C'è un patrimonio che non compare nei bilanci comunali, non si misura in metri quadrati e non può essere tutelato soltanto con un vincolo amministrativo. È la memoria dei piccoli paesi, fatta di persone, abitudini, racconti e luoghi che continuano a vivere anche quando chi li ha abitati è costretto ad andare via. Da questa idea nasce “Atti di ricordi”, il cortometraggio presentato nell'Aula Giancarlo Siani del Consiglio regionale della Campania, a Napoli. Un racconto poetico che, attraverso il cinema, riporta sotto i riflettori la condizione delle aree interne, tra il bisogno di custodire le proprie radici e la necessità di garantire un futuro alle comunità.

Quattro borghi e un notaio che certifica i ricordi

Al centro del film, scritto e diretto da Luca Grafner, ci sono Baselice, nel Beneventano, Zungoli, in Irpinia, Tortorella, nel Salernitano, e Tora e Piccilli, nel Casertano. Quattro realtà diverse, accomunate da un patrimonio di tradizioni e relazioni che rischia di impoverirsi con il progressivo spopolamento.

La storia ruota attorno a un personaggio insolito, un notaio itinerante interpretato da Luca Coppola, che attraversa le piazze e i vicoli per redigere atti che nessun ufficio pubblico potrebbe registrare. Non certifica proprietà o passaggi di denaro, ma ricordi: le porte improvvisate di un campo da calcio, le ricette di famiglia, gli sguardi dietro le finestre, i gesti tramandati da una generazione all'altra.

A seguirlo è Jessica, una reporter interpretata da Jessica Festa, inizialmente scettica davanti a quella singolare attività. La sua curiosità si trasforma progressivamente in un'indagine sul significato più profondo dell'appartenenza. E il viaggio finisce per interrogare lo spettatore su ciò che rimane di un paese quando cominciano a mancare i suoi abitanti.

Il cinema dà voce alle comunità dell'entroterra

Il cortometraggio, della durata di circa venti minuti, è la quarta opera del progetto “Borghi in scena”, promosso dall'associazione culturale L'Iride, presieduta da Maria Gabriella Alfano, e realizzato in questa occasione con Grafner Studios. Il percorso, avviato nel 2021, ha coinvolto complessivamente tredici borghi campani, utilizzando la letteratura e il linguaggio audiovisivo per restituire centralità alle storie locali.

La scelta narrativa è quella del mockumentary, una forma di racconto che utilizza gli strumenti del documentario per costruire una storia di finzione. Ma i luoghi, le testimonianze e il legame degli abitanti con il territorio appartengono alla realtà.

Il risultato è un'opera che evita di ridurre i borghi a semplici cartoline turistiche. Dietro la bellezza dei vicoli e dei paesaggi emerge il valore delle relazioni umane, mentre la memoria diventa un elemento essenziale per comprendere l'identità di comunità sempre più esposte al rischio di perdere popolazione e servizi.

Dai sindaci l'allarme su infrastrutture e isolamento

La presentazione nella sede del Consiglio regionale è stata anche l'occasione per spostare l'attenzione dalla rappresentazione artistica ai problemi quotidiani delle aree interne. Dagli interventi degli amministratori locali è emersa la preoccupazione per le difficoltà infrastrutturali, la qualità dei collegamenti e le carenze nelle telecomunicazioni.

Sono questioni che incidono direttamente sulla possibilità di continuare a vivere nei piccoli centri. La valorizzazione culturale può contribuire a promuovere un territorio e ad attrarre visitatori, ma non può sostituire le condizioni necessarie per abitare, lavorare e costruire una famiglia.

È proprio questo il nodo che accomuna molte comunità dell'entroterra campano. Conservare la memoria è fondamentale, ma altrettanto importante è evitare che quei ricordi diventino l'unica testimonianza di paesi progressivamente svuotati.

La sfida della Regione tra risorse e risultati

Nel confronto istituzionale è intervenuto anche Vincenzo Maraio, richiamando l'attenzione sull'impegno della Regione Campania per il rilancio delle aree interne e sulle risorse destinate a territori strategici come Irpinia e Sannio.

Il punto decisivo resta però la capacità di tradurre gli investimenti in risultati tangibili. Per i piccoli comuni, la questione non riguarda soltanto la disponibilità dei finanziamenti, ma la realizzazione degli interventi e la loro effettiva ricaduta sulla qualità della vita.

La proiezione di “Atti di ricordi” lascia così aperta una domanda che supera i confini della sala cinematografica e arriva direttamente alla politica regionale: come trasformare il patrimonio culturale dei borghi in un'opportunità concreta di permanenza e sviluppo?

Perché un paese non sopravvive soltanto attraverso il racconto del proprio passato. Ha bisogno di persone che possano scegliere di restare (come il valore dell'impegno di persone come Jessica Festa), di servizi funzionanti e di prospettive per le nuove generazioni. Il cinema può aiutare a non dimenticarlo. Alle istituzioni spetta il compito di rendere possibile quel futuro.