Ad Ariano Irpino l’europarlamentare ed ex sindaco di Firenze Dario Nardella e il professore universitario Giuliano Resce per un confronto sul futuro delle aree interne
Dopo l’entusiasmo e l’ampia partecipazione registrati in occasione della presentazione dell’associazione, Futura Irpinia rilancia il proprio impegno con un nuovo appuntamento pubblico, ponendo al centro del dibattito il ruolo delle aree interne nelle politiche nazionali ed europee.
Sabato 31 ottobre, alle ore 11.00, presso il Museo Civico e della Ceramica di Ariano Irpino, si terrà l’incontro “Futura è sveglia: l’Europa comincia dai margini”, un momento di confronto dedicato al futuro dei territori interni e alla necessità di riconoscerne il valore strategico per lo sviluppo del Paese e dell’Unione europea.
In una fase storica segnata da profonde trasformazioni geopolitiche, economiche e sociali, diventa sempre più urgente ripensare il rapporto tra centri e periferie, superando una visione che considera le aree interne esclusivamente come territori da sostenere attraverso politiche compensative. L’obiettivo è promuoverle, invece, come protagoniste delle scelte politiche ed economiche, valorizzandone le risorse, le competenze e le potenzialità.
All’incontro parteciperanno Dario Nardella, deputato al Parlamento europeo ed ex sindaco di Firenze, e Giuliano Resce, docente di Economia politica presso l’Università degli Studi del Molise e responsabile scientifico di Instant Analytics. A introdurre i lavori sarà Enrico Franza, presidente di Futura Irpinia, mentre la moderazione sarà affidata al giornalista Tiziano Tedeschi.
Riprendendo la storica distinzione tra «la polpa», rappresentata dalle pianure e dalle coste più dinamiche, e «l’osso», costituito dalle colline e dalle montagne che sostengono gli equilibri del Paese, il dibattito intende ribaltare una narrazione troppo a lungo consolidata: l’Irpinia non è un territorio povero, ma un territorio in credito.
"Per troppo tempo ci hanno detto che il destino di un giovane irpino cominciava alla stazione, con una valigia, e che il compito dello Stato fosse soltanto quello di accompagnare con dignità il nostro declino. Questa narrazione è finita.
Le aree interne non chiedono assistenza o assistenzialismo: producono acqua, energia, biodiversità e capitale umano. Non chiediamo privilegi, chiediamo equilibrio; non chiediamo carità, chiediamo restituzione. Siamo un territorio in credito e vogliamo contare nelle scelte del Paese e dell’Europa", dichiara Enrico Franza, presidente di Futura Irpinia.
Il confronto allargherà lo sguardo alla dimensione europea, interrogandosi sulle politiche e sugli strumenti attraverso cui l’Unione può contribuire a contrastare lo spopolamento, creare nuove opportunità per le giovani generazioni e sostenere uno sviluppo più equilibrato tra i territori. Le aree interne non devono essere considerate periferie da assistere, ma riserve di risorse, identità e innovazione, capaci di offrire risposte concrete alle sfide del presente e del futuro.
All’incontro prenderanno parte:
Dario Nardella – Deputato al Parlamento europeo ed ex sindaco di Firenze
Giuliano Resce – Docente di Economia politica presso l’Università degli Studi del Molise e responsabile scientifico di Instant Analytics
Enrico Franza – Presidente di Futura Irpinia
Tiziano Tedeschi – Giornalista e moderatore dell’incontro
Ad anticipare l’evento sarà il contest social #ChiediloADario, un’iniziativa pensata per coinvolgere direttamente i cittadini, invitandoli a inviare domande e proposte sulle politiche europee per le aree interne. I contributi raccolti saranno sottoposti direttamente all’europarlamentare nel corso dell’incontro, per favorire un dialogo concreto tra istituzioni e comunità locali.
Per partecipare al contest è possibile inviare le proprie domande attraverso i canali social ufficiali di Futura Irpinia, tramite WhatsApp o via e-mail.
Con questo nuovo appuntamento, Futura Irpinia ribadisce la propria volontà di costruire uno spazio di partecipazione e confronto capace di mettere in relazione territori, istituzioni e competenze. Perché il futuro dell’Europa non può essere scritto soltanto nei suoi centri decisionali: deve partire anche dai margini, da quei luoghi che custodiscono risorse essenziali e che chiedono, oggi più che mai, di essere riconosciuti come parte attiva del cambiamento.