La condanna a morte resta, ma le telecamere non ci saranno. Donald Trump ha annunciato che l’esecuzione di Nidal Malik Hasan, l’ex psichiatra dell’esercito statunitense responsabile della strage di Fort Hood, in Texas, non sarà trasmessa in diretta streaming. La decisione ribalta il piano illustrato una settimana fa dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, che aveva sostenuto la necessità di mostrare pubblicamente la fucilazione come monito contro nuovi attacchi.

La retromarcia della Casa Bianca

La scelta del presidente arriva dopo giorni di polemiche negli Stati Uniti, con obiezioni provenienti sia dal fronte repubblicano sia da quello democratico. Secondo le ricostruzioni della stampa americana, tra le preoccupazioni espresse figuravano il rischio di trasformare una pena capitale in uno spettacolo e la possibilità che le immagini venissero sfruttate dalla propaganda estremista. Anche il vicepresidente JD Vance aveva preso le distanze dall’ipotesi di assistere alla trasmissione.

Trump aveva inizialmente manifestato apertura verso la diretta, salvo poi rimettere in discussione la proposta. Il 15 ottobre ha chiarito che l’esecuzione procederà, ma senza diffusione pubblica delle immagini. Ai familiari delle vittime sarà consentito presenziare, qualora lo desiderino. La distinzione segna il confine scelto dalla Casa Bianca tra l’applicazione della sentenza e la sua esposizione mediatica.

La strage del 2009 e la condanna

Il 5 novembre 2009 Hasan, allora maggiore e psichiatra militare, aprì il fuoco nella base di Fort Hood, uccidendo 13 persone e ferendone altre 32. Nel 2013 un tribunale militare lo condannò alla pena capitale. Rimasto paralizzato in seguito agli spari ricevuti durante il suo arresto, Hasan è detenuto nel sistema penitenziario militare statunitense.

La sua esecuzione è fissata per il 3 dicembre 2026, mediante plotone di esecuzione. Se avrà luogo, sarà la prima esecuzione militare negli Stati Uniti dal 1961. La vicenda riporta al centro del dibattito non soltanto la pena di morte, ma anche le modalità con cui lo Stato comunica l’esercizio del proprio potere punitivo.

Il confronto politico sulla trasparenza

Per Hegseth, la visibilità della pena avrebbe dovuto rendere evidenti le conseguenze di un massacro. I critici della trasmissione hanno invece contestato l’idea che la deterrenza richieda la diffusione di immagini di una morte inflitta dallo Stato. La decisione di Trump chiude, almeno per ora, il confronto sulla diretta, senza modificare la sentenza né cancellare la possibilità di ulteriori iniziative giudiziarie prima della data fissata.