Farmaci di nuova generazione per ridurre la frequenza dei trattamenti, intelligenza artificiale per individuare precocemente le malattie della retina e terapie geniche che aprono nuove prospettive anche per patologie fino a pochi anni fa prive di possibilità terapeutiche.
La cura delle malattie retiniche sta attraversando una fase di profonda trasformazione, con innovazioni destinate a incidere sulla capacità di preservare la vista, migliorare la qualità di vita dei pazienti e rendere più sostenibile la gestione delle patologie croniche.
Una rivoluzione scientifica e tecnologica che vede impegnata in prima linea la Divisione di Oculistica dell'Ospedale Monaldi di Napoli, coinvolta in trial clinici internazionali sulle più recenti frontiere della ricerca oftalmologica.
Tra le sfide più importanti c'è quella di migliorare il trattamento delle maculopatie, a partire dalla degenerazione maculare legata all'età e dalle complicanze retiniche del diabete. Patologie che possono compromettere gravemente la capacità visiva e che, in molti casi, richiedono controlli e terapie ripetuti nel tempo. Lo sviluppo di nuovi farmaci, formulazioni a rilascio prolungato e protocolli terapeutici sempre più personalizzati punta a garantire risultati più duraturi, riducendo il numero delle somministrazioni e il peso delle cure sui pazienti, sulle famiglie e sul sistema sanitario.
Un'altra frontiera è rappresentata dall'intelligenza artificiale applicata alla diagnostica oculistica. Grazie all'integrazione tra algoritmi avanzati e tecnologie di imaging, come la tomografia a coerenza ottica (OCT) e l'angiografia OCT (OCT-A), si stanno ampliando le possibilità di riconoscere precocemente le alterazioni della retina, monitorare l'evoluzione delle malattie e prevedere la risposta ai trattamenti.
L'obiettivo è arrivare a percorsi diagnostici e terapeutici sempre più precisi, intervenendo tempestivamente prima che il danno visivo diventi irreversibile. Progressi significativi riguardano anche la chirurgia vitreoretinica, grazie a tecniche microchirurgiche sempre meno invasive e a strumentazioni di ultima generazione. Innovazioni che ampliano le possibilità di trattamento di condizioni complesse come il distacco di retina, i fori maculari e le complicanze vitreoretiniche della retinopatia diabetica, consentendo di perfezionare gli approcci chirurgici e migliorare le prospettive di recupero funzionale. Particolare attenzione è rivolta inoltre alle malattie rare della retina, per le quali la ricerca scientifica sta aprendo scenari fino a pochi anni fa difficilmente immaginabili.
Diagnostica sempre più accurata, nuove strategie terapeutiche e potenzialità delle terapie geniche rappresentano una speranza concreta per pazienti che storicamente hanno avuto a disposizione opzioni di trattamento estremamente limitate.
Sono queste le principali direttrici dell'innovazione al centro di RetiNapoli 2026, il congresso scientifico giunto alla sua venticinquesima edizione, in programma oggi e domani nell'Aula Magna dell'Ospedale Monaldi di Napoli.
L'appuntamento, organizzato dalla Divisione di Oculistica del Monaldi, diretta dal dottor Francesco Calabrò, e coordinato dal dottor Gianluigi Manzi e dalla dottoressa Flavia Chiosi, riunisce relatori di riconosciuta autorevolezza scientifica provenienti da alcune delle più importanti realtà oftalmologiche nazionali e internazionali.
Sino a domani gli specialisti si confronteranno sulle più recenti evidenze scientifiche relative alla retina medica e chirurgica, approfondendo indicazioni, risultati e prospettive delle nuove terapie farmacologiche, delle tecniche chirurgiche avanzate e degli strumenti diagnostici basati sull'intelligenza artificiale. Un ruolo centrale è riservato al rapporto tra ricerca scientifica e pratica clinica, con particolare attenzione ai risultati dei più recenti trial internazionali, ai quali partecipa anche la Divisione di Oculistica del Monaldi, e alla loro applicazione nell'attività ambulatoriale e chirurgica quotidiana.
L'obiettivo è favorire il trasferimento delle innovazioni dalla sperimentazione all'assistenza, attraverso la condivisione delle esperienze, il confronto multidisciplinare e l'aggiornamento continuo degli specialisti, per garantire percorsi di cura sempre più efficaci e appropriati.