Avellino

Scomparsa di Mimì Manzo: slitta al 6 novembre la decisione del gup del tribunale di Avellino, Giulio Argenio sul rinvio a giudizio di Romina Manzo, figlia della scomparsa e i suoi due amici Alfonso Russo e Loredana Scannelli.

Stamattina sono comparse davanti al gup Scanelli e Manzo. Assente il terzo imputato Russo. Hanno discusso il pm e gli avvocati di parte civile che hanno chiesto il rinvio a giudizio degli imputati. Gli avvocati degli imputati hanno chiesto il proscioglimento per i tre giovani mettendo in evidenza alcuni elementi contrastanti nella stessa ricostruzione fatta dalla procura.  L’avvocato Nicodemo Gentile ha chiesto il rinvio a giudizio.

Gli avvocati degli imputati hanno chiesto il proscioglimento dei tre giovani mettendo in evidenza degli elementi contrastanti riportati nella ricostruzione della procura. Per l’avvocato Dario Cierzo ha sostenuto in aula che Mimi Manzo sarebbe salito su un’altra auto, certamente non su quella di Alfonso Russo che era altrove. All’ora della scomparsa era davanti all’abitazione Manzo in base agli orari forniti dalla stessa procura. Per l’ avvocato Rolando Iorio, la sua assistita Loredana Scannelli non deve esser rinviata a giudizio perché non aveva alcun interesse per far sparire Mimi. Infine l’avvocato Federica Renna ha chiesto il proscioglimento di Romina Manzo perché ha solo sbagliato alcuni orari in buona fede.

Ricordiamo che Mimì Manzo è scomparso l'otto gennaio 2021 dopo aver avuto un acceso diverbio con la figlia Romina, nel corso del quale le contestava di avere organizzato per il suo ventesimo compleanno presso la propria abitazione in via Padre Sementa a Prata Principato Ultra, nonostante il periodo di “restrizioni” imposte dalla normativa anti Covid.

Il litigio

Mimì - durante la festa della figlia - aveva notato che alcuni invitati facevano uso di sostanze stupefacenti ed alcoliche. Circostanza che aveva fatto andare su tutte le furie Mimì, già contrario ad alcune amicizie delle figlia, in particolare non voleva che Romina frequentasse Alfonso e Loredana. I due, ad avviso di Mimì, la sfruttavano, inducendola a dissipare la somma ricevuta a titolo di risarcimento per i danni riportati a seguito di un gravissimo incidente stradale.

L'uscita di Mimì dall'abitazione

Dopo il litigio Mimì esce di casa, intorno alle 21:45 dirigendosi a piedi verso la Basilica dell’Annunziata. Giunge all’incrocio in prossimità di un noto ristorante della zona alle ore 21.50 circa e svolta in direzione della stazione ferroviaria; da quel momento si sono perse le sue tracce.  Per la Procura di Avellino in quel punto entrano in azione di due imputati con le accuse di omicidio aggravato e occultamento di cadavere.

Il ruolo dei due ex fidanzati nell'omicidio e soppressione di cadavere 

Russo si trova presso un bar di Prata, dopo aver chiamato telefonicamente a Romina, si allontana dal locale per raggiungere I’abitazione di Romina. Una volta giunto nota Mimì allontanarsi a piedi e dopo averlo salutato, entra nell’abitazione, per poi uscire alle ore 21.57 circa, mettendosi alla guida della sua auto e dirigendosi nella medesima direzione poco prima presa da Manzo, percorrendo via Nocelleto, per poi imboccare una prima stradina che porta alla località Fontana Del Prete e giungere in prossimità della Basilica dell’Annunziata.

Loredana Scannelli alle ore 22.32 telefona Alfonso e lo raggiunge a bordo della T-Roc noleggiata insieme a Romina Manzo nei pressi della Basilica dell’ Annunziata. In questo intervallo temporale i due avrebbero causato il decesso di Mimì Manzo, per poi occultarne il corpo all’interno della T-Roc, ed infine, sopprimerlo. Contestazione aggravata dal fatto di aver commesso il reato per
un motivo abietto, consistito nell’aver cagionato il decesso perché ormai era morto e non si poteva fare più nulla”.

Le accuse di favoreggiamento mosse nei confronti di Romina 

La contestazioni nei confronti di Romina Manzo resta quella di favoreggiamento dei suoi amici, Alfonso e Loredana. Per la Procura di Avellino, alcune circostanze riferite dai Romina ai carabinieri sono state smentite dall’esame dei tabulati telefonici e nella visione delle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza cittadine. Ed ancora secondo la pubblica accusa, avrebbe anche omesso di riferire sin da subito ai Carabinieri quanto dichiarato da Alfonso alle ore 03.30 circa del nove gennaio 2021, e precisamente: "non cercare più mio padre perché ormai era morto e non si poteva fare più nulla”.