Il fronte del "no" alla realizzazione di un nuovo Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) a Castel Volturno si compatta in vista della manifestazione nazionale in programma per sabato 24 ottobre. Alla mobilitazione parteciperà anche il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, al fianco di associazioni e ONG come Emergency, promotrice del corteo che chiede il superamento definitivo della detenzione amministrativa in Italia.
L'appuntamento è fissato per le ore 13:00 davanti al Centro Fernandes di Castel Volturno, dove cittadini, attivisti e organizzazioni si ritroveranno sotto lo striscione “NO AI CPR, NÉ A CASTEL VOLTURNO NÉ ALTROVE”.
Fico: "A Castel Volturno servono investimenti e sviluppo, non detenzione"
Il presidente della Regione Campania Roberto Fico ha confermato ufficialmente la sua presenza al presidio, motivando la scelta con ragioni legate alla tutela ambientale e alla pianificazione strategica dell'area casertana.
«Domani sarò a Castel Volturno perché pensiamo che un CPR non serva a quel territorio e non serva alla programmazione che stiamo facendo, dove insiste una zona di protezione speciale dichiarata dalla Regione e tutelata dalle normative europee», ha dichiarato Fico. «Castel Volturno ha bisogno di altri investimenti. Speriamo che le nostre ragioni vengano comprese, perché sono ragioni di sviluppo».
Emergency e TAI: "I CPR sono luoghi patogeni che violano i diritti umani"
La protesta di Castel Volturno punta i riflettori su una criticità che va oltre i confini campani. Secondo Emergency e i promotori del Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI), la detenzione amministrativa non solo si è dimostrata inefficace nella gestione dei flussi migratori, ma rappresenta una violazione sistematica dei diritti fondamentali e del diritto alla salute. Come evidenziato nel secondo rapporto di monitoraggio sui CPR curato dal TAI, le strutture di trattenimento causano gravi danni alla salute psicofisica di chi vi viene recluso in assenza di reati.
Carenze sanitarie, abusi e psicofarmaci
Emanuele Longo, responsabile medici del Programma Italia di Emergency, denuncia condizioni cliniche ed etiche all'interno dei centri. Viene segnalata una somministrazione massiccia di sedativi utilizzata come strumento di contenimento e gestione dell'ordine pubblico anziché a fini terapeutici. Non solo, un numero elevato di atti autodistruttivi testimonia la condizione di profonda sofferenza psicologica dei trattenuti.
«I CPR sono assimilabili ai vecchi manicomi per le logiche di segregazione e violenza istituzionale», evidenzia Sergio Serraino, coordinatore di Emergency Campania. «Dopo 28 anni di esistenza del sistema, il problema principale rimane l'obiettivo stesso con cui sono nati: il rimpatrio forzato di uomini e donne che esercitano il diritto di fuggire da condizioni di vita insostenibili».
Ad avvalorare la denuncia è la testimonianza di Ahmed Echi, responsabile del progetto Sicilia per Emergency, che descrive il deperimento e i trauma riportati dai pazienti a seguito del periodo di trattenimento nei centri: «Quando abbiamo rivisto un nostro paziente dopo la permanenza nel CPR, era un'altra persona: camminava a stento e non rispondeva più agli stimoli».
Le richieste della piazza
La mobilitazione del 24 ottobre intende lanciare un messaggio chiaro alle istituzioni centrali: cancellare il piano di realizzazione della struttura a Castel Volturno, bloccare l'apertura di nuovi centri sul territorio nazionale e avviare un graduale superamento del sistema dei CPR in favore di politiche basate su accoglienza, integrazione e tutela della salute.