Il ribaltamento della decisione del gip. Il tribunale del Riesame di Palermo ha disposto la custodia cautelare in carcere per Giovanna e Bice Messina Denaro, sorelle del boss Matteo Messina Denaro, morto nel settembre 2023. I giudici hanno accolto l’appello della Procura di Palermo contro il provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari aveva respinto la richiesta di arresto. La decisione del Riesame, tuttavia, non è esecutiva e non comporta nell’immediato l’ingresso in carcere delle due donne.
Le indagini riguardano il presunto sostegno assicurato al capomafia durante gli anni della latitanza. Le due sorelle sono indagate per favoreggiamento e procurata inosservanza di pena, ipotesi aggravate. Secondo l’accusa avrebbero contribuito ad aiutare il fratello a sottrarsi alla cattura. Si tratta di contestazioni ancora al vaglio della magistratura, non di responsabilità accertate con una sentenza definitiva.
Le contestazioni della Procura
In una prima fase i pubblici ministeri avevano contestato alle due indagate anche l’associazione mafiosa e avevano chiesto al gip l’applicazione della misura cautelare in carcere. Il giudice aveva ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza, ma non aveva ravvisato le esigenze cautelari necessarie per disporre l’arresto. Per questo aveva negato la misura richiesta dalla Procura.
L’ufficio inquirente aveva impugnato quel provvedimento davanti al tribunale del Riesame. La discussione, inizialmente prevista per giugno, era stata rinviata all’autunno. Con la nuova decisione i giudici hanno dato ragione alla Procura sulla richiesta cautelare, modificando il quadro processuale delle due indagate.
Il possibile passaggio in Cassazione
Il provvedimento non chiude però il confronto giudiziario. In caso di ricorso, sarà la Corte di Cassazione a pronunciarsi sulla decisione del Riesame. Fino a quel passaggio, secondo quanto riferito dall’agenzia ANSA, la misura non è esecutiva. Resta dunque distinto il giudizio sulle esigenze cautelari dall’accertamento della responsabilità penale, che richiede un percorso processuale autonomo.
La vicenda riporta l’attenzione sulla rete di relazioni familiari che gli investigatori hanno ricostruito intorno alla lunga latitanza del boss di Castelvetrano, arrestato nel gennaio 2023 dopo trent’anni di ricerche. La pronuncia del Riesame riguarda esclusivamente la posizione cautelare delle due sorelle e non costituisce una condanna.