Uno dei telescopi spaziali più importanti della Nasa sta precipitando verso la Terra e un altro, ancora più famoso, potrebbe seguirlo tra pochi anni. Il Neil Gehrels Swift Observatory, lanciato nel 2004 per studiare le esplosioni più violente dell'universo, ha concluso definitivamente la propria missione e si prepara al rientro nell'atmosfera. Il suo destino rischia di anticipare quello di Hubble, lo storico osservatorio orbitale che da oltre 35 anni contribuisce a rivoluzionare le conoscenze astronomiche.

L'agenzia spaziale americana si trova davanti a un problema che riguarda l'invecchiamento dei suoi satelliti, la disponibilità di finanziamenti e la difficoltà di organizzare missioni di manutenzione nello spazio. Per evitare di perdere anche Hubble, la Nasa ha deciso di rivolgersi alle aziende private, chiedendo proposte per riportare il telescopio su un'orbita più alta oppure accompagnarlo verso un rientro controllato.

La richiesta ufficiale è stata pubblicata il 29 ottobre, proprio mentre Swift si avvicina alla fine della sua permanenza in orbita. Due vicende diverse, accomunate dallo stesso problema: senza un intervento esterno, entrambi gli osservatori sono destinati a perdere progressivamente quota.

Swift ha smesso di funzionare, il rientro è ormai vicino

La storia dello Swift Observatory è arrivata al capitolo conclusivo il 20 ottobre 2026. Quel giorno il satellite, sceso a un'altitudine di appena 275 chilometri, ha effettuato le ultime osservazioni scientifiche prima di entrare in modalità di sicurezza.

La resistenza dell'atmosfera terrestre, anche alle quote alle quali orbitano i satelliti, aveva ormai raggiunto livelli incompatibili con il normale funzionamento degli strumenti. Gli operatori della missione, coordinati dalla Pennsylvania State University, hanno quindi inviato il comando per interrompere definitivamente le attività e preparare il telescopio al rientro.

Secondo le comunicazioni ufficiali diffuse dalla Nasa il 23 ottobre, Swift dovrebbe rientrare nell'atmosfera terrestre nelle prossime settimane. Il momento preciso dipenderà dalle condizioni atmosferiche e dall'evoluzione della sua orbita.

Il satellite era stato progettato per funzionare soltanto due anni. Ne ha trascorsi quasi 22 nello spazio, diventando uno degli strumenti più preziosi per osservare i lampi di raggi gamma, improvvise emissioni di energia prodotte da fenomeni cosmici estremi.

Nel corso della sua attività ha permesso di studiare oltre duemila esplosioni di raggi gamma e circa 1.400 supernove, contribuendo anche alle osservazioni di buchi neri, comete e altri oggetti celesti.

La sua caratteristica più importante era la capacità di individuare un evento improvviso e orientare rapidamente i telescopi verso la sorgente, trasmettendo agli osservatori terrestri e spaziali informazioni preziose per le ricerche.

Il tentativo di salvataggio da 30 milioni di dollari è fallito

La Nasa aveva cercato di evitare questo epilogo affidando alla società americana Katalyst Space Technologies, con sede in Arizona, un'operazione di recupero particolarmente complessa.

Il progetto prevedeva l'invio di un piccolo veicolo robotico, denominato LINK, capace di avvicinarsi a Swift, agganciarlo mediante bracci meccanici e spingerlo verso un'orbita più elevata. In questo modo il telescopio avrebbe potuto continuare le osservazioni scientifiche per altri anni.

La missione, del valore di circa 30 milioni di dollari, era stata organizzata in tempi molto stretti. Il veicolo è stato lanciato il 3 luglio 2026 a bordo di un razzo Pegasus XL della Northrop Grumman, partito dall'area dell'atollo di Kwajalein, nel Pacifico.

Le difficoltà sono emerse poco dopo l'ingresso in orbita. Problemi al sistema di controllo dell'assetto e alla propulsione hanno compromesso la capacità del veicolo di effettuare le delicate manovre necessarie per raggiungere e agganciare il telescopio.

