Due visioni della sicurezza si confrontano all'indomani delle devastazioni che hanno sconvolto il centro di Milano. Da una parte il sindaco Giuseppe Sala, convinto che la risposta alle violenze non possa esaurirsi nell'inasprimento delle misure repressive. Dall'altra il governo, con il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani che annuncia una linea di massima fermezza contro chi ha trasformato le manifestazioni in scontri con le forze dell'ordine, saccheggi e danneggiamenti. Sullo sfondo, una città ancora scossa dagli incidenti del fine settimana e il timore di nuove tensioni nelle prossime giornate.
La crisi dell'ordine pubblico è diventata un caso politico nazionale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato un vertice straordinario a Palazzo Chigi, mentre l'esecutivo prepara un decreto legge destinato a rafforzare gli strumenti di prevenzione e intervento. Tra le prime decisioni annunciate figura l'invio di 500 militari aggiuntivi nel capoluogo lombardo.
Sala: la sicurezza non si risolve soltanto con la repressione
Il sindaco è intervenuto il 20 ottobre, a margine della commemorazione della strage dei piccoli martiri di Gorla, tornando sulle violenze e sulle misure annunciate dal governo. Sala ha confermato che mercoledì 21 ottobre si terrà in Prefettura una riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, alla quale potrebbe partecipare anche il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi.
«Non può essere solo un problema di repressione», ha ribadito il primo cittadino, invitando a una riflessione più ampia sulle ragioni delle tensioni che attraversano una parte della società, soprattutto tra i più giovani.
La sua posizione non significa attenuare la condanna delle violenze. Sala aveva già definito ingiustificabili gli attacchi agli agenti e i danni provocati alla città, distinguendo però le responsabilità di chi ha partecipato agli scontri dalle motivazioni di quanti erano scesi in piazza per protestare contro il costo della vita.
Il sindaco ha anche sollevato il problema dell'adeguatezza dei dispositivi di sicurezza impiegati durante le manifestazioni. A suo giudizio, la presenza delle forze dell'ordine in alcuni momenti non sarebbe stata sufficiente a contenere gruppi particolarmente aggressivi. Una valutazione che ha provocato un duro confronto con il ministro Piantedosi.
Tajani annuncia la stretta: più militari e nuove regole per i minorenni
Di segno diverso le parole di Antonio Tajani, intervenuto a Roma a margine del Forum Welfare, Italia. Il ministro degli Esteri ha confermato l'arrivo di 500 militari aggiuntivi a Milano, spiegando che saranno impiegati anche con funzioni di polizia giudiziaria secondo le disposizioni previste dal governo.
Il vicepremier ha annunciato inoltre provvedimenti destinati a rendere più difficile la commissione di reati da parte dei minorenni, uno degli aspetti che maggiormente preoccupano l'esecutivo dopo gli episodi del fine settimana.
Per Tajani la risposta dello Stato sarà «fermissima», con l'obiettivo di garantire ai cittadini la possibilità di circolare liberamente nei centri storici e agli operatori economici di svolgere le proprie attività senza essere esposti a intimidazioni o saccheggi.
Il ministro ha riconosciuto la piena legittimità delle manifestazioni pacifiche, sottolineando però che la violenza non può essere considerata una forma accettabile di protesta. Ha inoltre sollevato il dubbio sull'eventuale presenza di un coordinamento dietro le azioni dei gruppi più aggressivi, un'ipotesi che richiederà verifiche investigative.
Il decreto sicurezza e l'ipotesi del fermo preventivo
Il governo sta lavorando a un provvedimento urgente che dovrebbe anticipare alcune misure già previste nel disegno di legge sulla sicurezza. Tra le ipotesi allo studio figura l'estensione del fermo preventivo fino a 24 ore, con la possibilità di applicarlo anche ai minorenni in circostanze definite dalla nuova normativa.
Si valuta inoltre il rafforzamento degli strumenti di prevenzione, l'introduzione di nuove fattispecie di reato per i danneggiamenti aggravati e misure più severe contro chi partecipa ad azioni di devastazione durante le manifestazioni.