Il centrosinistra prova ad accelerare verso la costruzione dell'alternativa al governo di Giorgia Meloni, ma il nodo della leadership continua a dividere i principali alleati. Da una parte Giuseppe Conte, che nei colloqui riservati riportati dalla stampa esprime forti dubbi sulla possibilità di affrontare le prossime elezioni con Elly Schlein candidata alla presidenza del Consiglio. Dall'altra la segretaria del Partito democratico, che dalla convention di Montepulciano invita la coalizione a stringere i tempi, rivendica il percorso unitario compiuto finora e chiede di concentrarsi sulla definizione di una proposta politica comune.

Il confronto si sviluppa mentre il centrosinistra cerca di superare le divergenze tra le proprie componenti e di prepararsi alla prossima competizione elettorale. Conte rilancia l'ipotesi di una figura di mediazione, diversa dai leader del Pd e del Movimento 5 Stelle, mentre Schlein considera ormai vicina la conclusione del lavoro programmatico. Le due impostazioni riflettono una questione ancora irrisolta: come individuare una guida condivisa senza compromettere l'equilibrio tra le forze della coalizione.

Conte e il terzo nome per Palazzo Chigi

Il presidente del Movimento 5 Stelle avrebbe espresso privatamente la convinzione che una candidatura di Schlein alla guida del governo non rappresenti la soluzione adeguata per la coalizione: «Con Elly Schlein candidata non si vince», è la frase attribuita all'ex presidente del Consiglio. 

L'orientamento di Conte, tuttavia, trova riscontro nella proposta che lo stesso leader pentastellato aveva illustrato pubblicamente il 6 ottobre, durante un intervento televisivo. In quell'occasione aveva confermato di avere suggerito a Schlein un passo indietro reciproco, per consentire alla coalizione di individuare una terza personalità sulla quale convergere.

La segretaria democratica aveva respinto l'ipotesi, confermando la propria disponibilità a candidarsi per Palazzo Chigi.

Conte sostiene che l'individuazione di un candidato condiviso potrebbe ridurre le tensioni tra i partiti e consentire di affrontare la campagna elettorale con una figura capace di rappresentare sensibilità differenti. Schlein, invece, rivendica il ruolo del Pd come principale forza della coalizione e considera legittima la propria candidatura.

La distanza non riguarda soltanto i nomi. Dietro il confronto si intravedono due diversi modi di costruire l'alleanza: attraverso un accordo preventivo tra i gruppi dirigenti oppure affidando agli elettori delle primarie la scelta del candidato premier.

Schlein a Montepulciano: «Non partiamo da zero»

La risposta politica della segretaria democratica arriva dalla tre giorni organizzata a Montepulciano, in provincia di Siena, dalle aree della maggioranza del Pd.

L'iniziativa, intitolata Pronti per l'alternativa, ha riunito dirigenti ed esponenti delle componenti che sostengono la leadership di Schlein, comprese quelle riconducibili a Dario Franceschini, Roberto Speranza e Andrea Orlando.

Nel suo intervento conclusivo, la segretaria ha ringraziato i partecipanti per il contributo dato alla costruzione dell'unità del partito e della coalizione, presentando il percorso compiuto come una base dalla quale procedere rapidamente.

«Lo faremo in fretta, perché non partiamo da zero», ha dichiarato, ricordando che molte proposte programmatiche sono già state elaborate attraverso il lavoro congiunto delle opposizioni in Parlamento e nelle amministrazioni locali.

Per Schlein manca dunque l'ultimo passaggio di un processo già avviato, non la costruzione di un'alleanza completamente nuova. La sua posizione mira a concentrare l'attenzione sui contenuti e sulla necessità di evitare ulteriori ritardi.

La segretaria ha concluso il discorso con un richiamo all'unità e con l'invito a prepararsi alla sfida elettorale, ribadendo che la coalizione deve presentarsi come un'alternativa politica e di governo.

Le primarie e il rischio di uno scontro tra alleati

Il principale ostacolo rimane la scelta del candidato alla presidenza del Consiglio.

Conte ha più volte sostenuto che le primarie debbano essere precedute dalla definizione del programma comune. Secondo il leader pentastellato, infatti, la competizione per la leadership non dovrebbe trasformarsi in uno scontro personale tra i dirigenti dei due principali partiti.

La proposta di un terzo nome nasce anche da questa preoccupazione. Una figura di mediazione consentirebbe, nella lettura del Movimento 5 Stelle, di evitare che la coalizione venga identificata esclusivamente con uno dei suoi leader.

