Dal grande schermo alle aule di giustizia, ancora una volta. Le gemelle Alessandra e Valentina Giudicessa, diventate popolari grazie al film "Come un gatto in tangenziale", diretto da Riccardo Milani e interpretato da Paola Cortellesi e Antonio Albanese, sono nuovamente protagoniste della cronaca giudiziaria romana. Le due sorelle devono rispondere dell'accusa di aver sottratto una carta di credito a un'anziana cliente di un supermercato e di averla successivamente utilizzata per effettuare acquisti per oltre 1.300 euro.

I fatti contestati risalgono al 21 ottobre 2017, pochi mesi prima che la commedia arrivasse nelle sale cinematografiche. A distanza di nove anni, la vicenda è approdata alla fase decisiva del processo davanti al Tribunale di Roma. La sentenza è attesa entro la fine di novembre 2026.

Il caso richiama inevitabilmente i personaggi interpretati dalle due attrici, Pamela e Sue Ellen, sorelle eccentriche e dedite ai piccoli furti nella finzione cinematografica. Ma stavolta non c'è una sceneggiatura: al centro del procedimento ci sono contestazioni precise, che dovranno essere valutate dal giudice nel rispetto della presunzione di innocenza.

Il furto della carta di credito al supermercato

Secondo la ricostruzione dell'accusa, l'episodio sarebbe avvenuto all'interno di un supermercato Eurospin di via dell'Acquafredda, nella periferia occidentale di Roma. Una donna anziana stava facendo la spesa quando le due gemelle si sarebbero avvicinate approfittando di un momento di distrazione.

Gli inquirenti sostengono che le sorelle avrebbero sottratto il portafoglio dalla borsa della cliente, prelevato la carta di credito e poi rimesso il portafoglio al suo posto, in modo che la vittima non si accorgesse immediatamente dell'accaduto.

Una volta uscite dal supermercato, secondo gli investigatori, avrebbero utilizzato la carta per effettuare tre transazioni in diversi esercizi commerciali, tra cui negozi di gioielli. Il totale contestato ammonta a 1.316,50 euro, spesi nell'arco di meno di due ore.

Quando l'anziana si accorse della mancanza della carta, presentò denuncia. Le verifiche sui pagamenti permisero agli investigatori di ricostruire gli acquisti e risalire alle presunte responsabili.

L'accusa sostenuta dal pubblico ministero Andrea Beccia riguarda il furto aggravato in concorso e l'utilizzo indebito della carta di credito.

Da Pamela e Sue Ellen alla popolarità al cinema

La notorietà delle gemelle Giudicessa è legata soprattutto alla commedia "Come un gatto in tangenziale", uscita nel 2017 e diventata uno dei successi del cinema italiano contemporaneo.

Nel film interpretano Pamela e Sue Ellen, le sorellastre di Monica, il personaggio di Paola Cortellesi. Le due donne vivono nella periferia romana e rappresentano, con le loro battute e i comportamenti sopra le righe, uno degli elementi comici più riconoscibili della pellicola.

La storia racconta l'incontro tra due mondi sociali apparentemente inconciliabili: quello di Giovanni, intellettuale benestante interpretato da Antonio Albanese, e quello di Monica, madre single residente nella periferia della capitale.

Le gemelle conquistarono il pubblico grazie alla spontaneità e a una presenza scenica lontana dai canoni tradizionali della recitazione. Il successo portò anche alla loro partecipazione al sequel del 2021, "Come un gatto in tangenziale - Ritorno a Coccia di Morto".

Nel frattempo, però, la loro vita privata aveva cominciato a incrociare ripetutamente le cronache giudiziarie, alimentando un'associazione tra i ruoli cinematografici e le vicende reali.

Le precedenti vicende giudiziarie e la condanna del 2019

Quello della carta di credito non è il primo procedimento che coinvolge le due sorelle.

Nel luglio 2018 vennero denunciate dopo la sottrazione di due flaconi di profumo di una marca prestigiosa, del valore complessivo di circa 500 euro, da una profumeria di via Marmorata, a Roma. Le immagini delle telecamere di sorveglianza consentirono di identificarle.

Un altro episodio risale al 13 dicembre dello stesso anno, quando le gemelle sottrassero 18 capi di abbigliamento da una boutique del quartiere Eur, per un valore di 4.794 euro.

Secondo la ricostruzione giudiziaria, una delle due distraeva la commessa mentre l'altra nascondeva i vestiti. L'indagine portò all'applicazione degli arresti domiciliari nel febbraio 2019.

Nel novembre successivo, il giudice Sergio Natale pronunciò nei loro confronti una condanna in primo grado a un anno di reclusione per furto con destrezza, al termine di un procedimento celebrato con rito abbreviato.

I titolari dell'attività commerciale comunicarono allora di aver ottenuto il risarcimento del danno.

Alle vicende legate ai negozi di abbigliamento si aggiunsero altri procedimenti per episodi di sottrazione di merce, che contribuirono a mantenere i nomi delle due attrici al centro dell'attenzione mediatica.

Il sequestro di beni per 110mila euro

Nel marzo 2023, Alessandra Giudicessa era stata destinataria di un provvedimento di sequestro patrimoniale eseguito dalla Guardia di Finanza di Roma.

Il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro superava i 110mila euro e comprendeva due polizze assicurative per circa 80mila euro e due automobili acquistate tra il 2018 e il 2019, per un valore stimato di circa 35mila euro.

Secondo gli investigatori, il patrimonio a disposizione della donna sarebbe risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati dal nucleo familiare.

La misura era stata disposta nell'ambito della normativa sulla prevenzione patrimoniale, anche alla luce di precedenti vicende giudiziarie che avevano riguardato la donna.

Il provvedimento, distinto dal processo attualmente in corso, aveva riportato l'attenzione sulle due attrici e sulle conseguenze giudiziarie di fatti estranei alla loro esperienza cinematografica.

La confessione televisiva a Belve Crime

In una partecipazione televisiva a "Belve Crime", il programma condotto da Francesca Fagnani, Alessandra Giudicessa aveva raccontato anche il difficile rapporto tra la notorietà raggiunta grazie al cinema e le conseguenze delle vicende giudiziarie.

L'attrice aveva spiegato che i guadagni ottenuti dopo il successo del film erano terminati rapidamente e che la popolarità aveva contribuito a renderle maggiormente riconoscibili.

Secondo il suo racconto, alcune denunce sarebbero arrivate proprio dopo l'uscita della commedia, quando persone che avevano visto le gemelle sullo schermo le avrebbero riconosciute ripensando a episodi precedenti.

Una situazione singolare, nella quale il successo cinematografico avrebbe avuto conseguenze molto diverse da quelle immaginate dalle due protagoniste.

La sentenza attesa a fine novembre

Il nuovo capitolo giudiziario arriva ora a distanza di nove anni dal presunto furto della carta di credito.

Il giudice dovrà valutare gli elementi raccolti dall'accusa e le argomentazioni difensive, stabilendo se le due sorelle siano responsabili della sottrazione e dell'utilizzo dello strumento di pagamento.

La decisione è attesa per la fine di novembre 2026. Fino alla pronuncia della sentenza, le contestazioni relative a questo specifico episodio rimangono accuse da dimostrare.

Per Alessandra e Valentina Giudicessa si tratta di un ulteriore passaggio in una storia che negli anni ha alternato popolarità cinematografica e problemi giudiziari.

La distanza tra finzione e realtà resta però un elemento essenziale: i personaggi interpretati nella commedia di Riccardo Milani appartengono al cinema, mentre i fatti contestati alle due donne devono essere accertati esclusivamente nelle aule di giustizia.