Perquisizioni ordinarie hanno portato al sequestro di quattro smartphone, due microtelefoni di ultima generazione, caricabatterie e diverse dosi di sostanze stupefacenti.
E' accaduto nella casa circondariale di Avellino, di nuovo al centro della cronaca per le sue criticità interne.
Le verifiche nelle ultime 48 ore hanno interessato sia le celle che le intercapedini tecniche, evidenziando una realtà complessa dove i tentativi di introdurre materiale proibito sono continui, ma mettendo in luce soprattutto la straordinaria capacità investigativa e l’attenzione del personale.
La prima operazione è scattata nella mattinata di ieri. Durante una perquisizione ordinaria programmata nella sezione “comuni”, il personale di polizia penitenziaria ha setacciato accuratamente i locali intercettando tre smartphone, tre caricabatterie e una piccola quantità di sostanza stupefacente.
La conferma che l’attenzione dovesse rimanere altissima è arrivata stamattina. Gli agenti hanno esteso i controlli ai cavedi, le intercapedini tecniche in cui passano i servizi e le tubature, del padiglione “De Vivo”.
Lì sono stati rinvenuti altri tre dispositivi: uno smartphone e due microcellulari, apparecchi piccolissimi e facili da nascondere, utilizzati dai detenuti per aggirare le barriere di sicurezza e mantenere contatti clandestini con l’esterno.
I dettagli di questi ritrovamenti confermano l’efficacia del lavoro di monitoraggio svolto dal corpo. Sull’esito dei controlli è intervenuto Raffaele Troise, responsabie della Uil Fp polizia penitenziaria di Avellino, che ha voluto elogiare pubblicamente i colleghi in prima linea:
"Ai colleghi impegnati nei controlli, e a tutto il personale che ogni giorno garantisce la legalità in questo istituto, va il mio ringraziamento più profondo e l’apprezzamento per una professionalità esemplare.
Individuare questi oggetti in spazi angusti e nascosti richiede intuito investigativo e uno spirito di sacrificio fuori dal comune.
Donne e uomini in divisa che lavorano in silenzio e non arretrano di un millimetro, nonostante le condizioni operative siano ormai proibitive per tutti".
A rendere eccezionale il lavoro della penitenziaria sono le reali condizioni strutturali in cui avvengono le perquisizioni.
La casa circondariale di Bellizzi Irpino sta infatti viaggiando da tempo oltre ogni limite di capienza. Secondo i dati, nella struttura sono presenti circa 690 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di soli 503 posti, registrando un indice di affollamento che sfiora il 136%.
Il delegato Uil Fp, Raffaele Dragone, ha evidenziato come ci si trovi di fronte a un "sistema che non si riesce a scardinare", proprio perché la pressione demografica interna rende croniche queste criticità.
La cronaca interna racconta di ripercussioni pesantissime su tutti i circuiti detentivi. Il sovraffollamento sta letteralmente snaturando le diverse sezioni dell’istituto irpino.
"Il caso emblematico è proprio il padiglione “De Vivo”: concepito sulla carta come un reparto a trattamento avanzato, un fiore all’occhiello destinato ad attività rieducative e al reinserimento sociale dei detenuti, rischia oggi di essere trasformato in una comune sezione detentiva per la pura necessità di trovare posti letto.
Operare con regolarità in un regime di costante sovraffollamento significa esporre il personale a rischi quotidiani elevatissimi.
L’allarme del sindacato non riguarda solo la sicurezza dei circuiti, ma la stabilità psicofisica di chi lavora. Tale situazione, costringe gli agenti a turni complessi, dovendo spesso coprire più posti di servizio contemporaneamente.
Una criticità che non risparmia nessuno: dagli agenti di polizia penitenziaria agli educatori, fino al personale medico dell’infermeria.
Gestire le tensioni quotidiane in un ambiente così saturo rende il lavoro di tutti gli operatori estremamente difficile, rendendo urgente un intervento delle istituzioni".