Giovedì 29 ottobre 2026, alle ore 9.30, presso la Curia arcivescovile di Napoli, in Largo Donnaregina, sarà sottoscritto il protocollo d’intesa per il progetto “Brigata Caterina” tra l’Arcidiocesi di Napoli, il Comune di Napoli, il Tribunale di Sorveglianza di Napoli, la Casa Circondariale “Pasquale Mandato” di Secondigliano e l’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna (UIEPE) per la Campania.
Promosso dalla Chiesa di Napoli, il progetto intende favorire la formazione professionale e il reinserimento lavorativo di persone detenute ed ex detenute, dando continuità all’esperienza già avviata nel carcere di Poggioreale attraverso corsi per pizzaioli e percorsi di accompagnamento al lavoro. Lo sviluppo e la gestione delle attività esterne al carcere sono affidati alla Consul Service Soc. Coop. Impresa Sociale.
Per l’arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia, l’iniziativa nasce da una precisa convinzione: «Ogni persona è infinitamente più grande dei propri errori e nessuna condanna può cancellare la dignità di una vita, né spegnere il diritto alla speranza. Una città è davvero comunità quando non lascia nessuno prigioniero del proprio passato e continua a credere che ogni storia possa avere un nuovo inizio».
Al centro dell’iniziativa, il recupero della storica Cappella di Santa Caterina de’ Celani, nel centro antico di Napoli, destinata a diventare una pizzeria sociale aperta alla città, nel rispetto del valore storico dell’immobile e delle necessarie procedure autorizzative.
Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, sottolinea il duplice valore dell’intervento: «Garantire una continuità tra il dentro il carcere e il fuori è necessario per non perdere le competenze sviluppate e, soprattutto, per promuovere un futuro lavorativo dignitoso. Il recupero di Santa Caterina de’ Celani unisce questa prospettiva alla valorizzazione di un luogo storico della città».
Il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli Patrizia Mirra mette in luce il contributo della magistratura: «La vocazione di cura della Chiesa e l’attenzione del Comune alle problematiche dell’esecuzione penale danno vita a un’iniziativa volta a risanare le persone, i luoghi e il contesto sociale. La magistratura di sorveglianza offre il suo apporto anche per ridurre la permanenza in carcere dovuta alla mancanza di opportunità sul territorio».
L’accordo punta inoltre a costruire un collegamento stabile tra formazione, qualificazione professionale e opportunità occupazionali. È prevista anche la valutazione della fattibilità di un polo formativo per pizzaioli nella Casa Circondariale di Secondigliano, subordinato alle verifiche e ai successivi atti dell’Amministrazione penitenziaria.
Il direttore Gianfranco Marcello evidenzia la ricaduta concreta dei percorsi formativi: «L’attivazione di percorsi di formazione professionalizzante rappresenta per i detenuti una concreta possibilità di accesso al mondo del lavoro. Restituire dignità attraverso il lavoro significa abbattere le barriere del pregiudizio, ridurre il rischio di recidiva e investire sulla sicurezza e sulla coesione del territorio».
La collaborazione riguarda anche il percorso di esecuzione della pena e il raccordo tra le istituzioni e il territorio, necessari perché le opportunità avviate possano tradursi in prospettive effettive di reinserimento.
Su questo aspetto Claudia Nannola, dirigente dell’UIEPE, richiama l’impegno condiviso delle istituzioni: «Se la responsabilità penale è personale, la dimensione delle pene deve necessariamente essere collettiva, perché la funzione della pena è pubblica. Il percorso di responsabilizzazione e reinserimento del condannato richiede consapevolezza e responsabilità della comunità tutta, a partire dalle istituzioni».
La firma del protocollo definirà così il quadro della collaborazione tra le istituzioni coinvolte, con l’obiettivo di offrire concrete possibilità di riscatto attraverso il lavoro e restituire alla città un luogo di inclusione e partecipazione.