Avellino

C'è un momento, nella storia di ogni grande movimento spirituale, in cui tutto comincia da un luogo improbabile. Il cristianesimo ebbe le catacombe, San Francesco una chiesetta da ricostruire, i primi apostoli strade polverose e qualche pescatore. Il festanesimo, più modestamente, ha scelto un garage. Ed è da lì che Gianluca Festa, già sindaco di Avellino, oggi consigliere comunale di opposizione, ha deciso di rivolgersi ancora una volta al suo popolo. Smartphone in mano, nessun cameraman, nessuna scenografia istituzionale. Soltanto lui, la sua voce e quell'inconfondibile certezza di possedere una verità che gli altri, poveretti, continuano ostinatamente a non comprendere.

Il tema della predicazione è di quelli che farebbero tremare anche un commercialista particolarmente devoto: bancarotta fraudolenta, truffa ai danni dell'INPS, liquidazione dell'ACS, licenziamenti, Naspi, nuove assunzioni e un milione di euro che potrebbe essere risparmiato. Una materia complessa, nella quale persino i giuristi più esperti avrebbero bisogno di documenti, approfondimenti e qualche prudente condizionale. Ma il festanesimo ha un vantaggio sulle discipline giuridiche tradizionali: non contempla il dubbio come passaggio obbligatorio verso la conoscenza. Basta la parola del fondatore.

In principio era il garage

La scelta del luogo merita un'attenzione particolare. Perché non capita tutti i giorni di assistere alla nascita di una nuova corrente politico-spirituale tra pareti destinate, almeno nella loro funzione originaria, al ricovero delle automobili. Eppure il garage possiede una sua indiscutibile vocazione mistica. È un ambiente raccolto, favorisce la meditazione, protegge dalle distrazioni del mondo esterno. E, soprattutto, permette al predicatore di sottrarsi alla tentazione di essere contraddetto. Nessun consigliere comunale che chieda la parola. Nessun assessore che esibisca un documento. Nessun tecnico che suggerisca una precisazione. Nessun giornalista che domandi chi siano gli esperti evocati. Solo il profeta e il suo telefono.

Nelle catacombe i primi cristiani si riunivano per professare una fede che non potevano esprimere liberamente. Nel garage avellinese, invece, il nostro predicatore esercita un diritto che nessuno gli ha mai negato, ma lo fa con una scenografia che sembra suggerire un'esistenza trascorsa ai margini della civiltà. Una clandestinità senza clandestini. Una persecuzione senza persecutori. Una resistenza che dispone di connessione internet, smartphone e libertà di pubblicazione. Il miracolo, in fondo, è già questo.

Il Vangelo secondo Gianluca, capitolo ACS

La nuova omelia si apre con due espressioni di notevole impatto: «Bancarotta fraudolenta e truffa ai danni dell'INPS». Non proprio «Beati i poveri in spirito», bisogna riconoscerlo. Ma ogni religione sceglie il proprio linguaggio e ogni predicatore adatta le Scritture ai bisogni del momento. Il messaggio prosegue con una rivelazione: secondo alcuni esperti, questi sarebbero i reati che potrebbero essere contestati al Comune di Avellino qualora non revocasse la messa in liquidazione dell'ACS. Chi siano questi esperti non viene precisato. Nel festanesimo, del resto, l'autorità non ha bisogno di un nome e cognome. È sufficiente evocarla. Gli esperti sono come gli angeli: non si vedono, non si conoscono, ma vengono chiamati a testimoniare l'esistenza di una verità superiore. Il problema è che la bancarotta fraudolenta e la truffa ai danni dell'INPS sono fattispecie penali precise, con presupposti giuridici che non possono essere ricavati automaticamente da una scelta amministrativa controversa. Servirebbero atti, bilanci, pareri, verifiche sulle procedure e sull'eventuale sussistenza degli elementi costitutivi dei reati. Ma una predica non è una consulenza legale. E il garage non è un'aula di tribunale. Fortunatamente.