Gli ingegneri sono riusciti ad avvicinare LINK a circa dieci chilometri da Swift, ma hanno dovuto rinunciare alla cattura. Il 18 agosto la Nasa aveva già comunicato che il recupero non sarebbe stato possibile.

Il veicolo robotico è successivamente rientrato nell'atmosfera terrestre. Il progetto non ha quindi raggiunto l'obiettivo principale, anche se l'agenzia ritiene che le operazioni condotte abbiano fornito conoscenze utili per sviluppare future tecnologie di manutenzione orbitale.

Perché i telescopi precipitano verso la Terra

Il problema che ha condannato Swift riguarda tutti i satelliti che si trovano nelle orbite terrestri più basse. Anche a centinaia di chilometri dalla superficie, infatti, esistono particelle atmosferiche capaci di esercitare una resistenza sul movimento dei veicoli spaziali.

L'effetto è molto debole, ma agisce continuamente. Con il passare degli anni i satelliti perdono energia e la loro orbita si abbassa. Più si avvicinano alla Terra, maggiore diventa la resistenza atmosferica, accelerando ulteriormente la discesa.

Nel caso di Swift, il fenomeno è stato aggravato dall'intensa attività solare degli ultimi anni. Il riscaldamento degli strati superiori dell'atmosfera ha aumentato la resistenza incontrata dal satellite, rendendo più rapido del previsto il decadimento orbitale.

Senza un sistema di propulsione in grado di contrastare questa perdita di quota, il rientro diventa inevitabile.

Il destino di Swift dimostra quanto possa essere difficile prolungare la vita di un osservatorio spaziale quando non sono disponibili veicoli capaci di intervenire direttamente sulla sua orbita.

Hubble potrebbe rientrare nell'atmosfera tra il 2033 e il 2034

Una situazione simile riguarda Hubble, il telescopio lanciato nel 1990 e diventato uno dei simboli dell'esplorazione spaziale.

L'osservatorio continua a funzionare e a produrre risultati scientifici di grande valore, ma la sua quota orbitale diminuisce lentamente. Non possiede un sistema di propulsione autonomo per riportarsi più in alto e, senza un intervento esterno, finirà anch'esso per rientrare nell'atmosfera.

Le ultime analisi della Nasa indicano come periodo più probabile il 2033 o il 2034. Non si tratta di una data definitiva, perché l'evoluzione dell'orbita dipenderà anche dall'attività solare, ma il margine di tempo disponibile per organizzare una missione si sta riducendo.

Per questo l'agenzia americana ritiene necessario intervenire entro il 2032.

Il 29 ottobre è stata pubblicata una richiesta di informazioni rivolta alle aziende commerciali. La Nasa vuole conoscere le tecnologie disponibili, i costi e i tempi necessari per raggiungere il telescopio, agganciarlo e modificarne l'orbita.

Una delle possibilità considerate consiste nel riportare Hubble a un'altitudine di almeno 600 chilometri, prolungandone la permanenza nello spazio.

Non è l'unica opzione. Le aziende potranno proporre interventi di manutenzione per migliorarne le capacità operative oppure sistemi per accompagnarlo verso un rientro atmosferico controllato quando la missione sarà definitivamente conclusa. Le manifestazioni di interesse dovranno arrivare entro il 30 novembre 2026.

La Nasa non ha ancora finanziato una missione per salvare Hubble

La nuova iniziativa non equivale all'approvazione di un'operazione di recupero. La Nasa sta raccogliendo informazioni preliminari per capire quali soluzioni siano concretamente realizzabili e quanto potrebbero costare.

Al momento non risulta assegnato un finanziamento specifico per acquistare una missione destinata ad alzare l'orbita di Hubble.

La differenza rispetto al passato è significativa. Durante l'epoca dello Space Shuttle, gli astronauti americani potevano raggiungere il telescopio ed effettuare direttamente interventi di manutenzione, sostituendo componenti e installando nuovi strumenti.

