Prima la riunione dei due processi stabilita dalla Corte di assise di appello, poi le conclusioni del sostituto pg, che ha chiesto l'ergastolo per Massaro e Nasta e anche per Iorillo, e gli interventi degli avvocati Antonio Leone e Tullio Tartaglia per le parti civili. Il 10 novembre e il 3 dicembre le arringhe dei difensori dei tre imputati per l'omicidio di Giuseppe Matarazzo, il 45enne pastore, di Frasso Telesino, che la sera del 19 luglio 2018 era stato ucciso a colpi di pistola dinanzi alla sua abitazione alla contrada Selva.
Si tratta di Giuseppe Massaro (avvocati Angelo Leone e Mario Palmieri), 60 anni, di Sant'Agata dei Goti, e Generoso Nasta (avvocati Orlando Sgambati ed Angelo Raucci), 35 anni, di San Felice a Cancello. Massaro è accusato di aver fornito la 357 Magnum, detenuta legalmente, che avrebbe fatto fuoco – l'arma era stata ritrovata dopo un mese dai carabinieri nella cassaforte di casa - e la Croma che avrebbe guidato Nasta. Entrambi erano stati condannati all'ergastolo dalla Corte di assise di Benevento il 6 ottobre 2021, con una sentenza che la Corte di assise di appello il 14 marzo 2023 aveva ribaltato, assolvendoli per non aver commesso il fatto. Una pronuncia che la Cassazione, nel maggio 2024, aveva annullato, disponendo un ulteriore giudizio di secondo grado. Al quale ora è stato riunito quello processo a carico del presunto mandante del delitto: Lucio Iorillo (avvocati Raimondo Salvione e Renato Jappelli), 66 anni, di Frasso Telesino, che il 21 marzo 2005 era stato assolto per non aver commesso il fatto, con rito abbreviato, dal gup Loredana Camerlengo.
Secondo gli inquirenti, avrebbe ideato il delitto, al quale avrebbe pensato per lungo tempo, adoperandosi alla ricerca di coloro che avrebbero dovuto far fuori Matarazzo anche nel carcere nel quale era detenuto. Avrebbe pagato la somma di 20mila euro, in parte versata, a Massaro e Nasta, e si sarebbe creato un alibi per allontanare da sé ogni sospetto: in particolare, con l'incontro con terze persone il pomeriggio e la sera del 19 luglio 2018.Il tutto per vendicarsi di quell'uomo che poco più di un mese prima di essere ammazzato aveva finito di scontare la condanna a 11 anni e 6 mesi perchè riconosciuto responsabile di abusi sessuali ai danni di sua figlia, la 15enne che il 6 gennaio 2008 si era tolta la vita impiccandosi ad un albero.