Si è svolta ieri sera, lunedì 26 ottobre, al Metropolitan di Napoli, davanti a 400 persone, l’anteprima nazionale dell’ultimo film documentario di Francesco Carignani “La Napoli di Stefania Filo Speziale”.
Dopo aver raccontato la storia di Lamont Young, del Mausoleo Schilizzi, i fratelli Mele e i loro Magazzini, le origini della Mostra d’Oltremare, Francesco Carignani ci racconta la vita dell’architetto Stefania Filo Speziale e della Napoli tra gli anni ’50 e ’70.
Chi era Stefania Filo Speziale? La sua Napoli
Il film documentario, grazie alla partecipazione di esperti come Alessandro Castagnaro, Francesco Barbagallo e Uberto Siola, ci racconta da un punto di vista personale e professionale la vita e le opere di questa donna straordinaria. Prima donna a laurearsi in architettura a Napoli, prima docente donna di Architettura in Italia, la Signora Filo (come preferiva farsi chiamare) è stata autrice di diversi edifici e ville della migliore borghesia napoletana.
Ma a consacrarla tra i migliori architetti europei dell’epoca, fu il progetto del cinema Metropolitan, a lungo tra i più grandi d’Europa con 3.000 sedute, costruite nelle caverne di Palazzo Cellamare, che la stessa Filo Speziale aveva utilizzato pochi anni prima insieme a tanti napoletani per sfuggire ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Ma la Signora Filo è stata anche l’autrice di uno degli edifici più divisivi della storia di Napoli, il primo grattacielo del sud Italia, il Grattacielo di via Medina.
La Napoli tra gli anni '50 e '70 raccontata nel documentario
«Con questo edifico la Signora Filo subisce una sorta di damnatio memoriae che la Filo Speziale ha subito, un’operazione alimentata anche da tanti colleghi che persero contro di lei il concorso per quel primo grattacielo, costruito in un posto certamente molto infelice», commenta il regista Francesco Carignani, che prosegue: «un destino che la Filo Speziale non merita, soprattutto per la grande qualità dei suoi edifici, in un momento storico in cui la maggior parte dei suoi colleghi si piegava a logiche speculative, puramente economiche».
Il documentario racconta anche la Napoli tra gli anni ’50 e ’70, tra pregevoli edifici e la violenta speculazione edilizia che avrebbe cambiato per sempre il volto della città. «L’opera vuole essere una riflessione su quello che abbiamo perso, soprattutto in termini di verde e paesaggio, ma anche su cosa ci resta, contribuendo ad una rivalutazione del patrimonio culturale del ‘900, troppo spesso trascurato e sottovalutato dalle Istituzioni, ma anche da noi cittadini» conclude Carignani. Il documentario è stato presentato in anteprima alla presenza delle istituzioni al cinema Metropolitan ed a prestigiosi ospiti appassionati della cultura napoletana.
Tra i partecipanti la Consigliera Regionale Francesca Amirante ed il Consigliere Comunale Luigi Carbone, oltre ad Alessandro e Marina Castagnaro, Manora Acton Taccone, Emanuele Pasca, Riccardo Carafa, Fabio Mangone, Mino Cucciniello, Raffaele Cercola, Renato Leone, Francesco Pucci con Maria Francesca Capozzi, Uberto Siola, Marinella de Nigris Siniscalchi, Renata Picone, Francesco e Maria Francesca Murena, Ramita Pignatelli, Rosemary Jadicicco, Luca e Roberta Stoelcker, Francesca Vasquz, Carlo e Giustina Pisani Filiasi, Massimiliano Cerrito.
Un grande successo di pubblico e di critica: «sono felice di vedere che la storia di un personaggio poco noto abbia tanto appassionato, probabilmente perché ricalca un periodo molto complesso per la città».