Per Schlein, invece, la selezione attraverso le primarie rappresenta uno strumento di partecipazione democratica e di legittimazione della candidatura. La segretaria ha già dichiarato la propria intenzione di concorrere alla guida del governo, anche nel caso in cui non venga organizzata una consultazione degli elettori della coalizione.

Nel dibattito interno al Pd si sta facendo strada l'ipotesi di completare il programma entro la fine dell'anno e di arrivare alle primarie all'inizio di febbraio 2027. Si tratta di una possibile tabella di marcia, non ancora di un calendario formalmente condiviso da tutti gli alleati.

La questione riguarda anche le modalità del voto e la partecipazione delle altre forze politiche. Una competizione aperta richiederebbe infatti regole comuni, garanzie reciproche e l'impegno a sostenere il candidato scelto.

Conte ha assicurato che il Movimento 5 Stelle rispetterebbe l'esito delle primarie, anche qualora a prevalere fosse Schlein. Rimane però la differenza di valutazione sull'opportunità della sua candidatura.

La politica estera divide ancora il centrosinistra

Accanto alla leadership, il campo progressista deve affrontare questioni programmatiche sulle quali le posizioni dei partiti non coincidono completamente.

Tra queste figura il sostegno militare all'Ucraina, tema sul quale il Pd e il Movimento 5 Stelle hanno espresso negli ultimi anni orientamenti differenti.

Il confronto riguarda la prosecuzione delle forniture di armi, il ruolo dell'Italia nelle iniziative diplomatiche e il rapporto con gli alleati europei e atlantici.

Altre differenze emergono sulle politiche economiche, sugli strumenti di sostegno al reddito e sulla gestione delle risorse pubbliche.

Sono questioni destinate ad assumere un peso rilevante nella definizione di un programma di governo. Un accordo elettorale, infatti, non elimina automaticamente le divergenze sulle decisioni che una futura maggioranza dovrebbe assumere.

La costruzione della coalizione richiederà quindi un confronto nel merito delle proposte, oltre alla scelta del candidato premier. È uno dei punti sui quali insistono anche diversi esponenti dell'area riformista del centrosinistra, preoccupati che il dibattito sui nomi finisca per oscurare i contenuti.

La difesa dei giovani in piazza e l'attacco a Meloni

Nel discorso di Montepulciano, Elly Schlein ha dedicato ampio spazio alle manifestazioni giovanili che hanno attraversato diverse città italiane negli ultimi giorni.

La segretaria democratica ha contestato la lettura delle proteste proposta dal governo, accusando la maggioranza di concentrarsi sugli episodi di violenza senza riconoscere le ragioni delle mobilitazioni pacifiche.

Schlein ha sottolineato che numerosi giovani sono scesi in strada per rivendicare il diritto a partecipare alle decisioni sul proprio futuro, chiedendo alla politica di ascoltare il messaggio proveniente dalle piazze.

Pur riconoscendo che in alcune manifestazioni si sono verificati scontri anche gravi, la leader del Pd ha respinto l'idea che gli episodi violenti possano essere utilizzati per descrivere indistintamente tutti i partecipanti.

«È inaccettabile che si usino i violenti per silenziare la voce di studenti, agricoltori, lavoratori», ha affermato.

La posizione segna un ulteriore terreno di confronto con Giorgia Meloni e con l'esecutivo. Il governo ha richiamato l'attenzione sulla necessità di garantire l'ordine pubblico e prevenire le violenze, mentre Schlein insiste sulla distinzione tra chi manifesta pacificamente e chi commette reati.

Il Pd rivendica il radicamento nei territori

La convention di Montepulciano è stata anche l'occasione per presentare alcuni dati relativi all'organizzazione e alle risorse economiche del Partito democratico.

Il tesoriere Michele Fina ha annunciato che, sulla base delle scelte del 2 per mille già registrate e delle proiezioni sulle dichiarazioni ancora da contabilizzare, il partito prevede di superare gli 11 milioni di euro, stabilendo un nuovo primato nella raccolta attraverso questo meccanismo di finanziamento.

Il dato rimane una previsione in attesa della contabilizzazione definitiva, ma viene interpretato dalla dirigenza democratica come un segnale del rapporto tra il partito e i suoi sostenitori.

Fina ha inoltre rivendicato la decisione di destinare una quota crescente delle risorse economiche alle strutture territoriali.

Secondo i dati illustrati durante la convention, tra il 2015 e il 2022 era stato trasferito ai territori circa un milione di euro, mentre nel periodo compreso tra il 2023 e il 2027 il totale previsto supererà i sette milioni.