A poche ore dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, Donald Trump mette sul tavolo la strategia da adottare nel caso in cui i repubblicani perdano il controllo del Congresso. Il presidente americano non intende rinunciare alla propria agenda politica e annuncia una linea di opposizione alle iniziative legislative dei democratici. «Diventerò Mr. Veto», ha dichiarato, spiegando che utilizzerà il potere presidenziale di bloccare le leggi approvate dal Parlamento federale.
Le parole del presidente arrivano alla vigilia del voto del 3 novembre, un appuntamento decisivo per gli ultimi due anni del suo secondo mandato. Gli elettori americani saranno chiamati a rinnovare tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti e circa un terzo del Senato. In gioco non c'è soltanto l'equilibrio tra repubblicani e democratici, ma anche la possibilità per Trump di continuare a governare contando su una maggioranza parlamentare favorevole.
La minaccia dei veti e la possibilità di accordi
Nel corso di un'intervista con la giornalista Miranda Devine, Trump ha delineato uno scenario nel quale i democratici conquistano una o entrambe le camere del Congresso. In quel caso, ha spiegato, la sua risposta iniziale sarebbe quella di respingere i provvedimenti legislativi dell'opposizione.
Il presidente ha tuttavia lasciato aperta la possibilità di una successiva trattativa. Dopo un primo periodo caratterizzato dai veti, secondo Trump, potrebbero maturare le condizioni per raggiungere accordi con i democratici. Una strategia che punta a utilizzare i poteri della presidenza come strumento negoziale anche in assenza di una maggioranza parlamentare.
Il veto presidenziale rappresenta uno dei principali contrappesi previsti dal sistema costituzionale americano. Il Congresso può superarlo soltanto attraverso una nuova votazione con una maggioranza dei due terzi in entrambe le camere, una soglia particolarmente difficile da raggiungere in un Parlamento politicamente diviso.
La Casa Bianca prepara il governo senza maggioranza
Dietro le dichiarazioni pubbliche di Trump c'è un lavoro avviato da mesi all'interno della Casa Bianca. Secondo quanto ricostruito dall'agenzia Reuters, alcuni dei principali collaboratori del presidente stanno studiando come proseguire l'azione di governo anche nell'eventualità di una vittoria democratica.
Tra i protagonisti di questa attività figurano Stephen Miller, vice capo di gabinetto, e Russell Vought, responsabile dell'ufficio federale per il bilancio. In collaborazione con i consulenti legali della presidenza, stanno esaminando gli strumenti che consentirebbero a Trump di intervenire senza dover ottenere ogni volta l'approvazione del Congresso.
I settori considerati prioritari comprendono l'immigrazione, i dazi commerciali, la spesa pubblica e le politiche abitative. L'obiettivo è individuare provvedimenti attuabili attraverso ordini esecutivi e altre prerogative presidenziali, nei limiti consentiti dalla legge.
Il consigliere giuridico della Casa Bianca, Will Scharf, sta inoltre valutando i confini costituzionali di queste iniziative e le possibili contestazioni davanti ai tribunali federali. Una parte della strategia consiste proprio nel preparare le difese legali dei provvedimenti che potrebbero essere impugnati.
I democratici puntano alla Camera, il Senato resta incerto
Alla vigilia delle elezioni, il Partito repubblicano mantiene una maggioranza risicata in entrambe le camere. Alla Camera dei rappresentanti dispone di 218 seggi contro i 214 dei democratici, mentre al Senato il rapporto è di 53 a 47.
Per ribaltare gli equilibri, il Partito democratico deve conquistare un saldo netto di quattro seggi in ciascuna camera. I sondaggi indicano una posizione favorevole ai democratici nella competizione per la Camera, mentre la battaglia per il Senato appare più incerta.
La perdita anche di una sola camera potrebbe modificare profondamente il rapporto tra il presidente e il potere legislativo. Una maggioranza democratica avrebbe infatti la possibilità di bloccare parte delle iniziative repubblicane, esercitare un controllo più incisivo sull'amministrazione e avviare nuove indagini parlamentari.
Se i democratici conquistassero anche il Senato, potrebbero inoltre ostacolare le nomine presidenziali ai vertici delle agenzie federali e della magistratura, comprese eventuali candidature alla Corte Suprema.
Il rischio di nuove indagini sull'amministrazione Trump
Uno degli aspetti più delicati riguarda proprio il potere di controllo del Congresso. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, i collaboratori del presidente stanno preparando una risposta all'eventualità che commissioni parlamentari guidate dai democratici chiedano documenti, testimonianze e chiarimenti sull'operato dell'amministrazione.
I legali della Casa Bianca avrebbero già fornito indicazioni ai funzionari su come affrontare eventuali convocazioni e richieste di informazioni. È allo studio anche il possibile ricorso al privilegio esecutivo, lo strumento giuridico che in determinate circostanze permette al presidente di mantenere riservate alcune comunicazioni istituzionali.
A differenza delle iniziative legislative, le indagini parlamentari non possono essere semplicemente fermate attraverso il veto presidenziale. Per questo rappresentano uno dei principali strumenti di controllo che i democratici potrebbero utilizzare in caso di vittoria.
Due anni decisivi per la presidenza americana
Le elezioni del 3 novembre potrebbero dunque aprire una fase di confronto particolarmente intenso tra la Casa Bianca e Capitol Hill. Se i repubblicani manterranno il controllo delle due camere, Trump potrà continuare a cercare il sostegno parlamentare per le proprie priorità. Se invece i democratici conquisteranno una o entrambe le maggioranze, il presidente dovrà confrontarsi con un Congresso meno favorevole.
La prospettiva richiama quanto già accaduto durante il primo mandato di Trump, quando i democratici conquistarono la Camera dei rappresentanti nelle elezioni del 2018, dando vita a una stagione di scontri istituzionali e indagini parlamentari.
Questa volta, però, il presidente sembra intenzionato ad anticipare gli eventi. La preparazione di un piano alternativo dimostra che l'amministrazione considera concretamente la possibilità di dover governare senza il pieno sostegno del Congresso.
La parola passa ora agli elettori americani. Dal risultato delle urne dipenderà l'equilibrio politico di Washington fino alle presidenziali del 2028. E, nell'eventualità di una vittoria democratica, Trump ha già indicato quale sarà la sua prima arma politica: il potere di veto.