Una bambina di sette anni è stata uccisa domenica 18 ottobre nel campo profughi di al-Maghazi, nella parte centrale della Striscia di Gaza. Secondo fonti mediche palestinesi citate dall’agenzia Wafa, Misk Hazem al-Dalu è morta per le ferite provocate da colpi d’arma da fuoco attribuiti all’esercito israeliano. La notizia arriva da un territorio in cui la popolazione civile continua a fare i conti con attacchi, sfollamenti e condizioni di vita estremamente difficili.

La morte nel campo di al-Maghazi

Le prime informazioni collocano l’episodio nelle prime ore della giornata. Il campo di al-Maghazi, nella Gaza centrale, ospita famiglie che affrontano da tempo l’emergenza della guerra. Alcune ricostruzioni riferiscono che il fuoco avrebbe raggiunto tende utilizzate dagli sfollati. Le circostanze esatte dell’attacco, come l’eventuale presenza di obiettivi militari nell’area, non risultano chiarite dalle informazioni disponibili nel pomeriggio di domenica.

La notizia è stata rilanciata dalla stampa palestinese e dalla diretta di Repubblica. Il riferimento iniziale a due bambini uccisi non trova, nelle fonti consultate per questo aggiornamento, una conferma sufficiente per identificare una seconda vittima minorenne nella stessa giornata. Il dato documentato è quello relativo alla piccola Misk.

Un’altra vittima nel sud della Striscia

Sempre domenica, l’agenzia Wafa ha riferito dell’uccisione di una donna di 28 anni in un attacco attribuito alle forze israeliane a est di Khan Younis, nel sud della Striscia. La vittima è stata identificata da fonti mediche come Wijdan Kamal Shurrab. I due episodi vengono segnalati in luoghi diversi e non vi sono elementi sufficienti per considerarli parte di un’unica operazione.

Il quadro resta soggetto a verifiche. Le comunicazioni dei soccorritori, le testimonianze locali e le dichiarazioni militari devono essere confrontate per ricostruire dinamica, responsabilità e numero delle vittime. La protezione dei civili, in particolare dei bambini, rimane al centro delle preoccupazioni umanitarie.

Le tensioni anche in Cisgiordania

La giornata è segnata anche dalle conseguenze di un’aggressione contro la fotoreporter statunitense Heidi Levine, collaboratrice del Washington Post, durante la raccolta delle olive vicino a Ramallah, in Cisgiordania. Il segretario di Stato americano Marco Rubio si è detto molto turbato dalle immagini e ha chiesto a Israele di intervenire con fermezza contro la violenza dei coloni.

Anche l’Unione europea ha condannato gli attacchi compiuti da coloni violenti, chiedendo che le responsabilità siano accertate e che vengano adottate misure concrete di prevenzione. Si tratta di fatti distinti da quelli della Striscia di Gaza, ma che contribuiscono ad alimentare le tensioni nella regione.

Accertamenti ancora necessari

Il caso della bambina di al-Maghazi riporta al centro la questione della sicurezza dei civili palestinesi. Nelle prossime ore sarà essenziale verificare eventuali ulteriori vittime e raccogliere elementi indipendenti sulla dinamica dei colpi che hanno ucciso Misk Hazem al-Dalu. Ogni aggiornamento sul bilancio dovrà distinguere le segnalazioni iniziali dai fatti confermati.