È diventato campione del mondo di Formula 1 a soli vent'anni, guadagna cifre da capogiro e ha riportato l'Italia sul tetto dell'automobilismo dopo 73 anni. Eppure Andrea Kimi Antonelli, il giovane talento bolognese della Mercedes, continua a ricevere la paghetta dalla mamma. A decidere quanto può spendere è ancora Veronica Pomaro, che non ha alcuna intenzione di cambiare le regole di famiglia soltanto perché suo figlio è diventato una celebrità internazionale.
Dietro il successo del pilota italiano, incoronato campione del mondo al Gran Premio del Messico, c'è una storia di sacrifici, lavoro e valori familiari. Una storia che comincia molto lontano dai riflettori della Formula 1, tra officine, camion, circuiti di provincia e conti da far quadrare.
La mamma decide il budget: anche un campione deve imparare a risparmiare
La rivelazione arriva proprio dai genitori del nuovo campione del mondo. Nonostante gli ingaggi milionari, Kimi Antonelli non gestisce liberamente tutte le proprie spese personali. In famiglia è stato concordato un budget che il ragazzo deve rispettare, senza eccezioni.
La madre Veronica ha spiegato al Corriere della Sera che l'obiettivo è insegnargli a organizzare il denaro e a comprendere il valore delle cose. Se dovesse esaurire il budget prima delle vacanze estive, dovrebbe trovare da solo una soluzione.
Una scelta educativa che racconta molto del rapporto tra il giovane pilota e i suoi genitori. La notorietà non ha cambiato le abitudini degli Antonelli, convinti che il successo sportivo non debba cancellare le regole con cui hanno cresciuto i figli.
Del resto, secondo papà Marco, Kimi non ha mai mostrato particolare interesse per il denaro o per il lusso. La sua vera passione, anche fuori dalla pista, rimangono le automobili. Ogni tanto vorrebbe comprarne una nuova, ma anche in questo caso deve fare i conti con il giudizio dei genitori.
Mamma Veronica: «Per me resta il mio topo»
C'è un soprannome che racconta meglio di qualsiasi altra cosa il legame tra Kimi e sua madre. Per il mondo è il nuovo re della Formula 1, per Veronica Pomaro rimane semplicemente il suo «topo», il bambino cresciuto tra i motori e le corse.
La donna, che prima di dedicarsi all'attività sportiva della famiglia lavorava alle Poste, ha ricordato gli anni in cui il denaro non era mai abbastanza e ogni trasferta richiedeva sacrifici.
La sua famiglia aveva origini modeste e il lavoro rappresentava una necessità quotidiana. Un'esperienza che ha cercato di trasmettere al figlio, insegnandogli a non considerare nulla scontato.
Anche oggi, davanti a un titolo mondiale che ha fatto esplodere l'entusiasmo degli appassionati italiani, Veronica continua a guardare Kimi con gli stessi occhi di quando era bambino. Il risultato sportivo è straordinario, ma non cambia il rapporto tra madre e figlio.
E continua perfino a occuparsi del suo abbigliamento. Il giovane campione, racconta divertita, presta pochissima attenzione ai vestiti e sarebbe capace di presentarsi a una cerimonia elegante indossando pantaloncini e abiti sportivi.
Il padre Marco, i debiti in banca e una vita trascorsa tra i motori
Se oggi Kimi Antonelli guida una Mercedes di Formula 1, gran parte del merito della sua passione appartiene al padre Marco Antonelli, ex pilota e imprenditore nel mondo delle competizioni automobilistiche.
La sua carriera non è stata sempre semplice. Per partecipare a una gara a Pergusa, in Sicilia, dovette chiedere un prestito in banca per acquistare il casco, l'attrezzatura e i biglietti aerei. In altri periodi lavorò anche come camionista, pur di continuare a inseguire il proprio sogno.
In famiglia le corse erano una presenza quotidiana. Veronica preparava i pasti per i componenti della scuderia, mentre Marco si occupava delle vetture e delle trasferte.
Kimi è cresciuto in quell'ambiente, respirando fin da piccolissimo l'odore delle officine e ascoltando il rumore dei motori.
La madre ricorda ancora quando lo portava nel paddock con il passeggino, cercando di farlo addormentare proprio vicino alle automobili accese. Un'abitudine che suscitava lo stupore degli altri, ma che per il bambino rappresentava la normalità.
Dal simulatore a tre anni al titolo mondiale a vent'anni
Il talento di Andrea Kimi Antonelli si è manifestato prestissimo. Il padre racconta di averlo portato su un kart quando aveva appena un anno, tenendolo sulle ginocchia mentre il piccolo appoggiava le mani sul volante.
Un altro episodio risale al 2009, quando Marco portò a casa un simulatore utilizzato per il Motor Show di Bologna. Kimi aveva tre anni e già mostrava una sorprendente familiarità con la guida.
Il padre azionava acceleratore e freno, mentre il bambino controllava il volante e cambiava le marce. A volte Marco si addormentava durante quelle sessioni e il figlio lo svegliava per continuare.
Da quei primi giochi è cominciato un percorso che lo ha portato attraverso il karting e le categorie giovanili fino all'approdo in Formula 1 con la Mercedes.
Il titolo mondiale conquistato in Messico rappresenta il coronamento di un cammino straordinario. Antonelli è diventato il più giovane campione del mondo nella storia della categoria, riportando un pilota italiano al successo iridato per la prima volta dal 1953, quando a vincere fu Alberto Ascari.
La sorella Maggie e una famiglia che non vuole cambiare
Nella famiglia Antonelli c'è anche Maggie, la sorella minore di Kimi, che segue con entusiasmo le imprese del fratello.
A differenza del campione della Mercedes, la ragazza ha scelto la ginnastica ritmica, evitando di seguire le orme del padre e del fratello nel mondo delle competizioni automobilistiche. Una decisione accolta con sollievo da mamma Veronica, che conosce bene quanto possa essere impegnativa la vita di una famiglia legata alle corse.
Nemmeno il titolo mondiale sembra destinato a modificare la quotidianità degli Antonelli. Marco continua a occuparsi della propria squadra automobilistica e, nei giorni della festa per Kimi, ha ricordato con una punta di amarezza la mancata conquista del campionato italiano GT al Mugello.
Un dettaglio che racconta il carattere della famiglia. Il successo non significa fermarsi, ma continuare a lavorare e affrontare nuove sfide.
Per Kimi Antonelli, dunque, la vita da campione del mondo è appena cominciata. Ci saranno celebrazioni, riconoscimenti, contratti e nuove responsabilità. Ma una cosa, almeno per il momento, sembra destinata a restare immutata: quando si tratta di soldi e di spese personali, l'ultima parola spetta ancora a mamma Veronica.