Tredici anni per ottenere il divorzio dopo un matrimonio segnato da una truffa. È la vicenda di Agnese Di Sarli, infermiera originaria di Teggiano, in provincia di Salerno, che, dopo aver rivolto un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, scrive ora alla premier Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio per chiedere una riforma del diritto di famiglia e interventi sui tempi della giustizia civile.
La storia comincia nel 2011, quando la donna sposa un uomo che si presenta come appartenente alla Polizia di Stato. Dopo le nozze, l'uomo si fa consegnare ingenti somme di denaro e si appropria di diversi gioielli. Nell'ottobre 2012 viene arrestato a Roma dagli agenti della Squadra Mobile, che lo sorprendono con indosso una divisa da primo dirigente. La vicenda ebbe tanta eco e divenne un caso nazionale mediatico. Per Di Sarli, tuttavia, il caso non si conclude con la scoperta dell'inganno. Per ottenere il divorzio deve affrontare un lungo percorso giudiziario, conclusosi soltanto nel 2024, dopo oltre tredici anni.
"Questa vicenda ha segnato profondamente la mia vita - racconta la donna -. Voglio che ciò che è accaduto a me non accada ad altri. Ecco perché chiedo la riforma. La mia vita è stata profondamente segnata. Mi è stato negato il diritto di avere un figlio e questo, a causa delle nostre leggi. Mi batterò finché avrò la forza, perché quello che ho subito è stato tremendo: una condanna morale"'.
Di Sarli chiede in particolare la riforma dell'articolo 122 del Codice civile, relativo all'annullamento del matrimonio che, sottolinea, risale al 1942 e non è mai stato riformato. "La mia richiesta è una lotta di civiltà. Non può restare senza riforma l'articolo 122 del Codice civile: non ha motivo di esistere una legge risalente al periodo fascista". Autrice del libro "Rosso Amarone", nel quale racconta la propria esperienza, la donna chiede un'udienza alla presidente del Consiglio e auspica che la sua storia possa contribuire ad aprire un confronto istituzionale sulle modifiche legislative necessarie.