Un'imponente operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli ha svelato una complessa rete criminale gestita direttamente dall'interno degli istituti di pena italiani. Dalle prime ore di oggi martedì 20 ottobre, i Carabinieri del Nucleo Operativo di Napoli Bagnoli e la Polizia Penitenziaria hanno eseguito misure cautelari nei confronti di nove persone sparse su tutto il territorio nazionale.
Le accuse variano dall'accesso indebito a dispositivi di comunicazione per detenuti al traffico di stupefacenti, fino a estorsione, lesioni e violenza privata, tutte aggravate dal metodo mafioso. L'inchiesta ha dimostrato come esponenti di spicco di sodalizi storicamente rivali, tra cui i Troncone, i Mazzarella-D'Amico, i Ferrara-Cacciapuoti, i Gionta, gli Avventurato, i De Luca Bossa-Minichini e persino i Licciardi, avessero stretto una vera e propria alleanza d'affari per gestire imponenti forniture di cocaina destinate alla piazza partenopea.
La svolta nelle indagini: dal debito di droga alla collaborazione
A far crollare il sistema è stata la scelta di collaborare con la giustizia da parte di Emanuele De Pasquale, 27 anni, figura chiave dell'inchiesta arrestata nel marzo 2025 durante uno smantellamento del clan Troncone e del gruppo Frizziero della Torretta.
De Pasquale, affetto da ludopatia, aveva accumulato un debito di droga stimato tra i 50 e i 60 mila euro che non riusciva più a saldare. Per tentare di coprire la cifra, l'organizzazione aveva persino cercato di costringere la sua compagna, conosciuta su TikTok mentre lui era già recluso, a mettere a segno truffe ai danni di anziani, piano poi fallito per la mancata individuazione di una vittima idonea.
Incapace di saldare il debito, per il giovane è scattata la punizione: l'ordine tassativo di picchiarlo o ucciderlo. Il pestaggio, eseguito con l'uso di forbici, è stato persino filmato e inviato tramite smartphone a un elemento di vertice del clan recluso nel carcere di Milano Opera. Gravemente ferito e consapevole di rischiare la vita, De Pasquale ha consegnato il proprio cellulare agli agenti della Polizia Penitenziaria e ha iniziato a ricostruire nel dettaglio l'intera mappa del traffico.
Riunioni in videoconferenza tra gli penitenziari di tutta Italia
Come sottolineato dal procuratore Nicola Gratteri, il quadro emerso dalle indagini evidenzia una sconcertante facilità di comunicazione tra le strutture carcerarie: "La cosa impressionante è che uomini di vertice di queste famiglie, in videoconferenza dall'interno delle carceri, da Siracusa a Opera fino a Secondigliano e Poggioreale, si organizzavano, discutevano su come strutturare il traffico, dove acquistare la droga, dove e a chi venderla".
L'intera filiera commerciale veniva pianificata al riparo dalle mura carcerarie, valicando persino storiche ed esplicite inimicizie tra clan rivali pur di garantire la stabilità dei profitti legati allo spaccio a Fuorigrotta e nell'intera area napoletana.
Il fenomeno dei telefoni e dei droni negli istituti di pena
Le misure cautelari odierne toccano indagati attualmente ai domiciliari o reclusi nelle province di Napoli, Siracusa, Catania, L'Aquila, Cosenza e Rovigo. L'operazione riporta al centro del dibattito l'emergenza legata all'ingresso illecito di dispositivi di comunicazione e sostanze stupefacenti nelle carceri campane. Accanto all'introduzione dei classici micro-telefoni, le forze dell'ordine registrano un uso sempre più frequente della tecnologia, come dimostra il recente arresto a Poggioreale di quattro persone sorprese a pilotare un drone carico di materiale illecito al di sopra del perimetro del penitenziario.