Visciano. «E' mia la firma su quel documento e me ne assumo ogni responsabilità. Piuttosto il sindaco mostri buonsenso e revochi subito la delibera sul cimitero». L'ex assessore Giovanni Trinchese replica al primo cittadino viscianese Pellegrino Gambardella, riconoscendo la paternità della sottoscrizione della richiesta "incriminata", quella per la quale la fascia tricolore ha annunciato di voler sporgere querela alle autorità competenti «per difendere l'immagine dell'Istituzione che rappresento».
Più che a carte bollate, per il momento pare sia in atto tra il sindaco e i suoi ex collaboratori una guerra di nervi. Una partita a scacchi dove, mossa dopo mossa, si sviluppa una trama (politica) dai risvolti imprevedibili. In gioco c'è la tenuta della maggioranza e, naturalmente, il prosieguo della consiliatura. «Non ho timore di possibili querele, anche perché in quello che è avvenuto non c'è nulla di così straordinario. E, per di più, non sono andato in giro a sbandierare il contenuto della lettera - spiega Trinchese - Quel documento l'ho firmato io, la richiesta è quella lì: occorre revocare la delibera sul cimitero».
Facciamo presente all'ex assessore Trinchese che "quella delibera" l'ha approvata anche lui in Consiglio. Avrebbe potuto dire la sua in aula anziché farlo dopo, tra l'altro per interposta persona. «Non posso dire che le cose siano andate diversamente - ribadisce l'ex assessore - In Consiglio non me la sono sentita di votare contro il provvedimento e mi sono accodato alla maggioranza. Ma la verità è che il sindaco conosceva il mio disappunto avendogli esposto, prima del civico consesso, il mio personale punto di vista sulla vicenda».
Disappunto che resta e dal quale dipende la possibiltà di ricucire lo strappo in maggioranza. «Tutto è rimarginabile se c'è collaborazione - rimarca Trinchese - Non cambio idea e chiedo la revoca del provvedimento. Il sindaco è un po' come il padre di una famiglia. Prende decisioni pensando sempre di essere nel giusto. Nel farlo può commettere errori, magari involontariamente. L'importante è ravvedersi e saper tornare sui propri passi».
Chiudiamo l'intervista chiedendo a Trinchese di chiarire meglio il concetto di "ingerenza coercitiva" che ha mandato su tutte le furie Gambardella. La risposta - ci scuserà l'ex assessore - è parsa piuttosto vaga e fuorviante. «Non ho mai detto che il sindaco è un camorrista. Diciamo che quella frase voleva rappresentare uno stimolo al primo cittadino. Come a dirgli: diamo una scossa all'azione di governo, rimettiamo a posto l'agire amministrativo». Sarà. Coercitivamente, la prendiamo per buona come definizione.
Rocco Fatibene