Non so dirvi se vorrei che questo giorno non arrivasse mai o, al contrario, mi piacerebbe una quotidiana sfida tra Napoli e Juventus nei secoli dei secoli. La sola cosa che so è che il giorno in cui gli azzurri incontrano i bianconeri - qualunque sia la ragione o la posta in gioco - tutto sembra ruotare intorno a questo evento: il pensiero resta "incagliato" sulla stessa nota, come accade a un disco rotto.
Questa volta, però, "la disfida di Barletta" aveva un sapore speciale. Sarà stato per i due allenatori che, a parti invertite, erano stati molto amati dai rispettivi popoli, e che a loro volta conservavano per quei colori un forte legame e un grande rispetto. Oppure saranno state le condizioni di classifica delle due squadre, che le connotavano come le grandi deluse del campionato.
Restava il fatto che il tratto dimesso del confronto finiva inevitabilmente per stridere con la narrazione apocalittica degli organi di stampa. Sembrava che il tecnico perdente sarebbe stato cacciato a calci nel sedere poco dopo le 22.45 della prima domenica di novembre. Insomma, un incrocio tra il terrore di Halloween della notte appena trascorsa e la mestizia del ricordo dei defunti dell'indomani.
C'era anche un vincente nel gioco del "chi butti giù dalla torre". Ed era Luciano Spalletti. Certo, la campagna acquisti juventina era stata ben altra cosa di quella partenopea, che era stata, invece, dignitosamente assente: 150 milioni di euro, spicciolo più, spicciolo meno, contro 1 milione di prestito oneroso per Favasuli, più altri 6,2 di obbligo di riscatto nell'anno che sarebbe venuto. Ma non era solo questo il nocciolo della questione.
Il club di Madama La Signora cercava ormai da qualche anno di risalire ai vertici del calcio nazionale e internazionale senza, peraltro, riuscirci. E nonostante un bel gruzzolo di allenatori cambiati e di soldi spesi. Ultima scommessa era stato l'ennesimo scambio di figurine con la SSC Napoli degli ultimi anni, avendo ancora negli occhi le meraviglie azzurre del terzo scudetto.
Ma si sa, la magia nel calcio - come in tanti altri campi del vivere umano - è un'alchimia talvolta irripetibile. E quella lo era stata. Lo ha scoperto - ahimè per lui in ritardo - anche il "Maradona" di Certaldo, che (parafrasando Lucio Battisti) un luogo "vale un altro, sempre no non vale".
Lo stesso Allegri aveva riportato tutti alla realtà dei fatti. Così, infine, si arrivava all'ora fatidica più compagni di sventura che acerrimi nemici. E, a guardar bene, visti i tempi che corrono, era già questa una vittoria. Per tutte e due le squadre.