Il primo comandamento: non avrai altra verità all'infuori della mia

La caratteristica più affascinante del festanesimo è la sua straordinaria semplicità dottrinale. Non esistono scuole di pensiero, interpretazioni concorrenti o dispute teologiche. Non ci sono concili chiamati a dirimere le controversie. Non è necessario consultare i Padri della Chiesa, né confrontare differenti traduzioni delle Scritture. Esiste Gianluca. E poi esiste tutto il resto del mondo, che deve ancora mettersi al passo. L'ex sindaco affronta questioni amministrative e giuridiche complesse con una sicurezza comunicativa che farebbe invidia a un professore universitario dopo quarant'anni di insegnamento. La differenza è che il professore, qualche volta, ammette di non sapere. Nel Vangelo secondo Gianluca, invece, il dubbio sembra una forma di eresia. Se la materia è complicata, tanto meglio. Più difficile è la questione, più solenne diventa la rivelazione. E se qualcuno obietta, evidentemente non ha ancora ricevuto la grazia della comprensione. Il festanesimo non impone ai fedeli di studiare la normativa sulle società partecipate. Chiede qualcosa di molto più semplice: fidarsi del predicatore.

I dieci dipendenti e le tavole della Naspi

A un certo punto dell'omelia compaiono dieci dipendenti. Secondo Festa, subordinare la revoca della liquidazione al loro licenziamento, con successivo ricorso alla Naspi e nuove assunzioni, potrebbe determinare ulteriori problemi. Il tema merita attenzione, soprattutto perché riguarda il futuro professionale di persone reali e il possibile utilizzo di risorse pubbliche. Ma anche qui il predicatore preferisce l'efficacia dell'annuncio alla pazienza della dimostrazione. Nel racconto evangelico le tavole della legge erano dieci comandamenti. Nel Vangelo secondo Gianluca sono dieci lavoratori. E il monte Sinai è stato sostituito da un garage, presumibilmente più comodo da raggiungere e certamente meno impegnativo da scalare. La differenza sostanziale è che Mosè, almeno secondo la tradizione, aveva ricevuto le tavole già scritte. Nel caso dell'ACS, invece, sarebbe utile poter leggere gli atti.

La liturgia della domanda retorica

Ogni predicazione ha bisogno di un momento di partecipazione collettiva. Festa lo trova nella conclusione del video. «Se lo faceste voi cosa vi accadrebbe? E voi cosa ne pensate?». È il momento dell'assemblea. Il sacerdote ha terminato l'omelia e si rivolge ai fedeli. Ma la domanda contiene già una risposta suggerita. Dopo aver evocato reati gravissimi, l'ascoltatore viene invitato a immaginare che cosa accadrebbe a un comune cittadino nelle medesime circostanze. Il meccanismo è efficace. Si presenta uno scenario ipotetico, lo si accompagna con riferimenti penali e infine si domanda al pubblico di trarne le conseguenze.

La passione secondo Gianluca

C'è poi una coincidenza che la satira non può ignorare. Il fondatore del festanesimo deve confrontarsi con vicende giudiziarie che lo riguardano personalmente e per le quali vale pienamente la presunzione di innocenza. Questo non limita in alcun modo il suo diritto di criticare l'amministrazione comunale o di sollevare questioni di interesse pubblico. Né autorizza a considerare le sue affermazioni meno meritevoli di attenzione. Ma rende singolare il tono di una comunicazione nella quale vengono prospettate con tanta disinvoltura possibili responsabilità penali altrui.

Il festanesimo ha finalmente trovato il suo luogo di culto.

Non sappiamo se avrà una liturgia ufficiale, un calendario delle festività o un proprio catechismo. Possiamo però immaginare che il primo articolo di fede sia già stato scritto: Gianluca ha sempre una risposta. Il secondo potrebbe essere ancora più impegnativo: se Gianluca non ha una risposta, attendere il prossimo video. Per il terzo servirà probabilmente un altro garage.