La lunga disputa ai vertici della diplomazia americana si chiude con una revoca. Paolo Zampolli non è più l’inviato speciale degli Stati Uniti per le partnership globali. La decisione dell’amministrazione di Donald Trump è stata comunicata il 15 ottobre, poche ore dopo la pubblicazione di una ricostruzione di Politico sui rapporti sempre più difficili tra l’imprenditore di origine italiana e Christopher Landau, vice segretario di Stato. Un funzionario statunitense ha confermato ai media americani che l’incarico è stato revocato e che Zampolli non lavora più per il governo federale.

Le email e la battaglia sulle competenze

Il dissidio, secondo le comunicazioni interne esaminate da Politico, ruotava attorno ai confini del mandato affidato a Zampolli. Landau gli contestava di essersi occupato di temi politici ed economici non riconducibili direttamente alla diplomazia culturale. In un messaggio del novembre 2025 il vice segretario gli avrebbe ordinato di interrompere le attività estranee a quell’ambito, rivendicando la catena di comando del Dipartimento di Stato.

Non si trattava soltanto di un confronto burocratico. La corrispondenza descritta dalla stampa americana restituisce mesi di attriti, ammonimenti e accuse incrociate, in un’amministrazione nella quale il legame personale con il presidente può pesare quanto i ruoli formali. Zampolli ha contestato la lettura di Landau e ha sostenuto che il vice segretario stesse ostacolando il suo lavoro. Le accuse sulle competenze rimangono parte di uno scontro tra i due, non l’esito di un accertamento indipendente reso pubblico.

La revoca e la risposta dell’ex inviato

La successione temporale tra l’inchiesta di Politico e la rimozione ha attirato l’attenzione, ma non dimostra da sola che l’articolo abbia determinato il provvedimento. Alla conferma ufficiale della cessazione dell’incarico non si accompagna, nelle comunicazioni pubbliche finora disponibili, una spiegazione dettagliata della scelta del presidente.

Zampolli ha scelto un tono conciliante. In un messaggio pubblicato su X ha ricordato che il mandato di inviato speciale avrebbe avuto durata annuale e che Trump lo aveva esteso per oltre sei mesi. Ha ringraziato il presidente, il segretario di Stato Marco Rubio e la squadra dell’amministrazione, definendo il servizio agli Stati Uniti un grande onore. Ha quindi annunciato l’intenzione di tornare agli affari e alle attività di relazione professionale.

Un rapporto personale nato prima della politica

La vicinanza tra Paolo Zampolli e Donald Trump risale agli anni Novanta, quando l’imprenditore lavorava nel settore della moda a New York. A Zampolli viene attribuito il ruolo di aver presentato Melania Trump al futuro presidente. Durante il primo mandato di Trump era entrato nel consiglio del Kennedy Center; nel secondo era arrivato l’incarico per le partnership globali, con funzioni legate soprattutto ai contatti e agli eventi culturali internazionali.

La sua uscita mette in evidenza una tensione ricorrente nelle amministrazioni presidenziali: la necessità di conciliare gli incarichi fiduciari con le gerarchie e le competenze istituzionali. Nel caso di Zampolli, il contrasto è diventato pubblico attraverso le email e si è concluso con la perdita della funzione governativa. Restano da chiarire le motivazioni complete della revoca e l’eventuale seguito amministrativo delle contestazioni emerse.