L'atmosfera terrestre continua ad accumulare gas responsabili del riscaldamento globale e le conseguenze di questo processo sono destinate a protrarsi per generazioni. Il nuovo rapporto dell'Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), agenzia specializzata delle Nazioni Unite, fotografa una situazione sempre più preoccupante: nel 2025 le concentrazioni di anidride carbonica, metano e protossido di azoto hanno raggiunto livelli senza precedenti. Una crescita che contribuisce a trattenere nell'atmosfera quantità sempre maggiori di calore, alimentando il cambiamento climatico e aumentando i rischi per gli ecosistemi, le economie e le popolazioni.
Il dato più significativo riguarda l'anidride carbonica, la cui concentrazione media globale ha raggiunto 426,8 parti per milione, pari al 153% del livello registrato nel periodo preindustriale, assunto come riferimento nel 1750. Si tratta di un nuovo massimo storico che conferma una tendenza ormai consolidata e che, secondo gli scienziati, non potrà essere invertita in tempi brevi.
L'effetto riscaldante aumentato del 56% dal 1990
A rendere ancora più evidente la portata del fenomeno è il confronto con gli ultimi decenni. Secondo l'indice elaborato dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), tra il 1990 e il 2025 l'effetto riscaldante dei gas serra a lunga permanenza nell'atmosfera, misurato attraverso il cosiddetto forzante radiativo, è aumentato del 56%.
L'anidride carbonica ha contribuito per circa l'81% a questo incremento. Il dato non indica che la temperatura globale sia cresciuta del 56%, ma misura l'aumento della capacità dei gas serra di trattenere energia nel sistema climatico.
Il rapporto segnala inoltre che il ritmo di crescita della CO2 è triplicato rispetto agli anni Sessanta. Se allora l'incremento medio annuo era di circa 0,8 parti per milione, nel decennio 2011-2020 è arrivato a 2,4. Tra il 2024 e il 2025 l'aumento è stato di 2,8 parti per milione, inferiore al balzo eccezionale registrato nell'anno precedente ma comunque superiore alla media dell'ultimo decennio considerato.
Metano e protossido di azoto ai massimi storici
Non è soltanto l'anidride carbonica a preoccupare gli esperti. Anche il metano ha raggiunto una concentrazione record di 1.948 parti per miliardo, pari al 267% del livello preindustriale. È il secondo gas serra di lunga durata più importante per il riscaldamento prodotto dalle attività umane e contribuisce per circa il 16% all'effetto riscaldante complessivo dei principali gas persistenti.
Le sue emissioni provengono in parte da fonti naturali, come le zone umide, e in misura maggiore da attività umane, tra cui allevamenti, coltivazioni di riso, sfruttamento dei combustibili fossili e gestione dei rifiuti.
Un ulteriore primato riguarda il protossido di azoto, la cui concentrazione atmosferica ha raggiunto 339,1 parti per miliardo. Questo gas è associato, tra le altre cause, all'utilizzo di fertilizzanti, ad alcuni processi industriali e alla combustione della biomassa.
L'aumento simultaneo delle concentrazioni dei tre principali gas serra mostra quanto il fenomeno sia esteso e quanto sia difficile contrastarlo intervenendo su un solo settore economico.
Un'eredità climatica destinata a durare secoli
L'aspetto più delicato del rapporto riguarda la permanenza dell'anidride carbonica nell'atmosfera e i suoi effetti di lungo periodo. A differenza di altri inquinanti, la CO2 immessa nel sistema climatico non scompare rapidamente. Una parte viene assorbita dagli oceani e dagli ecosistemi terrestri, mentre una quota rilevante rimane nell'atmosfera, contribuendo al riscaldamento per tempi molto lunghi.
La vicesegretaria generale dell'Omm, Ko Barrett, ha sottolineato che gli ultimi undici anni sono stati i più caldi mai registrati e che l'accumulo dei gas serra continuerà a influenzare il clima per decenni e perfino secoli.
Gli scienziati richiamano anche l'attenzione sulla capacità di assorbimento di foreste, suoli e oceani. Siccità, incendi e cambiamenti degli equilibri naturali possono ridurre l'efficacia di questi sistemi, rendendo più difficile contenere l'accumulo di anidride carbonica.
Secondo Oksana Tarasova, responsabile scientifica dell'organizzazione, l'incremento del 2025 risente anche della ripresa della capacità di assorbimento degli ecosistemi terrestri dopo le condizioni particolarmente sfavorevoli legate al precedente episodio di El Niño. Resta però elevato l'apporto di carbonio derivante dall'utilizzo dei combustibili fossili.
La sfida internazionale alla vigilia della COP31
Il rapporto arriva a meno di due settimane dalla COP31, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre 2026. Un appuntamento nel quale i governi saranno chiamati a confrontarsi sull'attuazione degli impegni climatici e sulla riduzione delle emissioni.
I dati dell'Organizzazione meteorologica mondiale rappresentano un richiamo alla distanza che ancora separa gli obiettivi internazionali dall'evoluzione delle concentrazioni atmosferiche.
Ridurre le emissioni rimane indispensabile per rallentare la crescita dei gas serra, ma l'organizzazione ricorda anche che le concentrazioni già raggiunte continueranno a condizionare il clima futuro. Non si tratta quindi soltanto di contenere il riscaldamento dei prossimi anni, ma di limitare le conseguenze che le scelte attuali lasceranno alle generazioni successive.