La Lega si avvicina al congresso del 24 e 25 ottobre con una frattura interna che attraversa candidature, identità politica e gestione del proprio passato. A complicare il quadro è l’indiscrezione secondo cui Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e figura di riferimento dell’ala più istituzionale del partito, potrebbe non essere ricandidato alle elezioni politiche del 2027. Non esiste però, allo stato, alcuna esclusione formalizzata: la voce prende forza dall’assenza del suo nome in un appunto informale sui possibili candidati.

Le liste e il peso del ministro

Nel documento circolato negli ambienti leghisti compaiono tra gli altri Alessandro Morelli, Alessandra Locatelli, Nicola Molteni, Andrea Crippa, Roberto Calderoli, Giuseppe Valditara, Giulio Centemero, Igor Iezzi e Luca Toccalini. Non vi compare nemmeno Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato vicino alle istanze nordiste. Un elenco preliminare non equivale a una lista elettorale, ma le assenze alimentano la lettura di un riequilibrio interno in vista di una possibile contrazione della rappresentanza parlamentare.

Secondo le ricostruzioni pubblicate oggi, nell’area vicina a Matteo Salvini si ragiona su una futura pattuglia di 28-30 deputati alla Camera. Si tratta di una stima politica, non di una proiezione certa. Il nodo riguarda anche la coesistenza fra la prudenza sui conti pubblici rappresentata da Giorgetti e le posizioni più identitarie della leadership leghista. In questo scenario, il ministro continua comunque a occupare un ruolo centrale nel governo.

L’esposto sulla vecchia Lega Nord

Un secondo fronte riguarda la struttura storica del partito, la Lega Nord, rimasta formalmente in vita dopo l’affermazione della Lega per Salvini Premier. L’ex dirigente Gianluca Pini ha annunciato un esposto destinato alle procure di Roma e Milano, con rilievi sulla gestione del vecchio soggetto politico e sulla percezione del due per mille. L’iniziativa chiama in causa, nelle contestazioni dei promotori, Salvini e Iezzi. Le presunte irregolarità sono accuse da verificare e non fatti accertati da un’autorità giudiziaria.

Al centro della contesa vi sono la mancata convocazione del congresso della vecchia formazione, la continuità della sua attività e l’utilizzo del simbolo storico. Secondo una ricostruzione di Sky TG24, per il 2025 i contributi contestati supererebbero i 450 mila euro, attribuiti alle scelte di circa 40 mila contribuenti. Il dato è parte del quadro riferito dalle fonti giornalistiche e non costituisce, da solo, prova di irregolarità.

Il congresso e l’ipotesi del gruppo Misto

Il congresso della formazione guidata da Salvini potrebbe diventare il momento decisivo dello scontro. L’ex ministro Massimo Garavaglia ha annunciato la disponibilità a sfidare il segretario e ha posto il tema del voto segreto. Intanto, secondo i retroscena pubblicati oggi, alcuni parlamentari del fronte nordista starebbero valutando il passaggio al gruppo Misto. Anche in questo caso non risulta una decisione collettiva già compiuta.

La posta in gioco supera la distribuzione dei seggi. Per una parte dei dissidenti è in discussione la rappresentanza politica del Nord e la possibilità di riattivare il soggetto storico; per la leadership nazionale il congresso è un passaggio utile a riaffermare una linea unitaria. La verifica arriverà dai passaggi formali: l’eventuale deposito dell’esposto, le scelte dei parlamentari e, soprattutto, le decisioni congressuali e sulle candidature, ancora tutte da assumere.