Kim Jong-un è morto? Per alcune ore la notizia ha attraversato social network e giornali internazionali, alimentando interrogativi sul futuro della Corea del Nord. Secondo le indiscrezioni, il leader di Pyongyang sarebbe stato colpito da un'emorragia cerebrale, trasferito d'urgenza in un ospedale di Pechino e deceduto nonostante i tentativi dei medici di salvarlo. Una ricostruzione priva di prove, smentita dalle autorità sudcoreane e contraddetta dalle immagini diffuse dai media del regime, che mostrano Kim durante una visita pubblica.

La notizia partita da un dissidente cinese

All'origine della vicenda c'è Wanjun Xie, dissidente cinese residente negli Stati Uniti e presidente del China Democracy Party. Attraverso un messaggio pubblicato su X, l'uomo ha sostenuto che Kim fosse entrato in coma dopo una grave emorragia cerebrale e che i medici nordcoreani, non disponendo di strutture adeguate, avessero chiesto l'intervento di specialisti cinesi.

Secondo il suo racconto, il leader sarebbe stato successivamente trasferito al Peking Union Medical College Hospital, dove sarebbe morto. Xie non ha però fornito alcuna documentazione a sostegno delle affermazioni.

La voce è stata ripresa da alcuni giornali internazionali, tra cui il britannico The Sun e il New York Post, trasformandosi rapidamente in un caso mediatico. A rafforzare le speculazioni ha contribuito anche la temporanea assenza di Kim dalle apparizioni pubbliche, interpretata da alcuni osservatori come un possibile segnale di problemi di salute.

Le fotografie diffuse da Pyongyang

La risposta è arrivata dai media ufficiali nordcoreani, che hanno pubblicato fotografie di Kim Jong-un durante una visita alla Mostra nazionale di abbigliamento e calzature del 2026, a Pyongyang.

Nelle immagini il leader compare insieme alla figlia Kim Ju-ae, mentre osserva scarpe, cappotti e altri prodotti esposti. Le fotografie sono state presentate come testimonianza di una sua recente attività pubblica, anche se la data esatta degli scatti non è stata verificata indipendentemente.

Da Seul, funzionari dei ministeri degli Esteri e della Sicurezza hanno dichiarato di non avere alcun riscontro della presunta morte, definendo infondate le indiscrezioni circolate online.

Perché le voci sulla morte di Kim tornano così spesso

Non è la prima volta che il leader nordcoreano viene dato per morto o in condizioni gravissime. Nell'aprile 2020, dopo una prolungata assenza dalle cerimonie ufficiali, si diffusero indiscrezioni su un presunto intervento cardiovascolare e su un possibile stato di coma.

Anche allora le notizie rimbalzarono sui media internazionali senza conferme, fino alla ricomparsa pubblica del leader.

Alla base di queste ricorrenti speculazioni c'è soprattutto l'estrema segretezza del sistema politico nordcoreano. Le informazioni sulle condizioni di salute della leadership sono considerate questioni di sicurezza nazionale e vengono diffuse soltanto attraverso canali rigidamente controllati.

L'assenza di una stampa indipendente e la difficoltà di verificare le comunicazioni ufficiali favoriscono così la circolazione di indiscrezioni, spesso alimentate da fonti anonime, dissidenti o account social privi di riscontri.

La successione e il ruolo della sorella Kim Yo-jong

Ogni voce sulla salute di Kim riapre inevitabilmente il dibattito sulla successione alla guida del Paese, potenza nucleare governata dalla dinastia Kim da tre generazioni.

Tra i nomi più frequentemente citati figura quello della sorella Kim Yo-jong, dirigente influente del regime e protagonista delle recenti dichiarazioni contro la Corea del Sud. Un'altra figura osservata con crescente attenzione è la figlia Kim Ju-ae, che negli ultimi anni ha accompagnato il padre in numerose occasioni pubbliche.