Non si allenta la morsa della protesta degli autotrasportatori sul capoluogo campano. A distanza di giorni dal primo presidio, la mobilitazione contro il caro-carburante si è inasprita trasformandosi in un corteo lento che ha mandato in tilt l'intera viabilità cittadina e la zona portuale. A far esplodere la nuova fase della vertenza è la netta bocciatura del recente "decreto aiuti" varato dal Governo guidato da Giorgia Meloni. Un provvedimento giudicato del tutto insufficiente dalle categorie in lotta, che rispondono rilanciando il blocco ad oltranza e allargando il fronte della protesta a studenti e movimenti cittadini.
Il blitz al Porto: via Argine, Varco Bausan e la viabilità in tilt
La strategia dei manifestanti si è mossa lungo i punti nevralgici della logistica cittadina:
Il blocco delle cisterne: In via Argine continua il presidio permanente che impedisce l'uscita dei camion-cisterna carichi di benzina e gasolio, causa primaria del prosciugamento dei distributori dell'intera area metropolitana.
Il corteo lento sul lungomare industriale: I mezzi pesanti si sono messi in marcia muovendosi a passo d'uomo lungo via Reggia di Portici e via Nuova Marina in direzione Napoli centro, scortati dal rumore assordante e continuo dei clacson fatti suonare all'unisono.
L'assedio al Varco Bausan: Una colonna di camion e manifestanti a piedi ha occupato le corsie di marcia dirette all'accesso portuale, provocando il blocco totale del traffico merci e cittadino.
La saldatura politica e il coro contro l'Esecutivo
A differenza delle prime giornate di fermo di categoria, la piazza napoletana registra ora un'evoluzione politica evidente. Tra gli slogan storici della protesta operaia e sindacale, come "Lotta dura senza paura" e "Vinceremo organizzati", si fa strada una contestazione diretta alle scelte dell'Esecutivo centrale. Particolarmente simbolico l'allargamento del presidio: lungo via Nuova Marina si sono uniti ai camionisti gruppi di studenti, agricoltori e cittadini penalizzati dai rincari.«Vorremmo ringraziare la premier Giorgia Meloni e i suoi ministri - commenta ironicamente un portavoce dei manifestanti - perché grazie alle loro misure sono riusciti nell'impresa di unire in piazza soggetti che prima non si parlavano: studenti, agricoltori e autotrasportatori».
Rischio paralisi e tensione istituzionale
Il ripiegamento del corteo verso via Argine al termine del blitz portuale conferma l'intenzione dei manifestanti di non cedere di un passo. La mancata riapertura dei rubinetti dei carburanti mantiene altissimo il livello di allarme per i servizi essenziali. Con il centro cittadino morsa dal traffico e le scorte energetiche al minimo storico, la pressione si sposta ora interamente sui tavoli del Ministero dell'Interno e delle autorità locali: la gestione dell'ordine pubblico attorno ai varchi portuali e ai depositi diventerà cruciale nelle prossime ore per evitare un blocco definitivo delle attività produttive e sanitarie della regione.