Il cambio d’ora potrebbe diventare un ricordo, ma non è ancora il momento di mettere da parte gli orologi. Il 15 ottobre 2026 arriva alla Camera dei deputati una risoluzione che impegna a cercare, nelle sedi europee, una strada per mantenere l’ora legale tutto l’anno. È una proposta politica, non una modifica già approvata: nella notte tra il 24 e il 25 ottobre le lancette torneranno regolarmente indietro di sessanta minuti.
La proposta dopo l’indagine parlamentare
L’iniziativa nasce al termine dell’indagine conoscitiva della Commissione Attività produttive avviata in primavera e conclusa con l’approvazione di un documento il primo ottobre. A sostenerla sono il deputato della Lega Andrea Barabotti, la Società italiana di medicina ambientale (Sima) e Consumerismo No Profit. Secondo i promotori, una petizione ha raccolto quasi 360mila adesioni. La risoluzione chiede al Governo di sollecitare la ripresa del confronto a Bruxelles, di trasmettere i risultati dell’istruttoria e di sostenere una sperimentazione coordinata, valutandone gli effetti su consumi, economia e salute.
Non c’è tuttavia unanimità sul modello da scegliere. Superare lo spostamento delle lancette due volte l’anno non significa automaticamente preferire l’ora legale all’ora solare: il punto divide il mondo scientifico e richiede una valutazione che vada oltre il solo conto energetico.
Quanto valgono i risparmi sull’elettricità
La stima citata nel dibattito parlamentare è di 160 milioni di chilowattora aggiuntivi all’anno nel caso in cui l’ora legale venga estesa anche ai mesi invernali. Secondo i dati di Terna riportati nella proposta, l’attuale periodo di ora legale produrrebbe circa 302 milioni di chilowattora di risparmio; la somma arriverebbe dunque a circa 462 milioni. Si tratta di una proiezione, non di un risparmio già realizzato, e l’effetto concreto dipenderebbe dalle abitudini di consumo, dall’illuminazione e dai fabbisogni energetici dei mesi freddi.
Nel periodo dal 2004 al 2025 l’adozione stagionale dell’ora legale avrebbe consentito, sempre secondo Terna, di risparmiare oltre 12 miliardi di chilowattora, con un beneficio economico stimato in circa 2,3 miliardi di euro. Il confronto storico offre un ordine di grandezza, ma non autorizza a trasferire automaticamente gli stessi vantaggi a un regime permanente: la diffusione di lampade efficienti ha già modificato l’incidenza dell’illuminazione sui consumi.
Il prezzo delle mattine più buie
Spostare avanti l’orario anche in inverno non aumenta le ore di sole. Significa poter contare su più luce nel tardo pomeriggio, pagando però il prezzo di un’alba più tardiva. Nei giorni attorno al solstizio, secondo le elaborazioni discusse in Parlamento, il sole sorgerebbe dopo le nove a Milano e Torino, mentre a Roma l’alba slitterebbe oltre le otto e mezza. Per studenti, pendolari e lavoratori che escono presto, l’impatto sarebbe immediato.
I sostenitori richiamano i possibili vantaggi per commercio, attività all’aperto e vita sociale. Diversi specialisti del sonno, invece, mettono in guardia dagli effetti della minore esposizione alla luce mattutina sui ritmi circadiani. È una distinzione essenziale: esiste un dibattito sui disturbi associati al cambio stagionale, ma scegliere quale ora mantenere stabilmente apre una questione ulteriore.
La decisione passa dall’Unione europea
La Commissione europea presentò già nel 2018 un progetto per eliminare i cambi stagionali. Il Parlamento europeo si espresse a favore nel 2019, ma il dossier non ha ottenuto il necessario accordo fra i governi al Consiglio dell’Unione europea. Il timore è creare un mosaico di regole nazionali capace di complicare trasporti, scambi commerciali e collegamenti tra Paesi confinanti.
Il quadro normativo vigente continua quindi a imporre il doppio cambio annuale. La risoluzione italiana può riaprire il confronto politico e incoraggiare una soluzione condivisa, ma non basta da sola a introdurre l’ora legale permanente. La prossima scadenza resta quella del 25 ottobre 2026, quando alle tre del mattino si tornerà alle due. La sfida, per l’Italia, sarà trasformare una proposta sostenuta da argomenti economici in una scelta europea che tenga conto anche della salute e della vita quotidiana.