Insulti sessisti, offese personali e messaggi che arrivano ad augurarle la morte. La sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, ha deciso di rendere pubblica la violenza verbale di cui è bersaglio sui social, mostrando alcuni dei commenti ricevuti e annunciando un'iniziativa per trasformare gli attacchi in un sostegno concreto alle donne che subiscono molestie e intimidazioni online. La risposta non si fermerà alla denuncia individuale: l'obiettivo è costruire, attraverso l'Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), una rete di amministratori e amministratrici per garantire assistenza legale gratuita alle vittime che non dispongono delle risorse economiche necessarie per difendersi.

Il caso è emerso il 19 ottobre, quando Ferdinandi ha pubblicato un video sui propri profili social. Nel filmato compaiono alcuni dei messaggi offensivi indirizzati alla prima cittadina, tra cui pesanti insulti misogini e l'espressione «crepa». Parole che hanno spinto la sindaca a denunciare pubblicamente il clima di ostilità che può accompagnare l'esposizione politica delle donne.

La vicenda ha assunto una dimensione nazionale perché Ferdinandi, oltre a guidare il capoluogo umbro, ricopre il ruolo di delegata alle Pari opportunità e vicepresidente dell'organismo competente all'interno dell'Anci. La sua iniziativa si inserisce quindi in un percorso istituzionale che punta a coinvolgere i Comuni italiani, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni.

Dalle offese personali a una battaglia collettiva

La sindaca ha scelto di mostrare direttamente gli attacchi ricevuti, evitando che restassero confinati nelle conversazioni digitali. Il video distingue il diritto di criticare un'amministrazione dalle aggressioni che prendono di mira una donna per il suo genere, per il corpo o per l'aspetto fisico.

«La libertà di espressione non è libertà di umiliare, minacciare o intimidire», ha dichiarato Ferdinandi, sottolineando che nessuna donna dovrebbe sentirsi isolata o ridicolizzata quando decide di denunciare.

Il riferimento non è soltanto alla violenza delle parole, ma anche al meccanismo attraverso il quale alcuni attacchi vengono normalizzati perché avvengono su una piattaforma digitale. La distanza fisica tra chi scrive e chi riceve il messaggio può favorire la percezione che un insulto online abbia conseguenze meno gravi rispetto a un'aggressione pronunciata di persona.

Ferdinandi respinge questa distinzione. Chi ricopre una carica pubblica, osserva, deve accettare anche contestazioni severe e giudizi politici radicalmente contrari alle proprie scelte. Quando però il confronto si sposta sulle caratteristiche personali e assume contenuti sessisti o intimidatori, il problema non riguarda più soltanto il dibattito democratico.

La sindaca considera questi comportamenti una forma di violenza che deve essere riconosciuta e affrontata, senza confondere la libertà di opinione con la possibilità di umiliare o minacciare una persona.

La proposta di Sara Funaro e il fondo per le vittime

La risposta annunciata da Ferdinandi prende forma a partire da un'iniziativa della sindaca di Firenze, Sara Funaro, che ha proposto di destinare gli eventuali risarcimenti ottenuti attraverso azioni legali contro gli insulti sessisti al sostegno delle donne vittime di odio online.

Ferdinandi ha aderito al progetto e intende ampliarne la portata attraverso l'Anci. Il meccanismo previsto consiste nella creazione di un fondo alimentato dai risarcimenti eventualmente riconosciuti nei procedimenti giudiziari, da utilizzare per garantire assistenza legale a chi non può permettersi di affrontare autonomamente i costi di una causa.

L'iniziativa nasce dalla consapevolezza che l'accesso alla giustizia non è uguale per tutte. Presentare una denuncia, rivolgersi a un avvocato e sostenere un procedimento possono rappresentare ostacoli significativi, soprattutto per le persone che vivono situazioni di precarietà economica.

La conseguenza è che molte donne potrebbero rinunciare a tutelarsi, lasciando senza una risposta formale comportamenti offensivi o intimidatori.

Il progetto punta a intervenire proprio su questa difficoltà, trasformando una parte delle conseguenze economiche delle azioni legali in una risorsa destinata ad altre vittime. Non si tratta di un fondo già operativo, ma di una proposta per la quale è stato avviato un percorso istituzionale.

Il ruolo dell'Anci e la rete nazionale dei Comuni

Come delegata alle Pari opportunità, Ferdinandi ha annunciato che il tema è già stato affrontato nella commissione competente dell'Anci. Il passo successivo sarà la costruzione di una rete nazionale in grado di coinvolgere amministratrici e amministratori appartenenti a schieramenti politici differenti.

È inoltre in preparazione una lettera destinata agli enti locali, con la quale la sindaca di Perugia inviterà i rappresentanti delle amministrazioni a partecipare all'iniziativa.

Un ulteriore passaggio è previsto in occasione dell'Assemblea nazionale dell'Anci, dove il documento programmatico dovrebbe comprendere una sezione specifica dedicata al contrasto dell'odio sessista e della violenza di genere negli spazi digitali.

L'obiettivo è portare la questione fuori dalla dimensione individuale delle persone colpite e inserirla nell'attività ordinaria delle istituzioni locali.