si esaurisce nelle rapine a mano armata. Gli accertamenti investigativi collocano infatti il suo profilo all'interno di una delle organizzazioni criminali più audaci del panorama campano: la banda guidata da Vincenzo Esposito, noto negli ambienti della mala come "’o francese", considerato dagli inquirenti un vero e proprio "mago dei travestimenti".

La sigla del gruppo criminale di Esposito è legata a doppio filo a uno dei casi giudiziari e artistici più clamorosi degli ultimi anni: il furto e la ricettazione della preziosissima icona del "Salvator Mundi" (il Cristo Benedicente attribuito alla Scuola di Leonardo Da Vinci, risalente al XVI secolo), trafugata dal museo della Basilica di San Domenico Maggiore a Napoli e successivamente recuperata dalla Polizia di Stato. Se dagli atti d'inchiesta non è emerso finora un coinvolgimento diretto di Iale nel clamoroso furto dell'opera d'arte, gli inquirenti non hanno mai smesso di scavare sui collegamenti e sui flussi finanziari che hanno garantito la lunga e costosa latitanza del rapinatore in territorio spagnolo.

Prossimi sviluppi

Con l'arresto di Iale, la Procura di Napoli chiude un importante tassello nella mappa dei ricercati ad alta pericolosità. Nelle prossime settimane, completate le formalità burocratiche relative all'estradizione, il condannato rientrerà in Italia per scontare la pena residua accumulata per i suoi reati.