Avellino

di Paola Iandolo 

 

La mamma della bimba nata alla Malzoni dovrà essere risarcita: la sentenza arriva dopo dieci anni dopo il parto, seguita da una paralisi ostetrica che ha prodotto danni permanenti alla neonata. La donna sarà risarcita con 467mila euro, oltre alle spese legali. Si è chiuso così il procedimento civile di primo grado davanti al giudice della Seconda Sezione Civile del Tribunale di Avellino tra la mamma della neonata - che oggi ha dieci anni - difesa dall’avvocato Alessandra Del Mauro e la clinica avellinese, rappresentata dall’avvocato Nicolino Iacovone.

La ricostruzione

La mamma della neonata che ha subito il danno invalidante della paralisi ostetrica, aveva chiesto, attraverso l’avvocato Alessandra Del Mauro al Tribunale di Avellino di accertare la responsabilità civile della struttura sanitaria in relazione al parto avvenuto il 20 maggio 2016 presso la clinica di Avellino e la conseguente condanna al risarcimento di tutti i danni subiti dalla minore. I danni sono consistiti nei postumi permanenti derivanti da una paralisi ostetrica del plesso brachiale destro (paralisi di Erb-Duchenne), oltre alle spese mediche e riabilitative documentate in atti, con rivalutazione monetaria e interessi nella misura prevista dalla legge.

Nella ricostruzione dei fatti era stato riscontrato che il parto è avvenuto mediante applicazione di ventosa ostetrica in un contesto caratterizzato da una distocia di spalla. Al momento dell’estrazione, la neonata ha presentato il braccio destro penzolante, con immediata evidenza di una paresi dell’arto superiore destro. Successivamente, l’elettromiografia eseguita il 22 settembre 2016 ha documentato una lesione del tratto superiore del plesso brachiale destro compatibile con una paralisi ostetrica di Erb-Duchenne. La visita neurologica effettuata il 22 ottobre 2024 ha inoltre confermato la persistenza e la stabilizzazione degli esiti invalidanti.

La consulenza 

Ai fini della decisione è stata determinante la consulenza tecnica disposta dal Tribunale di Avellino, infatti nella sentenza di condanna emessa nei confronti della clinica avellinese è emerso che “i consulenti hanno confermato la diagnosi di paresi dell’arto superiore destro conseguente ad un parto complicato da distocia di spalla, hanno ritenuto sussistente il nesso causale tra la condotta dei sanitari della struttura convenuta e la lesione neurologica riportata dalla neonata ed hanno quantificato l’invalidità biologica permanente nella misura del 45%. Hanno inoltre escluso la presenza di periodi autonomamente valutabili di invalidità temporanea totale o parziale ed hanno evidenziato la necessità di proseguire nel tempo appropriati trattamenti riabilitativi”.

Da qui la decisione del giudice, che ha dichiarato “la responsabilità della clinica nella causazione dei danni riportati dalla minore in occasione del parto del 20/05/2016 presso la struttura di Avellino ” e ha condannato a risarcire la mamma “nella qualità di genitore esercente la responsabilità genitoriale sulla minore la somma di € 467.426,79, a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale (danno biologico permanente nella misura del 45%, comprensivo di danno morale nella misura del 15% e personalizzazione del 15%), già liquidata all’attualità, oltre interessi compensativi al tasso legale sulla somma devalutata.


Il commento dell'avvocato Del Mauro

"Accogliamo con soddisfazione la decisione del Tribunale di Avellino, che ha riconosciuto la responsabilità della struttura sanitaria e il diritto della minore ad un ristoro pieno e dignitoso per i gravissimi postumi che la accompagneranno per tutta la vita". Questo il commento a margine della sentenza dell’avvocato Alessandra Del Mauro, che ha evidenziato come la pronuncia del Tribunale rappresenti "un passaggio importante in un percorso lungo e complesso, che dà finalmente voce alle ragioni della bambina e della madre, valorizzando in modo rigoroso le risultanze peritali e la corretta applicazione delle più recenti tabelle sul danno alla persona.

Resta tuttavia la consapevolezza che il giudizio non può dirsi ancora definitivamente concluso, essendo verosimile che la controparte valuti l’esperimento dei mezzi di impugnazione previsti dall’ordinamento; affronteremo quindi con senso di responsabilità e con la dovuta cautela anche gli eventuali successivi gradi di giudizio, continuando a tutelare con determinazione i diritti della minore".