Benevento

Depositate le motivazioni della sentenza con la quale la Corte di appello lo scorso 17 settembre ha deciso otto condanne ed una assoluzione per le nove persone giudicate con rito abbreviato dopo essere state coinvolte, nell'ottobre 2023, nell'inchiesta antiestorsione e antidroga della Dda e dei carabinieri di Montesarchio in Valle Caudina.

Vengono analizzate le singole posizioni, ma particolarmente interessante, ai fini giornalistici, è la premessa in cui si sottolinea che si tratta di un procedimento – scrivono i giudici – che è la “prosecuzione di quello deciso in via definitiva nel 2023 e ricostruisce I’operativita di un gruppo camorristico operante nei comuni della Valle Caudina e della Valle di Sessuola - in particolare, San Felice a Cancello, Sant’ Agata de’ Goti, San Martino Valle Caudina, Montesarchio ¢ Moiano - quale propaggine in continuità dello storico clan Pagnozzi, le cui imprese criminali nel territorio di competenza sono state giudizialmente accertate in numerosi procedimenti penali”.

Un clan rispetto al quale i giudici richiamano la “sentenza del gup del Tribunale di Napoli del 30.7.2013, in cui si spiega che il sodalizio aveva acquisito il controllo camorristico del territorio della Valle Caudina negli anni dal 1991 al 1999, strutturandosi in gruppi federati suddivisi per aree territoriali, affidati al comando di referenti preposti dal clan. Il sodalizio, duramente colpito dall’attività di contrasto delle forze dell’ordine, dopo la scarcerazione di Pagnozzi Domenico nell’anno 2009 aveva riacquistato nuova vitalità, riprendendo in modo incontrastato il controllo del territorio e distinguendosi per una capillare attività estorsiva in danno degli operatori economici della zona”.

E' “in questo contesto” che si inseriscono i fatti al centro del processo, “disvelati da intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, dalle denunce degli imprenditori sottoposti ad estorsione, dalle attività di perquisizione, sequestro e dagli accertamenti di p.g.”.