La Serbia volta pagina dopo quattordici anni di dominio politico di Aleksandar Vucic. A cambiare la storia del Paese non sono stati i partiti tradizionali dell'opposizione, ma gli studenti, protagonisti di quasi due anni di mobilitazioni contro la corruzione e il sistema di potere costruito attorno all'ex presidente. Le elezioni parlamentari anticipate di domenica 25 ottobre hanno consegnato una vittoria netta alla Lista Studentesca, capace di conquistare circa il 52% dei consensi e una maggioranza assoluta nell'Assemblea nazionale.
La conferma della sconfitta è arrivata dallo stesso Vucic, apparso in televisione poco dopo la chiusura dei seggi. Un riconoscimento inatteso per molti osservatori, arrivato mentre nelle strade di Belgrado cresceva la tensione per il timore di contestazioni elettorali. Pochi minuti dopo, la capitale si è trasformata in una grande festa collettiva, tra bandiere, clacson e migliaia di giovani scesi in piazza per celebrare la fine di una lunga stagione politica.
La vittoria degli studenti e i numeri delle elezioni
Secondo i risultati preliminari, la Lista Studentesca ha ottenuto poco più del 52% dei voti, mentre la coalizione Serbia Unita, guidata da Aleksandar Vucic, si è fermata attorno al 39%. Le proiezioni attribuiscono al movimento studentesco circa 138 seggi sui 250 dell'Assemblea nazionale, contro i 104 della coalizione dell'ex presidente. I restanti seggi dovrebbero andare alle formazioni rappresentative delle minoranze etniche.
Si tratta di un risultato che permette agli studenti di puntare alla formazione di un governo senza dover necessariamente ricorrere ad alleanze con i partiti tradizionali. I dati restano soggetti alla conclusione dello scrutinio e alla proclamazione ufficiale, ma il margine appare sufficientemente ampio da rendere improbabile un ribaltamento.
A rendere ancora più significativo il risultato è stata l'affluenza, vicina al 70%, un livello che non si registrava da oltre trent'anni. Lunghe file davanti ai seggi hanno accompagnato una giornata elettorale vissuta da molti cittadini come un'occasione per decidere il futuro politico del Paese.
Vucic ammette la sconfitta davanti alle telecamere
Il momento decisivo della serata è arrivato con l'intervento televisivo di Aleksandar Vucic. L'ex presidente, che aveva guidato la politica serba prima come primo ministro e poi come capo dello Stato, ha riconosciuto che la sua coalizione non disponeva più dei numeri necessari per governare.
«È chiaro che abbiamo perso queste elezioni, la Lista Studentesca ha vinto», ha dichiarato, indicando una previsione compresa tra 135 e 140 seggi per gli avversari.
Vucic ha comunque accusato gli studenti di aver condotto una campagna elettorale scorretta, annunciando un'opposizione dura nei confronti del futuro governo. Non ha però contestato formalmente l'esito del voto nel suo primo intervento pubblico.
La sconfitta segna il tramonto di un sistema politico consolidatosi a partire dal 2012, quando il Partito progressista serbo aveva assunto un ruolo dominante nelle istituzioni. Vucic, protagonista assoluto della scena nazionale dal 2014, aveva lasciato la presidenza nel settembre 2026 per guidare la propria coalizione alle elezioni anticipate.
Dalla tragedia di Novi Sad alla rivolta contro il potere
Per comprendere la portata della vittoria bisogna tornare al primo novembre 2024, quando il crollo di una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad provocò la morte di sedici persone.
Quella tragedia divenne rapidamente il simbolo delle accuse di corruzione, opacità amministrativa e mancanza di controlli rivolte al sistema politico serbo. Gli studenti universitari iniziarono a organizzare manifestazioni e blocchi, chiedendo trasparenza sulle responsabilità e la pubblicazione dei documenti relativi ai lavori della stazione.