L'ultima missione di questo genere risale al maggio 2009. Due anni dopo, nel 2011, il programma Shuttle è stato definitivamente concluso.

Da allora non esiste una capacità operativa equivalente già pronta e finanziata per ripetere quelle attività su Hubble. Le nuove tecnologie sviluppate dalle imprese commerciali potrebbero colmare questa lacuna, ma devono ancora dimostrare di poter effettuare in sicurezza operazioni complesse su un osservatorio tanto delicato.

L'amministratore della Nasa, Jared Isaacman, ha sottolineato la necessità di esaminare ogni soluzione ragionevole per prolungare la vita del telescopio, purché sia economicamente sostenibile.

La questione riguarda anche la gestione delle risorse pubbliche. Hubble rappresenta un investimento scientifico enorme e continua a produrre scoperte. Prolungarne l'attività potrebbe risultare conveniente rispetto alla perdita anticipata di uno strumento ancora utilizzabile.

Un patrimonio scientifico che la Nasa non vuole perdere

Dal suo lancio, Hubble ha contribuito a trasformare l'astronomia moderna. Le sue osservazioni hanno permesso di approfondire la conoscenza dell'espansione dell'universo, delle galassie più lontane, della nascita delle stelle e delle atmosfere di alcuni pianeti extrasolari.

Il telescopio è frutto della collaborazione tra la Nasa e l'Agenzia spaziale europea, e continua a lavorare insieme ad altri osservatori, tra cui il James Webb Space Telescope.

Quest'ultimo, pur essendo tecnologicamente più recente, non sostituisce completamente Hubble. I due strumenti osservano infatti regioni in parte diverse dello spettro elettromagnetico e possono contribuire con informazioni complementari allo studio degli stessi fenomeni.

Perdere Hubble significherebbe rinunciare a capacità osservative che rimangono importanti per la comunità scientifica internazionale.

La direttrice scientifica della Nasa, Nicky Fox, ha evidenziato come lo sviluppo delle tecnologie commerciali per la cattura e la manutenzione dei satelliti renda opportuno valutare tutte le possibilità disponibili.

Il tempo, tuttavia, è un elemento decisivo. Una missione di recupero richiede progettazione, verifiche tecniche, finanziamenti e un veicolo adeguato. Il fallimento del tentativo su Swift dimostra che anche operazioni relativamente contenute possono incontrare difficoltà impreviste.

Il futuro dei telescopi passa anche dalle aziende private

La vicenda apre una questione più ampia sul futuro dell'esplorazione spaziale. Per decenni le agenzie pubbliche hanno progettato, lanciato e gestito direttamente gran parte delle missioni scientifiche. Oggi il crescente ruolo delle aziende private offre nuove possibilità, ma non elimina i rischi tecnologici né la necessità di investimenti.

Le operazioni di manutenzione orbitale potrebbero diventare una componente sempre più importante dell'attività spaziale. Riparare un satellite, sostituire strumenti oppure modificarne l'orbita può consentire di prolungarne la vita senza affrontare il costo di una sostituzione completa.

Per ora, però, queste capacità sono ancora in fase di sviluppo.

Swift ha concluso la sua missione dopo avere superato di oltre dieci volte la durata inizialmente prevista. Il suo rientro segnerà la perdita di un osservatorio che ha accompagnato alcune delle principali scoperte astrofisiche degli ultimi vent'anni.

Per Hubble esiste ancora una possibilità di intervento. La richiesta rivolta dalla Nasa alle imprese private rappresenta il primo passo per capire se sia davvero possibile salvarlo.

La decisione dipenderà dalle proposte tecniche, dai finanziamenti disponibili e dalla capacità di organizzare una missione entro il 2032. Se non si troverà una soluzione, anche lo storico telescopio sarà destinato ad abbandonare la sua orbita, concludendo una delle esperienze scientifiche più importanti dell'astronomia contemporanea.