Le scuole tornano in strada e la protesta attraversa l’Italia, dalle grandi città del Nord fino al Mezzogiorno. Venerdì 16 ottobre 2026 gli studenti si mobilitano nel cosiddetto “No Meloni Day”, una giornata di cortei che intreccia rivendicazioni sull’istruzione, critica al carovita e opposizione alle scelte del governo. Dopo occupazioni e agitazioni dei giorni precedenti, le manifestazioni si spostano nelle piazze. Non ovunque, però, le situazioni sono sovrapponibili: accanto ai cortei organizzati si registrano episodi specifici di violenza e danneggiamento, che richiedono una ricostruzione distinta.
Roma, una mattinata sotto osservazione
Nella Capitale gli studenti di diversi licei, tra cui Virgilio, Gassman, Albertelli e Augusto, manifestano contro le politiche del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Il corteo, partito nell’area della fermata Cavour, punta verso il ministero dell’Istruzione e del Merito. Tra gli organizzatori figurano realtà studentesche come Osa e altri collettivi. L’attenzione delle autorità è elevata anche per la concomitanza con la commemorazione dell’83esimo anniversario del rastrellamento del Ghetto di Roma, al Portico d’Ottavia. Nel pomeriggio è annunciata la mobilitazione per il clima dei Fridays for Future nell’area di piazzale Ostiense e Piramide. La gestione della viabilità e della sicurezza deve così tenere insieme appuntamenti differenti.
Milano e Torino, dalle occupazioni ai cortei
A Milano il corteo dei collettivi studenteschi parte da largo Cairoli. Al centro della contestazione c’è anche il limite del 30 per cento di alunni stranieri per classe richiamato dai manifestanti, insieme ai costi dei trasporti e degli alloggi e alle condizioni degli edifici scolastici. A Torino la manifestazione segue giorni di occupazioni e tensioni all’interno degli istituti. Il corteo raggiunge il centro cittadino, mentre vengono adottate misure preventive e modifiche alla circolazione. Gli episodi di danneggiamento e le incursioni segnalati nelle scuole nei giorni precedenti non possono essere attribuiti indistintamente a tutti i partecipanti alla mobilitazione.
Da Genova a Bari, la protesta cambia volto
A Genova la mobilitazione coinvolge anche docenti del liceo artistico Klee Barabino, dove le organizzazioni sindacali segnalano uno stato di agitazione. A Bologna la giornata unisce cortei scolastici e iniziative sull’emergenza climatica. A Bari circa trecento studenti partono da piazza Umberto per chiedere più risorse alla scuola pubblica e migliori prospettive per chi frequenta gli istituti tecnici e professionali. Manifestazioni sono annunciate o in corso anche in altre città, tra cui Napoli, Padova, Mestre, Treviso e Cagliari. A Pisa, una protesta pacifica di allievi della Scuola Normale Superiore ritarda l’apertura dell’anno accademico: al centro le contestazioni sui criteri di ammissione e sulla trasparenza.
Verona, gli incendi davanti all’istituto Giorgi
L’episodio più grave della mattinata segnalato a Verona ha una matrice locale. Secondo le prime ricostruzioni, un gruppo di studenti dell’istituto Giorgi incendia cinque cassonetti e un monopattino dopo provvedimenti disciplinari adottati in seguito a risse nelle classi. I ragazzi si sarebbero coordinati attraverso una chat e avrebbero lanciato anche petardi. Sul posto intervengono i vigili del fuoco e la Polizia di Stato; gli accertamenti sono affidati alla Digos. È un fatto da distinguere dalle rivendicazioni generali dei cortei nazionali, pur inserendosi in una giornata di forte agitazione scolastica.
Il confronto sulla scuola dopo la giornata di mobilitazione
Le richieste avanzate dagli studenti riguardano soprattutto investimenti nell’edilizia scolastica, diritto allo studio, costi della vita e rapporto tra disciplina e partecipazione. Sullo sfondo resta lo scontro politico intorno alle decisioni del governo Meloni e al ruolo del ministro Valditara. Il bilancio della giornata dipenderà dall’andamento delle manifestazioni ancora in corso e dalle verifiche sugli episodi di violenza. Per gli istituti, intanto, la sfida è trasformare la protesta in un confronto concreto su sicurezza degli edifici, qualità dell’insegnamento e condizioni quotidiane degli studenti.