Presentato alla Dogana Aragonese a Flumeri, l'interessante volume: "BariNapoli, un nuovo asse di sviluppo per l'economia italiana?" realizzato da Francesco Prota, professore di politica economica presso il dipartimento di economia e finanza dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro e Gianfranco Viesti, professore di economia applicata presso il dipartimento di scienze politiche della stessa Università.
Un confronto dibattito che ha visto protagonisti i sindaci del territorio, l'ex deputato Luigi Famiglietti, il presidente di Confindustria Campania Emilio De Vizia, Giovanna Iacovone vice sindaco del comune di Bari, Angelo Lanza sindaco di Flumeri, Mario Ferrante sindaco di Ariano Irpino, Antonio Vitale vice sindaco di Grottaminarda ed altri primi cittadini del comprensorio oltre ad associazioni e cittadini.
Il concetto cardine da parte di tutti: "Sinergia, abbattere ogni forma di campanilismo, se non vogliamo vedere che i treni passino soltanto".
La costruzione di un nuovo asse di sviluppo tra Campania e Puglia, tra il Tirreno e l’Adriatico, tra due grandi aree urbane del Mezzogiorno che per lungo tempo sono rimaste vicine nello spazio ma lontane nelle relazioni economiche, sociali e culturali, rappresenta una possibilità ancora in larga misura inesplorata.
La nuova linea ferroviaria ad alta velocità/alta capacità Napoli-Bari non è soltanto un’infrastruttura di trasporto.
È una possibile leva di trasformazione territoriale. Riducendo drasticamente i tempi di percorrenza, essa può modificare l’accessibilità di città, aree interne, sistemi produttivi e mercati del lavoro; può favorire nuovi flussi di persone, conoscenze, servizi, investimenti; può contribuire a ricucire una parte decisiva del Mezzogiorno continentale. Il volume, curato da Francesco Prota e Gianfranco Viesti, affronta questa prospettiva da più angolature disciplinari.
Ne ricostruisce le radici storiche, analizza le strutture economiche di Campania e Puglia, confronta Bari e Napoli, esamina le relazioni fra imprese, università, territori e persone. Valuta, inoltre, alla luce della letteratura italiana ed europea, i possibili impatti dell’alta velocità sui sistemi urbani, sulle aree intermedie e interne, sulle disuguaglianze territoriali. Ne emerge un quadro ricco e sfaccettato.
La nuova linea può rappresentare una grande occasione, ma i suoi effetti non saranno automatici. Dipenderanno dalla qualità dei servizi ferroviari, dall’integrazione con il trasporto locale, dalle strategie urbane e regionali, dalla capacità delle istituzioni e degli attori economici di trasformare la maggiore accessibilità in cooperazione, innovazione e sviluppo.
l libro propone dunque una riflessione cruciale per il futuro del Sud e dell’Italia: non solo come collegare meglio due città, ma come costruire, attorno a quel collegamento, nuove possibilità di crescita, coesione e modernizzazione.