Le autostrade rallentano, i camion restano fermi ai caselli e nei supermercati cominciano a comparire i primi spazi vuoti. La mobilitazione degli autotrasportatori contro il caro carburanti entra in una fase delicata il 19 ottobre: in Campania i presidi interessano snodi decisivi dell’A1 Milano-Napoli e dell’A30 Caserta-Salerno, mentre le difficoltà nelle consegne si estendono dalla viabilità alla distribuzione alimentare. Le proteste, iniziate il 16 ottobre, proseguono in attesa del confronto previsto per martedì 20 con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.

Caselli presidiati e traffico in difficoltà

I punti più sensibili sono le aree di Nola, Caianello e Caserta Sud. Già nelle prime giornate i mezzi pesanti avevano occupato gli spazi vicini agli svincoli, lasciando in alcuni casi varchi per le automobili ma determinando pesanti rallentamenti. Nella mattinata del 19 ottobre è stata segnalata anche la chiusura temporanea del collegamento tra A1 e A30 per i veicoli provenienti da Napoli, con code lungo i tratti interessati. La Polizia Stradale e il personale autostradale seguono l’evoluzione della situazione. Le condizioni della circolazione possono cambiare rapidamente e richiedono una verifica aggiornata prima di mettersi in viaggio.

La mobilitazione non riguarda soltanto le due arterie principali. Nell’area casertana gli interporti di Marcianise e Carinaro hanno registrato interruzioni nel movimento delle merci. Proteste sono state segnalate anche in Calabria, dove il fermo annunciato fino al 20 ottobre interessa più nodi logistici. Presidi e iniziative analoghe coinvolgono inoltre altre regioni del Mezzogiorno.

I primi effetti sui banchi della spesa

La conseguenza immediata è visibile nella distribuzione alimentare. Il mancato arrivo delle forniture di ortofrutta ha provocato i primi vuoti sugli scaffali di alcuni supermercati campani. Antonio Cristiano, amministratore delegato della catena Superò, ha riferito delle mancate consegne e del rischio di ulteriori difficoltà se i blocchi dovessero proseguire. Anche Fausto Amodio, alla guida dell’omonimo gruppo, ha segnalato problemi nel rifornimento dei punti vendita, pur confermando l’impegno a garantire la disponibilità delle merci.

Il problema non è necessariamente la mancanza dei prodotti all’origine, ma la difficoltà di trasportarli nei tempi richiesti. Per i beni deperibili, anche una breve interruzione della catena distributiva può comportare perdite economiche e squilibri nei rifornimenti. Un fermo più lungo rischierebbe di incidere sulla regolarità delle consegne e, indirettamente, sui prezzi al dettaglio.

Il gasolio pesa sui conti delle imprese

Alla base della protesta c’è l’aumento dei costi di esercizio. Secondo le stime riportate dagli operatori, il pieno di un camion per la distribuzione alimentare può arrivare a costare tra 700 e 1.200 euro, in funzione della capienza del serbatoio. Autisti e aziende sostengono che tariffe e compensi non siano cresciuti in misura sufficiente a compensare carburante, pedaggi e altre spese.

Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto-Confcommercio, ha descritto una situazione di forte difficoltà per numerose imprese e ha chiesto che l’incontro con il ministero produca interventi immediatamente applicabili. Le organizzazioni sindacali Filt Cgil e Uiltrasporti hanno sollecitato una risposta anche dalla Regione Campania, rivolgendosi al presidente Roberto Fico e all’assessore ai Trasporti Mario Casillo.

L’incontro con Salvini e i rischi per la filiera

L’appuntamento del 20 ottobre con Matteo Salvini è ora il passaggio istituzionale più atteso. Le associazioni del settore chiedono misure che riducano l’impatto del caro carburanti e consentano di ripristinare la normale operatività dei trasporti. Non è ancora possibile stabilire se il confronto porterà a una sospensione dei presidi.

Per la Campania, dove porti, interporti e autostrade alimentano una parte rilevante della logistica meridionale, ogni ulteriore giornata di blocchi potrebbe ampliare le ripercussioni sui rifornimenti e sulle imprese. La vertenza mette in luce quanto il trasporto su gomma resti essenziale nella distribuzione dei beni quotidiani: quando si ferma, gli effetti arrivano rapidamente fino ai consumatori.