A cinquantuno anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini, la magistratura torna a occuparsi dell'omicidio dello scrittore, poeta e regista, ucciso nella notte tra l'1 e il 2 novembre 1975 all'Idroscalo di Ostia. La Procura di Roma ha aperto un nuovo fascicolo d'indagine, riportando all'attenzione giudiziaria una vicenda che continua a sollevare interrogativi sulla dinamica dell'aggressione e sull'identità di tutte le persone eventualmente coinvolte.
La notizia arriva proprio nell'anniversario dell'assassinio, una coincidenza che restituisce particolare forza simbolica alla riapertura del caso. Al centro della nuova iniziativa giudiziaria ci sarebbe la possibilità di riesaminare elementi attraverso strumenti scientifici, alla ricerca di riscontri capaci di aggiungere informazioni alle ricostruzioni finora conosciute.
L'apertura del fascicolo non equivale, tuttavia, all'accertamento di una diversa verità giudiziaria. Saranno gli eventuali approfondimenti investigativi a stabilire se esistano elementi nuovi, concretamente verificabili, sui quali procedere.
Il delitto dell'Idroscalo e una verità contestata
Il corpo di Pasolini venne ritrovato la mattina del 2 novembre 1975 in uno spiazzo sterrato vicino al mare, all'Idroscalo di Ostia. Lo scrittore aveva 53 anni.
Le condizioni del cadavere raccontavano una violenza estrema. Pasolini era stato colpito ripetutamente e investito con la propria automobile, un'Alfa Romeo GT.
Per l'omicidio fu condannato Giuseppe Pelosi, detto Pino, all'epoca diciassettenne. La ricostruzione giudiziaria dell'epoca individuò in lui il responsabile del delitto, ma lasciò aperta una discussione destinata ad accompagnare il caso per decenni.
Nel corso degli anni sono emersi dubbi sulla possibilità che una sola persona avesse compiuto l'aggressione. Testimonianze, ricostruzioni e successive dichiarazioni hanno alimentato l'ipotesi della presenza di più aggressori.
Nel 2005 lo stesso Pelosi ritrattò la confessione iniziale, sostenendo che sul luogo dell'omicidio fossero presenti altre persone. Quelle dichiarazioni contribuirono a riaccendere l'interesse investigativo, senza però portare all'individuazione giudiziaria di ulteriori responsabili.
Le prove scientifiche e gli interrogativi ancora aperti
La nuova iniziativa della Procura riporta al centro una questione decisiva: quali elementi materiali possano ancora essere esaminati, a distanza di oltre mezzo secolo, con tecnologie più avanzate rispetto a quelle disponibili nel 1975.
Le moderne tecniche di analisi biologica e genetica hanno consentito, in numerosi procedimenti, di riesaminare reperti conservati per decenni. La loro utilità dipende però dallo stato dei materiali, dalla loro conservazione e dalla possibilità di attribuire un significato attendibile agli eventuali risultati.
Nel caso Pasolini, gli accertamenti scientifici condotti negli anni hanno già contribuito a mantenere aperta la discussione sulla dinamica del delitto.
Resta essenziale distinguere tra una traccia biologica, la presenza di una persona sulla scena e la prova di una partecipazione all'omicidio. Sono passaggi diversi, che richiedono verifiche autonome e un confronto con tutti gli altri elementi dell'indagine.
L'esposto di Stefano Maccioni e la nuova indagine
Il fascicolo è stato affidato alla sostituta procuratrice Silvia Santucci. A sollecitare la nuova iniziativa della magistratura è stato un esposto presentato dall'avvocato Stefano Maccioni, che in passato aveva assistito Guido Mazzon, cugino dello scrittore, e oggi rappresenta l'Ordine dei giornalisti del Lazio, il regista David Grieco e lo scrittore Giovanni Giovannetti.
La richiesta risale al novembre 2025 ed è stata integrata nel maggio 2026. Secondo il legale, contiene elementi che meritano una nuova valutazione investigativa.
Maccioni ha accolto con soddisfazione la decisione della Procura. A suo giudizio, i risultati delle analisi scientifiche richieste negli anni avrebbero messo seriamente in discussione la ricostruzione che attribuiva a Pelosi la responsabilità esclusiva dell'omicidio.
È una valutazione espressa dalla parte che ha presentato l'esposto, non una nuova conclusione raggiunta dai magistrati.
Un possibile nuovo testimone e le immagini del 1975
Tra gli elementi segnalati nelle ricostruzioni giornalistiche compare anche la possibilità di ascoltare una persona che non sarebbe mai stata sentita dagli investigatori.
L'istanza richiama inoltre immagini d'archivio della Rai, relative ai servizi televisivi realizzati all'epoca del delitto, e una rilettura complessiva del materiale già acquisito nelle precedenti indagini.
L'obiettivo dei promotori è verificare se queste informazioni, considerate insieme, possano contribuire a ricostruire con maggiore precisione la presenza di altre persone all'Idroscalo.
Il contenuto completo dell'esposto non è stato reso pubblico. Non è quindi possibile stabilire, allo stato, quale peso investigativo avranno le singole circostanze indicate.
Le precedenti indagini e le richieste respinte
Quella avviata nel 2026 non è la prima iniziativa per riesaminare l'omicidio di Pasolini. Un'indagine aperta nel 2010 si era conclusa nel 2015 con un'archiviazione, senza l'individuazione di nuovi responsabili. Successivamente, nel 2016 e nel 2023, erano state presentate altre richieste di riapertura, entrambe respinte dalla Procura. Il nuovo fascicolo rappresenta dunque un cambiamento rispetto alle decisioni degli ultimi anni, perché consente alla magistratura di tornare a valutare gli elementi portati all'attenzione degli inquirenti. Non significa, però, che le ipotesi alternative siano state dimostrate.
Cinquantuno anni dopo, la ricerca di risposte
La morte di Pier Paolo Pasolini resta una delle vicende più controverse della storia italiana del Novecento. Alla dimensione giudiziaria si è sovrapposta nel tempo quella culturale e politica, alimentata dal ruolo pubblico dello scrittore e dalla forza delle sue denunce sulla società italiana.
Ma la nuova indagine dovrà confrontarsi soprattutto con fatti, testimonianze e prove. Il suo compito non sarà risolvere un dibattito storico, bensì verificare se esistano elementi sufficienti per ricostruire aspetti ancora sconosciuti dell'omicidio.
L'avvocato Maccioni ha rivolto un appello anche a chi potrebbe conoscere circostanze mai raccontate agli investigatori, invitandolo a farsi avanti.
Cinquantuno anni dopo quella notte all'Idroscalo, la domanda su ciò che accadde davvero torna così davanti alla magistratura. La decisione della Procura di Roma riapre uno spazio di accertamento. Saranno le indagini a stabilire se potrà portare a nuove risposte.