Le proteste si allargarono progressivamente a insegnanti, lavoratori, professionisti e cittadini comuni. Le piazze di Belgrado, Novi Sad, Niš e di numerose altre città si riempirono di manifestanti, trasformando una mobilitazione inizialmente concentrata sulla richiesta di giustizia in una contestazione generale del governo.
Il movimento riuscì a mantenere un forte carattere civico, evitando per lungo tempo di identificarsi con i partiti tradizionali. Una scelta che gli ha consentito di raccogliere consensi anche tra elettori delusi dall'opposizione parlamentare.
Quando la protesta si è trasformata in una proposta elettorale, la Lista Studentesca è diventata il principale avversario del sistema di potere di Vucic.
Belgrado in festa, migliaia di persone nelle strade
La notizia della vittoria ha provocato un'esplosione di entusiasmo nella capitale. Migliaia di persone si sono riversate lungo le principali arterie di Belgrado, festeggiando fino a tarda sera.
Tra la folla si sono sentiti cori di vittoria e slogan contro l'ex presidente. Le immagini diffuse dalla città mostrano giovani abbracciati, automobilisti che suonano il clacson e manifestanti che sventolano bandiere serbe.
A nome del movimento, il professore universitario Radomir Sajcic ha celebrato il risultato come la conclusione di quasi due anni di lotta e l'inizio di una nuova responsabilità politica.
Il successo è stato accolto anche a Novi Sad, la città dalla quale era partita la mobilitazione. Qui la vittoria assume un significato particolare, perché riporta al centro della memoria collettiva le sedici vittime del crollo ferroviario.
La festa rappresenta anche una risposta a chi, nei mesi precedenti, aveva messo in dubbio la capacità degli studenti di trasformare la protesta in una concreta alternativa di governo.
La nuova Serbia tra Europa, Russia e Kosovo
Il cambiamento politico apre interrogativi importanti anche sul piano internazionale. Durante gli anni di Vucic, la Serbia ha cercato di mantenere un equilibrio tra il percorso di avvicinamento all'Unione europea, i rapporti storici con la Russia e la crescente cooperazione economica con la Cina.
Il nuovo gruppo dirigente dovrà chiarire se intende accelerare il processo di integrazione europea, affrontando le riforme istituzionali richieste da Bruxelles e le questioni legate allo Stato di diritto.
Resta particolarmente delicato il dossier del Kosovo, la cui indipendenza non è riconosciuta da Belgrado. La gestione dei rapporti con Pristina continuerà a rappresentare una delle principali sfide diplomatiche per qualsiasi governo serbo.
La Lista Studentesca raccoglie sensibilità politiche differenti, unite soprattutto dall'opposizione al precedente sistema di potere. Proprio questa pluralità, decisiva per la vittoria elettorale, potrebbe rendere più complessa la definizione di una linea comune sulle grandi questioni nazionali.
Dalla protesta al governo, la sfida più difficile
La conquista della maggioranza parlamentare rappresenta soltanto il primo passaggio della nuova fase politica. Gli studenti dovranno ora dimostrare di saper trasformare le richieste delle piazze in decisioni di governo, affrontando problemi economici, istituzionali e sociali rimasti aperti per anni.
Tra le priorità figurano la lotta alla corruzione, l'indipendenza della magistratura, la libertà dei mezzi di informazione e la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche. Sono gli stessi temi che hanno alimentato le manifestazioni e costruito il consenso attorno al movimento.
Un ruolo centrale sarà svolto anche dalla capacità di mantenere unito un fronte politico composto da persone con esperienze e orientamenti differenti. Il passaggio dalla mobilitazione alla responsabilità istituzionale comporterà inevitabilmente compromessi e decisioni difficili.
La sconfitta di Vucic non significa inoltre la scomparsa della sua influenza. Il Partito progressista serbo conserva un consistente patrimonio elettorale e una presenza radicata nelle amministrazioni e nelle istituzioni del Paese.