Salerno

Perquisizioni in più di venti città italiane, 24 sequestri e 10 persone indagate: sono i numeri dell'inchiesta sulla vendita di opere d'arte contraffatte coordinata dalla Procura di Torre Annunziata. I dipinti, secondo le indagini, sono falsamente attribuiti ad autori dell'Ottocento napoletano, come Vincenzo Irolli. Il gruppo di Roma del Comando Carabinieri tutela patrimonio culturale ha eseguito un decreto di perquisizione con contestuale sequestro, emesso dall'ufficio coordinato dal procuratore Nunzio Fragliasso. Il provvedimento riguarda 41 persone e altrettanti esercizi commerciali e abitazioni. Nella fase esecutiva i militari sono stati affiancati dal Reparto operativo di Roma, dai nuclei di Cosenza, Napoli, Roma, Bari, Perugia, Cagliari, L'Aquila e Palermo, dalla sezione di Siracusa e dai comandi territoriali dell'Arma.

I LUOGHI INTERESSATI

Le perquisizioni hanno toccato diverse regioni, tra cui Calabria (Corigliano Rossano e Reggio Calabria), Campania (Napoli, Sant'Antonio Abate, San Giorgio a Cremano, Scafati, Pozzuoli, Torre del Greco, Castellammare di Stabia, Afragola, Quarto, Pagani ed Ercolano), Puglia (Bari, Lecce, Acquaviva delle Fonti, Altamura, Conversano, Rutigliano e Andria) e Lombardia (Sesto San Giovanni). Sono state coinvolte anche Palermo, Messina e Acireale.

LE IPOTESI DI REATO: 25 CAPI DI IMPUTAZIONE PER 69 DIPINTI

Le perquisizioni e i sequestri si inseriscono, spiega una nota della Procura, in «una complessa attività investigativa condotta dal nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza». Risultano indagate dieci persone per associazione per delinquere, contraffazione di opere d'arte, ricettazione di beni culturali ed esportazione illecita di beni culturali. I capi di imputazione sono 25 e riguardano circa 69 dipinti. Ne sono stati sequestrati 24 e sono state individuate 84 vendite online, che hanno portato alla cessione di nove opere all'estero, in Austria, Portogallo, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Belgio e Irlanda.

IL PRESUNTO SODALIZIO CRIMINALE

Le perquisizioni, da ciò che si apprende, hanno interessato, oltre agli indagati, anche antiquari, commercianti di antichità e restauratori. Secondo gli inquirenti sarebbe esistito un vero e proprio sodalizio criminale dedito a un vasto traffico, su scala nazionale e internazionale, di dipinti contraffatti. Le opere sarebbero state vendute sia attraverso i mercati del settore sia a ignari acquirenti su una nota piattaforma di vendita online. La commercializzazione sarebbe stata condotta da persone esperte del mondo dell'arte, in particolare dal promotore dell'attività, che per presentare i beni sul web si sarebbe avvalso dell'apporto logistico della moglie e delle consulenze tecniche di un amico. I dipinti sarebbero stati messi in vendita sul territorio nazionale e, attraverso la piattaforma telematica, anche all'estero, in base a una specifica ripartizione delle competenze tra i componenti dell'organizzazione. Il gruppo avrebbe avuto base nelle province di Salerno e Napoli, operando anche a Reggio Calabria e in diverse regioni meridionali.