A cento giorni dallo scioglimento del consiglio comunale per presunte infiltrazioni camorristiche, l'ex sindaco di Castellammare di Stabia, Luigi Vicinanza, rompe il silenzio e passa al contrattacco. Davanti a una sala gremita al Circolo Internazionale, l'ex primo cittadino ha ufficializzato il ricorso al Tar del Lazio, presentato insieme all'ex vicesindaco Giuseppe Di Capua e all'ex assessore Annalisa Di Nuzzo con il patrocinio dell'avvocato Riccardo Marone, per chiedere l'annullamento del provvedimento del Viminale, bollato come «ingiusto, immondato e basato su argomenti inconsistenti».
La replica alle accuse della commissione
Censurando la relazione della commissione d'inchiesta, Vicinanza ha respinto punto per punto i rilievi mossi dall'organo ministeriale. Citando Tacito con il motto “Sine ira et studio”, l'ex sindaco ha sottolineato come all'interno del dossier non vi siano atti amministrativi concreti a supporto dell'ipotesi di condizionamento mafioso, ma solo rilievi legati a contesti di socialità.
In merito alla presunta mole di affidamenti diretti contestati, indicata nella relazione in 21 milioni di euro, Vicinanza ha precisato che la cifra reale si attesta sui 5 milioni, gestiti secondo procedure sollecitate dallo stesso governo. Quanto ai riferimenti personali contenuti nel testo, l'ex primo cittadino ha liquidato la polemica attorno alla controversa festa della Juve Stabia come un episodio di gestione dell'ordine pubblico non imputabile alle responsabilità politiche di un sindaco, ribadendo di non aver mai avuto legami con i soggetti menzionati.
Il "delitto politico" e lo scontro nel centrosinistra
Il discorso pubblico si è poi spostato sul piano politico, tracciando un bilancio tutt'altro che idilliaco dei rapporti interni al centrosinistra. Vicinanza ha puntato il dito contro le tensioni vissute con i vertici regionali e locali del Partito Democratico, evocando «un gruppo di potere trasversale» attivo in città e parlando apertamente di una «ritorsione giustizialista dell'area più faziosa del Pd». Un clima caratterizzato da forti frizioni, dai difficili rapporti con l'ex segretario regionale Antonio Misiani fino alle mancate interlocuzioni con il commissario cittadino Arturo Scotto. Nonostante il peso di «un marchio che brucia», Vicinanza ha confermato la volontà di non abbandonare il territorio: «Resto un uomo delle istituzioni e farò il sindaco di strada».
La replica del Partito Democratico
A stretto giro è arrivata la reazione ufficiale del Pd per voce di Arturo Scotto. Il commissario cittadino ha liquidato le polemiche replicando seccamente: «Basta parlare di fuoco amico, ora siamo concentrati esclusivamente sulla ricostruzione del Partito Democratico e dell'alleanza progressista».