Avellino

Le gliflozine (inibitori del SGLT2) aumentano il rischio di chetoacidosi. La chetoacidosi è una complicanza grave del diabete, soprattutto del diabete di tipo 1, dovuta ad una carenza di insulina. L’obbiettivo dello studio è di analizzare l’incidenza, i fattori di rischio e la prognosi della chetoacidosi nei diabetici di tipo 2 trattati con gliflozine. Si tratta di uno studio di coorte e casi testimoni, in cui sono stati studiati dei dati provenienti da tre paesi scandinavi.

L’incidenza della chetoacidosi è stata calcolata in una coorte di diabetici di tipo 2 di almeno 18 anni trattati con gliflozine, in Svezia, in Danimarca e in Norvegia. Durante il periodo dello studio sono stati inclusi 322597 episodi di trattamento in 282282 pazienti affetti da diabete di tipo 2. L’età media era di 63 anni. Il 36% era costituito da donne.

Nel corso del controllo durato 15 mesi sono sopravvenuti 1452 episodi di chetoacidosi.

Tra i fattori maggiori di rischio figuravano un valore elevato di emoglobina glicosilata (HbA1c), la denutrizione, gli antecedenti di chetoacidosi, l’indice ridotto di massa corporea (BMI), episodi recenti di ipoglicemia, le infezioni, l’intossicazione alcolica, le nefropatie acute, l’addome acuto, gli eventi cerebro-vascolari e la chirurgia maggiore.

In conclusione il rischio di chetoacidosi associato alle gliflozine varia in modo considerevole secondo le caratteristiche dei pazienti e non si limita alla fase iniziale del trattamento.