Un detenuto di 54 anni si è tolto la vita nel carcere di Poggioreale a Napoli. La drammatica notizia è stata resa nota attraverso una nota ufficiale del garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, che ha colto l'occasione per lanciare un grido d'allarme rivolto alle istituzioni e all'intera comunità.
L'appello del garante: "Basta interventi a tragedia avvenuta"
Nel documento diffuso nelle scorse ore, Ciambriello ha espresso profondo cordoglio e indignazione per l'ennesimo dramma consumato dietro le sbarre, sottolineando l'urgenza di un cambio di passo strutturale nel sistema penitenziario italiano. "Non possiamo continuare a intervenire soltanto a tragedia avvenuta afferma con forza il garante. Le persone che soffrono di dipendenze o che vivono ai margini della società non possono essere lasciate sole nella loro solitudine."
La radiografia del disagio: "40 mila invisibili"
Il quadro tracciato da Ciambriello mette in luce le fragilità croniche che affollano gli istituti di pena. Secondo l'analisi del garante, il carcere contemporaneo è popolato principalmente da "invisibili": malati psichiatrici, persone con dipendenze e immigrati privi di una rete familiare di riferimento. Un'emergenza sociale di vaste proporzioni: su un totale nazionale di circa 64 mila detenuti, il garante stima che siano ben 40 mila le persone che rientrano in queste categorie vulnerabili, richiedendo un'attenzione e un supporto particolari che spesso faticano a trovare spazio nella gestione ordinaria.
Le richieste: rete integrata, lavoro e supporto psicologico
Per arginare il fenomeno dei suicidi in cella e restituire dignità al percorso detentivo, Ciambriello indica soluzioni concrete basate sulla sinergia tra i diversi attori del territorio: "È urgente rendere strutturale la cooperazione tra le istituzioni, l'Ufficio Esecuzione Penale Esterna (UEPE), le Aziende Sanitarie Locali (ASL), il Terzo Settore e le comunità ecclesiali. All'interno delle mura carcerarie occorre intensificare i progetti di accudimento, sostegno psicologico e percorsi mirati per chi soffre di disagi mentali o dipendenze. L'attivazione di percorsi formativi e lavorativi rappresenta un pilastro fondamentale, poiché, come ricorda Ciambriello, "anche in carcere l'ozio è il padre dei vizi e della disperazione".
L'appello finale si chiude con una riflessione amara ma necessaria: solo attraverso la costruzione di una rete di protezione costante e integrata sarà possibile offrire un'alternativa reale al carcere e prevenire future tragedie.